Lugagnano-Buenos Aires, un amore lungo un secolo tiene uniti due continenti

Adele Perina e Beniamino (Ottavio) Mazzi

Italia e Argentina. Due mondi lontanissimi ma con in Comune le storie di migliaia di persone che tra i due paesi hanno costruito un ponte fatto di sogni, di speranze di una vita migliore sorretto da ricordi e da una lingua che si cerca di non dimenticare.

Un tempo erano gli italiani ad emigrare nel paese sudamericano in cerca di fortuna mentre ora non è raro trovare, specie nel settore della ristorazione, ragazzi argentini che attraversano l’oceano e cercano nel nostro paese, il quale talvolta è di origine dei loro avi, un punto da cui partire per il viaggio della loro vita.

Grazie all’aiuto di Giannantonio Mazzi e della moglie Marilisa Perina di Lugagnano, e a Vittorio Giardini artista di Lugagnano che conosce i protagonisti e ha portato i suoi dipinti in Argentina, mi sono imbattuto in un racconto che inizia circa un secolo fa quando una coppia di fidanzati loro compaesani devono separare le loro vite perché lui è costretto a cercare lavoro in sudamerica.

Ma l’amore supera ogni ostacolo e dopo dieci anni la coppia si riunisce, si sposa per procura e mette radici in Argentina dove i loro discendenti e la comunità veronese che in quella terra si è sviluppata, ancora risiedono sognando di tornare in Italia e parlando una lingua spesso infarcita di termini dialettali veneti.

Silvana N. Fiorito, una signora che risiede a Buenos Aires, ha scritto il racconto dei suoi nonni che sono partiti da Lugagnano e di tutti i loro compagni di avventura che sono legati al nostro territorio.

Lo riporto integralmente qui sotto e sono certo che i nomi ed i soprannomi citati risveglieranno ricordi lontani ed intrecci che si perdono nel tempo e nei racconti che abbiamo sentito dai nostri genitori o dai nostri nonni quando parlavano di una terra lontana dove, forse, qualcuno aveva fatto fortuna.

Due Continenti: una storia d’amore che attraversa le generazioni

di Silvana N. Fiorito.

Molte volte abbiamo ascoltato o letto storie di immigrati, alcuni emigrarono poco a poco con le loro famiglie, altri da soli senza sapere più nulla della loro sorte e alcuni pochi come i miei nonni, dove le distanze, l’impegno amoroso, i ricongiungimenti concretizzati e la vicinanza affettiva – virtuale continuano a svelare percorsi che devono ancora essere esplorati davanti ai nostri occhi. Qui in questo articolo vi presento i protagonisti:

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Beniamino Mazzi, nono figlio chiamato Ottavio per tutta la vita, che era il nome del suo gemello defunto, nato in Italia a Lugagnano Sona – Verona, il 26 luglio 1901, figlio di Giuseppe Mazzi (Lazarin) ed Elisa Mazzi (Mattia). La famiglia era composta da 13 fratelli.

Adele Perina, figlia di Ceferina Barbi e Giuseppe Perina, nata in Italia a Lugagnano Sona – Verona, il 2 ottobre 1902.  Adele perde la mamma, con un dolore che la accompagnerà per tutta la vita, all’età di 4 anni ed è cresciuta insieme ai suoi sei fratelli da Ana, la nonna paterna.  Suo padre non ha mai ricominciato una nuova vita.

Sia la famiglia di Adele che quella di Ottavio erano famiglie molto unite, con valori e grande amore reciproco.

All’età di 20 anni Ottavio viene chiamato a prestare un anno e mezzo di servizio militare di montagna; al termine, la sua intenzione era quella di entrare nelle ferrovie, ma a causa della crisi che ancora imperversava negli Stati Uniti nel 1923 e che alla fine si ripercosse anche in Europa, iniziò a lavorare nell’azienda agricola di famiglia e in un’impresa privata legata alle ferrovie, finché nel 1927, a causa della situazione economica, rimase senza lavoro.

Fu allora che, insieme al cugino Ottorino Zocatelli, progettarono di partire per l’Argentina, nonostante l’opposizione del padre, poiché era fidanzato con Adele Perina e voleva che si sposassero, ma Ottavio preferì prima conoscere la nuova destinazione e partire da solo per poi formalizzare il matrimonio con Adele. Fu così che il padre gli comprò il biglietto per viaggiare sulla nave “Formosa”, salpando dal porto di Genova nel 1927 con un viaggio di 23 giorni, ritardato dall’arrivo dei soccorsi ai sopravvissuti della nave “Principessa Mafalda” al largo di Santos, in Brasile, per arrivare infine al porto di Buenos Aires il 2 novembre dello stesso anno.

Al suo arrivo in Argentina lo stava aspettando suo cugino Ottorino, che si trovava già a Buenos Aires. La sua prima sistemazione fu in una stanza presso alcuni connazionali di Reggio Emilia che ospitavano immigrati provenienti dall’Italia, nel quartiere di Belgrano, una zona commerciale ben servita dai mezzi di trasporto che la collegavano al resto della città.

