Lugagnano al sole di Quaresima: in Baita Alpini torna il rito dei bigoli con le acciughe

C’è un momento, nelle giornate che sanno già di primavera, in cui Lugagnano sembra rallentare e respirare tutta insieme. Oggi, 18 febbraio, con un sole pieno e quasi “fuori stagione”, la Baita degli Alpini di Lugagnano ha riaperto una tradizione che profuma di tavolate lunghe, chiacchiere che si intrecciano e cucine che non tradiscono: il primo giorno di Quaresima e, puntuali, i bigoli con le acciughe.

Dentro la Baita il clima era quello delle occasioni riuscite: presenze tante, facce note e nuove, e un’aria leggera che faceva venire voglia di restare. A sedersi a tavola sono stati in tantissimi, più di ottantacinque. Non una cifra qualunque per una frazione, non in un periodo in cui spesso è più facile chiudersi che trovarsi. Qui, invece, la gente è arrivata con la voglia semplice di stare bene: un piatto caldo davanti, un bicchiere in mano, una parola scambiata senza fretta.

Il menù parlava chiaro e non aveva bisogno di effetti speciali. Protagonisti i bigoli con le acciughe, serviti come vuole la tradizione e “tenuti” in cottura e sapore da chi la cucina la conosce davvero. Accanto, a completare il pranzo, anche polenta e renga, in un percorso di sapori schietti e riconoscibili, quelli che non cercano di piacere a tutti ma finiscono per conquistare quasi tutti. A firmare i piatti, i cuochi delle penne nere, descritti da chi era presente come impeccabili e generosi, nel ritmo e nella sostanza.

A dare il senso della giornata, però, non è solo la riuscita gastronomica. A raccontare la profondità dell’iniziativa è Alfredo Cottini, capogruppo degli Alpini di Lugagnano, che mette il punto dove conta: “Il successo di questa iniziativa, che ogni anno si conferma sempre più partecipata, indica quanta voglia ci sia di fare comunità, di trovare occasioni per incontrarsi. Ed è proprio nel fare comunità la vera forza degli Alpini.” Parole che, nella loro semplicità, fotografano bene ciò che si è visto oggi: una Baita che non è soltanto un luogo, ma un presidio emotivo e sociale. Un tetto sotto cui ci si riconosce.

Cottini aggiunge anche il ringraziamento a chi ha partecipato, con un’idea precisa di porta aperta: “Quindi un ringraziamento a tutti coloro che hanno voluto partecipare e trascorrere un momento sereno, e appetitoso, nella nostra Baita. La nostra Baita è e vuole essere sempre aperta alla comunità.” Ecco il cuore della faccenda: non un evento “per pochi”, non una cerchia che si guarda allo specchio, ma una casa che prova a rimanere casa per tutti, con lo stile concreto di chi preferisce apparecchiare piuttosto che proclamare.

La giornata di oggi ha avuto anche un risvolto che va oltre la tavola: l’iniziativa serve infatti anche a sostenere il museo storico degli alpini, una realtà che, nel territorio, sta diventando sempre più un punto di riferimento per le iniziative culturali. Il pranzo, insomma, è insieme gesto di memoria e investimento sul presente: si mangia, si ride, ci si riconosce, e intanto si alimenta un pezzo di storia locale perché resti vivo e raccontabile.

In tempi che non sempre facilitano l’incontro, una Baita piena in un mercoledì di Quaresima dice qualcosa di netto. Dice che la comunità non nasce per caso e non si mantiene con le parole: si costruisce con appuntamenti come questo, con pentole che bollono, con qualcuno che si mette al lavoro, con sedie che si riempiono. E Lugagnano, oggi, sotto un sole che sembrava già marzo, ha scelto di ricordarselo nel modo più vero: sedendosi insieme.

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