Lugagnano, la ciclopedonale “di cantiere” torna in consiglio: il Comune riapre il tavolo con RFI e CEPAV 2

Non è una pista ciclabile, non ancora. È una traccia di ghiaia e passaggi tecnici nata per i lavori dell’alta velocità, una “pista di cantiere” che però, per molti a Lugagnano, è da anni una promessa di futuro: trasformarla in un collegamento ciclopedonale stabile tra Messedaglia, via Rampa e via Stazione. Nell’ultimo tratto del consiglio comunale di martedì 28 aprile, quando l’aula sta ormai respirando aria di chiusura, torna fuori un tema che ha memoria lunga e nervi scoperti.

Il presidente del consiglio comunale Edgardo Pesce introduce l’interrogazione presentata dai gruppi Scelta Persona Sona Domani e Fratelli d’Italia: aggiornamento sul progetto di collegamento ciclopedonale Messedaglia–via Rampa–via Stazione. A esporre è il consigliere di Scelta per Sona Gianluigi Mazzi (nella foto di Mario Pachera) che parte da lontano, richiamando l’interpellanza del 18 aprile 2024 e la risposta arrivata in consiglio il 21 maggio, quando l’assessore Roberto Merzi aveva confermato la volontà dell’amministrazione con parole nette: “Confermo che l’intenzione dell’amministrazione è quella di proseguire per arrivare all’acquisizione di questo importante collegamento”. E ancora, sempre richiamando quelle dichiarazioni: “Quel percorso diventerà e noi perseguiremo assolutamente questa strada un percorso ciclopedonale”. Una consegna, allora, ipotizzata non prima della fine del 2026.

Mazzi oggi chiede conto di quel “sì”. Vuole sapere a che punto sono le interlocuzioni con RFI, CEPAV 2 e gli altri soggetti coinvolti, se l’amministrazione sta andando avanti “concretamente” e quali tempi si possano prevedere per acquisire l’area e arrivare al collegamento. Ma, oltre alle date, c’è un timore che Mazzi mette nero su bianco con tono quasi personale: che il tema finisca nel dimenticatoio, travolto da cambi di referenti e nuove priorità. Lo dice senza tanti filtri: “Ci teniamo molto e non vorremmo che venisse abbandonata o dimenticata”. E aggiunge un’osservazione che allarga lo sguardo: secondo lui, in alcuni punti gli accordi “di contorno” starebbero prendendo strade diverse da quelle discusse, come nel tratto davanti a MATCO con alberature e sistemazioni.

La risposta arriva dall’assessore Roberto Merzi, che prova a mettere ordine. Sulle interlocuzioni con RFI e CEPAV 2 non usa mezzi termini: “Il dialogo continua con una frequenza di 40-50 giorni”. Riunioni convocate dal Comune in sede municipale, con disponibilità del consorzio, senza verbalizzazione formale ma con appunti delle parti: “I dialoghi sono sempre stretti”. E sulla volontà politica, ribadisce: “Confermo quanto ho detto due anni fa”.

Poi però Merzi racconta “la cosa che nel frattempo è successa” e che, di fatto, ha congelato e poi riaperto la partita. Le piste di cantiere che dovrebbero diventare percorso ciclopedonale erano potenzialmente “interessate” dal nodo di Verona, un pezzo delicato del progetto ferroviario che si innesta proprio a partire da località Messedaglia. Qui entra in scena RFI direttamente, perché il nodo di Verona non sarebbe più in capo a CEPAV 2: ed è qui che, secondo Merzi, è arrivata una richiesta pesante.

RFI avrebbe chiesto un accesso al cantiere passando da via De Amicis. Merzi quantifica: “16 mesi di circa 40 camion al giorno”, che traduce subito in un numero che fa rumore: “18.720 camion” su una strada vissuta quotidianamente, tra case e passeggiate. E spiega perché il Comune si è opposto: disagi per i residenti, rischio per una via considerata percorso “da passeggiata, trekking o footing”, criticità tecniche come il ponte sul canale e la carreggiata stretta. “Noi non potevamo permettere questa cosa”, sintetizza.