In meno di una settimana, uno zio di Arnaldo Perina a Buenos Aires gli trovò un lavoro temporaneo presso l’azienda Rigamonti (originaria di Milano) dedicata all’esportazione di lubrificanti. Poco dopo entrambi smisero di lavorare in questa azienda e decisero di andare a mietere mais in alcuni campi nella località di Venado Tuerto, nella provincia di Santa Fe, a 350 km da Buenos Aires, svolgendo mansioni simili a quelle che svolgeva in Italia.

Adele, Ottavio ed Annamaria

Al termine del raccolto decise di rimanere fino alla metà del 1928 con la famiglia Berasi (di origine trentina dell’Alto Adige), che affittava i campi, dando inizio a un’amicizia che si è mantenuta nel corso degli anni e attraverso le generazioni fino ad oggi. Nello stesso anno ricevette la notizia per lettera della morte di suo padre, con il dolore di non aver potuto dargli l’ultimo saluto. Ritorna a Buenos Aires presso l’azienda Rigamonti, rimanendovi come dipendente a tempo indeterminato.

La sua idea iniziale era quella di lavorare per 4 o 5 anni e poi tornare in Italia; nel frattempo, inviava parte dei risparmi alla sua famiglia in Italia, ma con l’imminente scoppio della Seconda guerra mondiale, decise di non tornare. Le lettere tra Ottavio e Adele, corredate di foto e piene di affetto e speranze per il loro ricongiungimento, portarono alla decisione di sposarsi per procura il 5 aprile 1937. Adele viene accompagnata a Genova dal cognato Lorenzo Mazzi per imbarcarsi in Argentina sul transatlantico “Augustus”, arrivando il 15 agosto di quell’anno e ritrovando Ottavio, suo marito, dopo 10 anni di separazione.

Insieme andarono a vivere nel quartiere di Parque Patricios per due anni e mezzo in una casa di una famiglia spagnola vicina al suo lavoro, luogo in cui nacque la loro unica figlia, Ana María Mazzi, il 4 giugno 1938. Questa famiglia fu di grande aiuto sia dal punto di vista emotivo che per parlare e leggere la lingua.

In seguito, si trasferirono nella località di Quilmes, alla periferia di Buenos Aires, dove riuscirono ad acquistare un terreno per costruire la propria casa, poiché lì vivevano alcuni connazionali e la madrina di Ana María della famiglia Fattori Rissidori.

A causa delle distanze dal lavoro di Ottavio alla Rigamonti, vendono quel terreno e finalmente acquistano una casa nel 1943, di nuovo in città, nel nuovo quartiere di Villa Real, dove si erano stabilite molte famiglie straniere di varie nazionalità.

Questa divenne la loro residenza definitiva, grazie all’ampliamento realizzato sullo stesso terreno nel 1955 con parte dell’eredità ricevuta dai genitori in Italia. Il contatto con tutti i fratelli si manteneva costante tramite lettere e grazie a don Roberto Zardini, che ogni anno si recava in Italia portando e riportando pacchi. Adele si dedicò alle faccende domestiche, dimostrando grande abilità nel cucito e nel lavoro a maglia, mentre Ottavio continuò a lavorare alla Rigamonti per 35 anni fino al 1962, quando andò in pensione. Fu un momento di grande emozione quando gli furono resi onori dai proprietari e dai colleghi dell’azienda, ricevendo un diploma e una medaglia per i suoi anni di dedizione e lealtà.

In questa casa c’erano sempre motivi di ritrovo e chiacchierate nel dialetto veronese mescolato allo spagnolo di molti compaesani e parenti, come il suo caro amico Mario Mazzi Bernardotti, Giuseppe Cordioli, Zerpeloni, zio del don Giovanni Bendinelli, Luigi Pinalli, che viaggiò in nave insieme a Ottavio, Angelo Barbi, cugino di primo grado di Adele e sua moglie Angelina Tomelleri, Socca, zio di Arnaldo Perina, Giuseppe Caccefo e moglie, Remigio Aldo Obardi con la moglie Anna Rosa Troiani di San Giorgio.

Nel frattempo, cresceva Ana María, l’unica figlia della coppia; mostrava grande interesse per i numeri e decise di iniziare a lavorare come impiegata nel reparto contabilità di un’azienda legata al settore immobiliare, fino al suo matrimonio. Nel 1961 sposò Carlos Fiorito, che si dedicava alla tornitura e alla riscossione di quote per diverse associazioni di beneficenza. La giovane coppia accettò di trasferirsi nella casa che i genitori di Ana María avevano costruito in precedenza, potendo così vivere vicino ad Adele e Ottavio, una dimora che ancora oggi Ana María e Carlos custodiscono con grande affetto. Nel 1962 nacqui io, Silvana N. Fiorito, l’unica figlia della giovane coppia.

