É mercoledì 29 aprile e il traffico diurno si è dissolto completamente: la via principale di Lugagnano si è fatta silenziosa; le luci dei lampioni illuminano i marciapiedi e la strada mentre la luna e le stelle sono coperte dalle nuvole che il maltempo sta portando con sé.
Intravedo le figure di un paio di persone che si stanno dirigendo verso l’angolo di via Ugo Foscolo: il proprietario del club “Il Giardino 2.0”, Giamprimo Zorzan, accoglie i suoi ospiti con la sua tipica calorosità.
Il locale, conosciuto in tutta la provincia ed oltre, è pronto ad ospitare diverse serate evento in particolare quello di questa sera che accoglierà il famoso chitarrista e compositore americano, John Jogerson, accompagnato dalla sua band, composta da Cesare Valbusa alla batteria, Franz Bazzani al piano e Alan Thomson al basso.
Verso le 21, il numero di persone che entrano all’interno dell’ex garage aumenta sempre di più finché quasi tutti i posti a sedere vengono occupati.
I muri tappezzati di fotografie recenti e non ripercorrono la storia del locale e di tutti i personaggi dello spettacolo che si sono esibiti nel tempo tra cui, fra le più recenti, vengono ritratti alcuni membri dello staff in compagnia di Stef Burns, esibitosi poche settimane fa. Le luci gialle del palco assumono diverse colorazioni più o meno vivaci mentre John e la sua band raggiungono il palco.
L’artista americano, dopo un breve saluto al suo pubblico, attacca subito introducendo un gran assolo di chitarra: l’atmosfera che si crea manda in visibilio il pubblico che non resiste e si lascia trascinare dall’allegria contagiosa di John il quale, per tutta la durata dello show, ride e scherza con gli spettatori.
La serata è caratterizzata dalla forte personalità di John e degli altri membri del gruppo, trasportando “Il Giardino 2.0” in un viaggio tra il blues, il glam rock, il folk e il country rock: una volta che l’ultima nota finiva di essere suonata, il pubblico non esita ad applaudire con entusiasmo lasciando senza parole il cantante, che ringrazia sempre con un emozionato “Thank you so much”.
”I need a break” annuncia così, con fare discreto e un sorriso sincero, la piccola pausa tecnica: mancano pochi brani al termine della performance e, proprio per tale motivo, il pubblico aspetta con ansia la ripresa dello spettacolo, mentre commenta con soddisfazione la prima ora e mezza. Anche Valbusa, Bazzani e Thomson si dicono soddisfatti della serata e non si tirano indietro dall’assaporare un boccale di birra in compagnia di alcuni clienti del locale, con i quali instaurano immediatamente un dialogo, caratterizzato in particolar modo da complimenti sinceri.
Nonostante passino pochi minuti, il gruppo è pronto ad infiammare nuovamente il palco. Gli ultimi minuti sono contraddistinti da un potente assolo di chitarra elettrica, il quale fa emergere a pieno la maestria e le capacità di John il quale, terminata l’esibizione, viene sommerso da un’interminabile standing ovation.
La serata non poteva che essersi conclusa nel migliore dei modi: i clienti ringraziano lo staff del club per lo spettacolo mentre altri si soffermano qualche attimo in più per complimentarsi con i musicisti.
”Lo show di questa sera lo posso definire eclettico: i generi spaziavano dal rock al blues, dal country al rockabilly con la presenza di alcune cover come “The Suite” e “Neil Diamond” e alcune mie canzoni” dichiara entusiasta John al Baco.
L’EDITORIALE DEL BACOSona: Suona la campanella tra volti nuovi e l’entusiasmo di sempreAlla domanda su come descriverebbe il pubblico di stasera, John assume un’espressione impressionata ma al contempo molto soddisfatta “Il pubblico questa sera è stato incredibile! Ammetto che inizialmente ero un po’ ansioso: esiste una parola, ‘perfunctorio’, che vorrebbe significare ‘ok, dobbiamo applaudire terminata questa canzone per un determinato periodo e poi smettere’; e invece è successo l’esatto opposto: hanno continuato ad applaudire per molto tempo. É stato fantastico!”
Come vuole ricordare l’artista americano, “si può fare un buono spettacolo senza un buon pubblico, ma non si può fare un grande spettacolo senza un buon pubblico”.
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