Da lì la ricerca di alternative. Una proposta era utilizzare la pista di cantiere esistente entrando da via Stazione, davanti all’ex hotel Antico Termine, e arrivare fino a Messedaglia: una soluzione che, dice Merzi, avrebbe creato meno disagio rispetto a De Amicis. Ma anche qui, tra interferenze con la viabilità e manovre ipotizzate (arrivo da Caselle, inversione a U alla rotonda di via Stazione, accesso alla pista), la questione non si è chiusa subito.

E poi arriva la novità. Merzi racconta di aver contattato RFI la settimana precedente e di aver scoperto che RFI ha modificato la progettualità del nodo di Verona, in particolare per l’intervento più importante: il rifacimento e l’allargamento del ponte sotto la Brennero. Questa modifica consentirebbe l’accesso al cantiere direttamente da est, dalla zona del Cason di San Massimo, liberando così sia via De Amicis sia la necessità di utilizzare le piste di cantiere per mesi. Un cambio che, nella lettura dell’assessore, ha un effetto immediato sul sogno ciclopedonale: se il nodo di Verona avesse occupato la pista di cantiere per 21 mesi, il percorso per i cittadini sarebbe slittato di quasi due anni. Con la nuova impostazione, quell’evenienza “non accade”.

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Merzi dice di aver subito riagganciato anche CEPAV 2, che non avrebbe ancora piena contezza della modifica, e annuncia un incontro ai primi di maggio per riaffrontare il tema dell’acquisizione delle aree, previsto dalla prescrizione CIPE che consente la cessione al Comune delle piste di cantiere a nord della ferrovia. Sul tempo, si espone: prevede che l’acquisizione possa arrivare “entro l’anno”, pur ricordando che alcune opere del pacchetto TAV potrebbero sforare nel 2027 e che la priorità oggi è la linea, non le sistemazioni accessorie. Cita anche un dettaglio concreto, quasi da cronaca tecnica: l’armamento elettrico della nuova linea sarebbe pronto e a maggio si arriverebbe all’elettrificazione, con la necessità di informare bene la popolazione per motivi di sicurezza.

C’è anche un passaggio che smorza facili entusiasmi: la prescrizione CIPE, dice Merzi, non obbliga CEPAV 2 a consegnare una ciclabile già fatta. Si parla di acquisizione delle aree, poi la trasformazione è un’altra partita. Ma l’assessore lascia intendere di voler “spingere” in trattativa per ottenere qualcosa in più: “Ho già gettato il sasso”.

Nella replica, Mazzi porta in aula un’altra preoccupazione: “Le opere durano più dei nostri mandati”. Ricorda che su via De Amicis un divieto era già stato messo in passato e sottolinea che, nelle osservazioni di allora, si chiedeva anche un collegamento ciclopedonale verso il Cason, sfruttando strade di cantiere lungo la ferrovia. Chiede quindi di tenere duro non solo sulla tratta via Stazione–Messedaglia, ma anche su possibili sviluppi dall’altra parte, “lavorando ai fianchi”.

Merzi, in seconda battuta, frena su questo allargamento: ricorda che su quel lato c’è la Ciclovia del Sole realizzata da Veneto Strade e dice che non ha trovato indicazioni CIPE in quel senso, ma si dice disponibile a verificare se Mazzi ha elementi che lui non conosce. E aggiunge un dettaglio che racconta bene quanto siano rigidi i cantieri: anche sulle piantumazioni, quando il progetto non le prevede, ogni deviazione può creare problemi per certificazioni e collaudi.

Il finale si sposta su un’ultima richiesta di Mazzi: davanti alla chiesetta di Messedaglia, ricorda, si parlava di un sagrato, una piccola piazzetta con alberature, per dare respiro a una zona “da cantiere”. Chiede di spingere anche su quella voce. Il sindaco Gianfranco Dalla Valentina interviene solo per dire una cosa, con sincerità: quella del sagrato, lui, non se la ricorda. E apre però una porta: “Ti invito, ci troviamo un attimo, ci fai presente alcune cose”, riconoscendo che, se è scritto, è giusto recuperarlo.

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.