Lugagnano, addio a Gigi Valle: un cuore solare che sapeva farci sentire insieme

Man with gray hair and a mustache, wearing glasses, holding a wine glass outdoors near a pool looking at the camera.

Perché le persone buone, amate e stimate ci lasciano improvvisamente lasciandoci basiti e disorientati? Quale è la trama che la vita tesse per questi eventi così repentini, inaspettati e sconcertanti? Non ci è dato a sapere. La trama ci porta in dote uno sgomento improvviso. Ti fai mille domande, ti chiedi che senso ha, non trovi spiegazioni.

Poco tempo fa abbiamo perso proprio una di queste persone, il nostro caro Ottone Mazzi, ora siamo qui a porci le stesse domande per un altro prezioso amico che ci lascia. Alle prime ore di sabato mattina, nel sonno, ci ha lasciato Gianluigi “Gigi” Valle, classe 1965, di Lugagnano. Una persona molto conosciuta e amata per il suo carattere estroverso, aperto alla relazione, gioioso e coinvolgente.

Da poco tempo raggiunta la meritata pensione si era messo zaino in spalla e non mancava giorno in cui non lo si incontrasse su e giù per le vie del paese o in direzione Caselle o Bussolengo ad allenare fisico e mente all’aria aperta. Era diventato un vero e proprio “pendolare del cammino”, alla ricerca di tempi dilatati e spazi aperti in cui liberare i pensieri e nutrire la fucina delle idee. Spesso, quando lo incrociavo in Baita Alpini a Lugagnano, mi veniva incontro dicendomi “Sèto sa ho pensà caminando ?!” e da lì iniziava ad “eruttare”, come un vulcano, propositi e possibili iniziative da mettere in pista.

La baita era la sua seconda casa. Figlio della penna nera Riccardo “Milio” Valle, classe ’24 socio storico del gruppo alpini Lugagnano, alla morte del padre aveva voluto, pur non essendo lui un alpino, proseguire la tradizione del papà di presenza attiva all’interno del gruppo. Gianluigi, oltre ad essere attivo come barista della baita, era anche membro del consiglio direttivo. Presenza attiva, operativa e di sostanza.

A Gianluigi sono legato, oltre che da amicizia, anche da un’affinità famigliare. Suo padre e mia madre erano fratello e sorella, per cui il “Gigi” era mio cugino. Era il mio degno compare dell’organizzazione delle cene tra cugini. Dovevamo farne una proprio a giungo, rimandata poi a settembre per vari motivi. Tra me e lui bastavano quattro parole: “sa dito, elo ora?!” era il segnale per partire con l’organizzazione per riunire i cugini e passare un po’ di tempo assieme.

Ricordo che il giorno della mia nomina a Capogruppo delle penne nere di Lugagnano mi si avvicinò e con gli occhi lucidi ed emozionati mi disse:”Lo zio Milio sarebbe fiero di te!” stringendomi in un abbraccio. Non scorderò mai quel suo gesto e quelle sue parole.

Con lui spesso ci confrontavamo sulle motivazioni nel cercare di vivere al meglio il tempo della nostra vita, con un occhio orientato alle fragilità umane, ai disagi di chi fa fatica ad andare avanti, alle paure di chi ha perso una persona cara, all’attenzione da dedicare alle persone anziane. Pur essendo un Aggregato agli alpini, ma prossimo probabilmente a diventare un Amico a cui conferire il berretto norvegese, aveva un animo perfettamente in linea con i valori del movimento. E quindi parte integrante di esso.

Spirito libero, fragorosamente presente, data la sua voce tonante, nella quotidianità della baita, sempre disponibile a dare una mano quando necessario. Splendido animatore di momenti di spensieratezza e di allegria o “di qua del banco“, quando era di servizio al bar, o “di là” quando era un amico con cui condividere un buon bicchiere di vino.

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L’incredulità per la sua scomparsa è corsa immediatamente sul filo delle numerose chat in cui era iscritto. Tra di esse anche quelle del Club Enologico Culturale di cui era socio. Lo sgomento è tanto. L’incredulità per la perdita accompagna sempre le persone che hanno lasciato un segno positivo nella comunità in cui hanno vissuto. Persone come Gianluigi.

Quindi, caro “Gigi” amico e cugino, che fare del tempo che ci è dato da vivere nei prossimi anni in tua assenza? La risposta è nel tuo esempio in vita: avere uno spirito libero ma presente ai bisogni della propria famiglia e della propria comunità, cercare di vivere con positività e con l’allegria nel cuore. E lasciare che il flusso della vita venga guidato da questi pensieri. Se ne va un altro pezzo della nostra Lugagnano, sta a chi rimane onorarne la memoria portando avanti il suo esempio.

Alla moglie Alessandra, al figlio Francesco, corrispondente de Il Baco da Seta, alla sorella Assunta e al cognato Gianluca, Alpino e membro del Consiglio Direttivo del gruppo, va il nostro affettuoso abbraccio.

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Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Ho fatto parte per più più di 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Nel Gruppo Alpini di Lugagnano, di cui sono Capogruppo dal Dicembre 2025, trovo i valori della solidarietà che mi fanno amare il mio cappello con la penna. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio un valore fondamentale del sentirsi comunità