Lugagnano e la solidarietà che forse stiamo perdendo

Negli scorsi giorni – come ormai tutti sanno – la scuola materna pubblica di Lugagnano è stata oggetto di una caduta di intonaco che ha colpito due bambine e che poteva veramente trasformarsi in una tragedia. Alcune considerazioni su quanto accaduto le abbiamo già fatte e altre ne faremo. Ma quello che vogliamo segnalare oggi è un atteggiamento strisciante che stiamo registrando in queste ore e al quale inizialmente non volevamo credere.

Dopo l’incidente di venerdì scorso il Comune si è subito rivolto alla materna parrocchiale di via don Fracasso a Lugagnano, chiedendo aiuto nell’ospitare i bambini della pubblica per i quindici giorni (previsti) nei quali la materna di via don Minzoni resterà chiusa per i necessari lavori di ripristino di nuovi intonaci.

La materna parrocchiale ha subito risposto con uno squillante e ammirevole sì, per bocca del suo Presidente Vittorino Grigolini e del Parroco don Antonio Sona. Tanto che già sabato – un giorno dopo il crollo – gli operai del Comune hanno potuto iniziare a spostare materiale e banchi dalla pubblica alla privata e già oggi in via Don Fracasso ferveva un grande lavoro per riorganizzare la scuola, preparandosi ad accogliere i nuovi bambini. Qualche disagio sarà inevitabile, i bambini dovranno mangiare nelle aule in quanto la mensa verrà adibita a classe, gli spazi saranno ridotti, gli insegnanti dovranno prestare attenzione a più bambini, il giardino sarà maggiormente occupato. Cose così. Ma su ogni ragionamento ha prevalso la solidarietà doverosa di una comunità che si preoccupa e che si rimbocca le maniche per i propri bambini, che non hanno colore o casacca ma che sono i nostri, nostri di tutti, bambini. Un bellissimo gesto che va ad onore della direzione della scuola, degli insegnanti, della Parrocchia e di tutti i genitori che hanno i bambini in quella materna.

Ma, e c’è un ma grande come una casa. Alcuni genitori della materna parrocchiale, per fortuna pochissimi, hanno talmente colto la profondità ed il senso di questo sforzo collettivo da iniziare subito a lamentarsi per questa “promiscuità forzata”. E c’è stato chi si è lamentato perché i bambini in questi quindici giorni saranno seguiti meno, chi si è lamentato perché saranno costretti a mangiare in aula e non in mensa, chi addirittura è arrivato a chiedere che la retta venga ridotta proporzionatamente al disagio. Ma non è finita qui, perché anche alcuni genitori che provengono dalla pubblica e che – non dimentichiamolo – vedranno i loro figli ospitati dalla privata, stanno chiedendo in queste ore che la materna parrocchiale, per il periodo nel quale saranno presenti i loro figli, si spogli di immagini sacre per assicurare un ambiente laico ai bambini che provengono da famiglie che hanno fatto scelte differenti.

Non vogliamo riportare alla memoria cosa erano le nostre comunità quando nell’indigenza del dopoguerra i nostri nonni condividevano il duro pane quotidiano; non vogliamo riportare alla memoria di quando negli anni settanta –  mentre a Lugagnano si costruivano le scuole – alcune famiglie ospitavano nelle proprie cantine scolari ed insegnanti in maniera che potessero tenere comunque lezione; non vogliamo riportare alla memoria di quando nel 1908 ci fu il terremoto di Messina e Reggio Calabria e le famiglie – poverissime – delle nostre scuole elementari diedero il loro contributo di solidarietà, inviando 11,71 lire alle popolazioni terremotate.

Non vogliamo riportare alla memoria questi e moltissimi altri episodi, perché il confronto rischierebbe di essere urticante. Permetteteci però una sola considerazione. Ma questi signori che si ergono – da una parte e dall’altra – a paladini dei “diritti” dei piccoli in realtà al bene dei bambini ci pensano veramente?

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.