Lugagnano e migranti: da maggio in via Pelacane solo mamme con bambini

Molte sono state le discussioni, con anche una partecipata seduta del Consiglio comunale aperta agli interventi del pubblico e dedicata proprio a questo tema. 

Ora però la Cooperativa Spazio Aperto, che ne ha piena competenza, dopo essersi coordinata con la Prefettura di Verona, con l’ASL e con il Comune di Sona, ha deciso. Ad essere ospitati nel centro per richiedenti protezione internazionale che aprirà a Lugagnano in via Pelacane saranno mamme con bambini.

Nell’edificio acquistato dalla Cooperativa Spazio Aperto, che si sviluppa su due piani di circa 160 metri quadrati ciascuno (nella foto sopra, durante i lavori in corso) verranno accolte circa venti persone, appunto donne con figli molto piccoli, anche con poche settimane di vita.

Nella struttura, la cui apertura è in calendario per la prima quindicina di maggio, è prevista anche la creazione di una stanza apposita che potrà essere destinata ad ambulatorio e dove potranno operare un’ostetrica ed una ginecologa esterne. L’auspicio del Comune è che in futuro, quando l’emergenza dell’accoglienza degli stranieri sarà terminata o ridotta, questo centro possa trasformarsi anche in dimora per le persone in difficoltà del territorio, in particolare per mamme con bambini ed eventualmente anche per intere famiglie.

Incontriamo il Sindaco di Sona Gianluigi Mazzi per farci spiegare nel dettaglio le ultime novità su questa complessa vicenda.

Sindaco, sarà quindi la Cooperativa Spazio Aperto a gestire integralmente il centro di via Pelacane?

La struttura verrà condotta da personale della Cooperativa stessa presente in loco. Come Comune stiamo lavorando con la Cooperativa affinché ci sia piena collaborazione, oltre che con l’ente stesso, anche con le associazioni del territorio, con la parrocchia di Lugagnano, con le strutture presenti e con volontari che possano favorire al massimo l’apprendimento, l’integrazione, l’accoglienza. Voglio nuovamente evidenziare che comunque in questo caso la conduzione è della Cooperativa: il Comune può e deve fare la sua parte, ma non certo può determinarne i modelli organizzativi.

Passiamo ad altro argomento, anche se strettamente legato. Per quanto riguarda lo SPRAR, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, tra più Comuni, Sona compresa, a che punto siamo? Ci sono novità?

Per ora no. Ci sono stati molti altri incontri, i Comuni vicini di Valeggio, Castelnuovo e Sommacampagna stanno andando in una direzione positiva per lo SPRAR, oltre a Verona dove è già attivo. Bussolengo invece non ha ancora definito. Il dottor Giavoni dell’ASL 9 Scaligera è il nostro punto di riferimento, ma siamo ancora in fase di confronto.

Nel frattempo dalla Prefettura arrivano ulteriori indicazioni operative?

Sono stato in Prefettura alcuni giorni fa e ho voluto confrontarmi con il Viceprefetto Tortorella; l’ho informato della situazione di Sona e ho voluto anche anticipare che se venisse presa la posizione del sì allo SPRAR, difficilmente si arriverebbe già a fine marzo con un progetto esecutivo. Ho voluto trasmettere ai funzionari delle Prefettura il concetto che Sona vuole fare il proprio ruolo ma non può fare tutto in fretta e, conseguentemente, male. Sono convinto che i cittadini di Sona possano intraprendere un percorso di accoglienza, ma giustamente pretendono garanzie dal loro Sindaco. Ecco, solo dopo aver valuto tutti gli aspetti logistici, organizzativi ed economici saremo in grado di dare un definitivo input alla Prefettura.

Aveva negativamente colpito la notizia delle minacce che le erano arrivate quando si era diffusa la notizia dell’arrivo di migranti a Sona. Com’è ora la situazione?

Qualcuno aveva parlato addirittura di ‘doppiette’! Le minacce per fortuna sono cessate. Vi sono persone che però continuano ad attaccarmi politicamente, accusandomi incredibilmente per situazioni che, come Sindaco, semplicemente subisco in quanto si tratta di scelte nazionali o, addirittura, internazionali. Queste persone, che spesso devo dire riscontro come limitate nella conoscenza delle leggi e del ruolo che ricopro, non hanno ancora capito che a volere assolutamente a tutti i costi i profughi e i richiedenti asilo sul territorio non sono certo io. E’ giusto che tutti poi siano a conoscenza del fatto che tanti nostri concittadini si sono già mossi, e non certo parlando con me, per capire se possono affittare o vendere i loro appartamenti in maniera che vengano utilizzati per l’accoglienza. Se noi non ci accordassimo con il Prefetto per dare vita ad uno SPRAR, quindi una situazione gestita dal Comune, sarebbe il Prefetto stesso ad imporci un CAS (Ndr Centri di Accoglienza Straordinaria, finalizzati di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali), e in quel caso il Comune non avrebbe alcun controllo della situazione e sarebbero, appunto, i singoli cittadini ad accordarsi per cedere case o appartamenti da destinare all’accoglienza. Una situazione certamente molto più complessa da gestire, con persone distribuite a caso sul territorio senza un progetto che li comprenda. Tutte cose che spesso chi parla in situazioni da bar non sa o, purtroppo, finge di non sapere. Ma questo non è tempo da chiacchiere da bar ma è tempo di decisioni serie, che affrontino il problema concretamente puntando a tenere assieme il doveroso spirito umanitario con la valutazione reale dei pesi che la nostra comunità può sopportare.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.