Ottavio e Adele si dedicarono, in qualità di nonni, a trasmettere e condividere le loro tradizioni e insegnamenti culinari italiani, l’amore e la dedizione per gli animali e la natura, dato che Ottavio amava vivere in campagna. Il ricordo della loro Verona natale è rimasto vivo in entrambi fino agli ultimi giorni, che per Ottavio furono l’11 settembre 1972 e per Adele il 22 febbraio 1991.

I legami continuano quando io mi recai in Italia per la prima volta nel 1993, con un cartello in mano alla stazione di Porta Nuova a Verona dove mi attendevano più di 30 cugini, e così conobbi personalmente la meravigliosa famiglia Mazzi e Perina, due dei fratelli dei suoi nonni Guido Perina e Bruna Mazzi Bendinelli, e la terra delle mie origini. Anche Ana María e Carlos decisero di partire nel 1994 per vivere la stessa esperienza unica, circondati da cugini e affetti, e poter così percorrere le strade di Lugagnano insieme alla loro unica zia, Bruna Mazzi Bendinelli. Questi incontri nel corso del tempo hanno finito per ricreare le storie e gli aneddoti che venivano tramandati con tanta emozione, sia di persona che tramite lettere.

Nel 1998 con mio marito Walter tornammo in Italia riuscendo a riunire entrambe le famiglie Perina e Mazzi-Lazarin per festeggiare il nostro matrimonio ed il nuovo ricongiungimento.

Alcuni dei parenti stretti che hanno viaggiato e sono stati accolti a Buenos Aires con grande affetto sono stati, in primo luogo, Silvio Bombiccini con suo figlio Renzo (1984), e più tardi Nadia Perina (nel 1995), Giovanni Perina e sua moglie Rina (1998), e Giorgio Bendinelli insieme al suo amico, ora anche nostro amico, Vittorio Giardini (2013), in questo caso per festeggiare i 70 anni insieme a don Giovanni Bendinelli, attuale parroco di San Giorgio, che all’epoca viveva in Argentina.

Un altro incontro emozionante tra i due continenti è avvenuto nel 2012, quando con Walter e nostra  figlia Sofia di 12 anni (e pronipote di Ottavio e Adele), abbiamo viaggiato in Europa e conosciuto le nuove generazioni visitando Verona, Lugagnano e parte del Veneto.

Ana María, a 88 anni, e Carlos, a 95, insieme alla nostra famiglia, continuano a godersi, con lo stesso affetto di sempre, il legame tra i due continenti grazie alle nuove tecnologie, che li fanno sentire più vicini e pieni di speranza per nuovi incontri.

La famiglia riunita per i novantacinque anni di Carlos

Oltre a quelli citati nel testo, Silvana ha voluto elencare i componenti della comunità veronese in Argentina che non sono più tornati in Italia che qui di seguito riporto.

“Rina Fattori e suo padre; Rino Rissidori; Bruno Miglioranzi Picho e sua moglie Gina; Maria e Dante Lapilli;  Luigi Caporali ed il fratello con le mogli Rina e Irma; Montresor e sua moglie Giulia; Bottacini; Maurizio Mazzi (Gaetano);  Stefano Garonzi che aveva un fratello prete di Lugagnano assieme ad un altro fratello arrivato dopo la guerra; Elio Pinalli con moglie Ana e due figli; Sergio Mazzi (Gabana) con sua moglie Noemi Montresor.”

Quella riportata non è solo un esercizio di memoria; è il cuore pulsante di una comunità che si aggrappa ai ricordi e vuole lasciare un tangibile segno del proprio passaggio nel mondo odierno in cui tutto viene rapidamente “scrollato” come si fa col dito su uno schermo.

Sono amici lontani che fortunatamente si possono contattare immediatamente con una videochiamata ma diventano anche presenze costanti come quella tuttora rappresentata da don Eros Zardini che in america latina svolge opera missionaria da molti anni ed è fratello di don Roberto, scomparso improvvisamente nel 2012.

Più volte don Eros è tornato in Italia ospite della parrocchia di Lugagnano accompagnato dal vescovo di Quilmes monsignor Tissera per consolidare e ribadire ancor di più la vicinanza tra le due comunità.

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Massimo Giacomelli
Nato nel 1967, vivo da sempre a Palazzolo con moglie e 2 figli ormai proiettati nel mondo dei grandi. Sono appassionato di storia, di tutti gli sport, (qualcuno provo a praticarlo a livello amatoriale) e con parecchio trasporto ed un po' di nostalgia ascolto sempre volentieri la musica degli anni Ottanta. Dopo gli studi all’istituto tecnico commerciale ho scelto la strada imprenditoriale ed ora sono impegnato nel settore immobiliare; negli anni scorsi la mia collaborazione col Baco da Seta era piuttosto saltuaria; a partire dal 2019 però sta diventando sempre più intrigante.