Luciano Zerbini, un atleta assoluto: 2 volte olimpionico e 4 volte campione italiano

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Luciano Zerbini è un atleta italiano originario di Lugagnano. Ha vissuto ai Salvi, frazione di San Massimo, per diversi anni. Fin da piccolo ha coltivato la passione per lo sport che è andata crescendo negli anni grazie ai traguardi raggiunti e alle emozioni vissute. È stato quattro volte campione italiano: tre volte nel lancio del disco (1989, 1992, 1993) e una volta nel lancio del peso (1993). È inoltre detentore del record italiano nel getto del peso ottenuto nel 2005 e ha preso parte a due Olimpiadi.

 

Com’è iniziata la sua carriera sportiva?

Da piccolo giocavo a calcio nei pulcini del Lugagnano e, dopo che mi fui trasferito ai Salvi, iniziai a giocare a tamburello. Ma una vera opportunità mi fu presentata quando avevo quattordici anni con le Intercomunali a Valeggio in cui gareggiai col lancio del peso; passai alle finali che si tennero a Verona, e la vittoria anche di queste mi portò insieme al secondo classificato alle finali dei Giochi della Gioventù a Roma. A differenza degli altri partecipanti io non ero molto allenato anche se ricordo ancora con amarezza la classificazione al terzo posto per 6 cm. Tuttavia essere stato a Roma in tenera età fu un’enorme soddisfazione per me e la mia famiglia. La partecipazione ai Giochi della Gioventù mi offrì l’occasione di conoscere diversi allenatori che avrebbero potuto inserirmi con facilità e determinazione nel mondo dello sport, ma in un primo momento dovetti rifiutare l’opportunità visto che avevo appena concluso la terza media e la mia famiglia era concentrata esclusivamente sul lavoro dei campi. Ma un giorno di settembre mi recai al Coni a Verona e iniziai subito gli allenamenti. Avendo migliorato notevolmente i miei risultati di giugno (di due metri in più), dopo una ventina di giorni partecipai anche a delle gare. Riuscii a continuare gli allenamenti anche nelle estreme difficoltà: persi mio padre in tenera età e insieme a mio fratello dovetti continuare il lavoro nei campi. L’unica cosa che mi permetteva di continuare gli allenamenti era la passione e la soddisfazione dei risultati ottenuti (in un anno ho fatto il record italiano di categoria).

 

Come mai il lancio del peso?

Ho scelto di concentrarmi maggiormente sul lancio del peso per la mia struttura fisica che è fondamentale nei lanci.

 

Quali sono state le prime tappe per l’affermazione internazionale?

La prima tappa è avvenuta nel 1984 con le olimpiadi di Los Angeles in cui partecipai nel lancio del disco. Non fui presente alle olimpiadi di Seul per infortunio, ma in seguito gareggiai alle olimpiadi di Barcellona nel lancio del peso.

 

Come è stato accompagnato dalla famiglia e dagli amici durante la sua carriera sportiva?

Non ne faccio una colpa, ma la mia famiglia non era interessata alle mie attività sportive. Un piccolo aneddoto: per partecipare ai campionati di calcio dei pulcini del Lugagnano ed evitare di giocare in ciabatte, “mi sono appropriato” di qualche lira dai portafogli dei miei genitori e di mio fratello in modo da poter acquistarmi un paio di scarpe (ricordo ancora il prezzo: 1650 lire) – risponde con simpatia -. Per quanto riguarda i miei amici invece ho sempre avuto lo stesso buon rapporto. Da qualche anno presiedo un’associazione di lanciatori che si è estesa anche oltre alla provincia di Verona: siamo atleti con una grande passione per lo sport e abbiamo i requisiti minimi per farne parte (abbiamo praticato il lancio del peso o del disco e pesiamo almeno 100 kg). Afferma ridendo.

 

Chi è stato il punto di riferimento principale nell’ambito della sua carriera sportiva?

Ricordo in maniera formidabile il mio primo allenatore, Cristofori, persona di un grande spessore umano, che allenava con la medesima passione tutti gli allievi, a prescindere dalle loro capacità. Addirittura, quando entrai a far parte delle Fiamme Oro, mostrò una grande onestà intellettuale e personale per il  fatto che candidamente mi consigliò un nuovo allenatore che fosse alla mia altezza. Durante le olimpiadi invece mi legai molto a Walter Bragagnolo, fondatore e direttore per molti anni dell’ISEF, che accentuò il mio equilibrio e la mia coordinazione con esercizi al di fuori di ogni canone (per esempio usavo scarpe con suole che facevano pochissimo attrito col terreno e lanciavo su pedane semi-movibili.

 

Chi è (stato) il suo idolo sportivo?

Ho avuto l’onore di allenarmi e competere con diversi sportivi quando avevo 29 anni; uno di questi fu McWilkings. Al giorno d’oggi di idoli ce ne possono essere moltissimi nell’ambito dello sport in generale, ma io sono legato agli atleti che trasmettono emozioni: ammiro infatti Sara Simeoni sia come persona sia come atleta.

 

Continua con l’attività sportiva? Se sì, come?

Nell’ambito della mia attività sportiva la testa e il cuore sono ancora quelli di quarant’anni fa ma il corpo si deve purtroppo adattare all’età; qualche allenamento in palestra ci sta ancora, ma spesso chiacchiero – afferma sorridendo -. Inoltre non ho ancora coltivato la possibilità di intraprendere l’attività di allenatore.

 

Che valore ha lo sport in famiglia? Ci sono state sorprese e soddisfazioni?

Nella nostra famiglia si è sempre parlato di sport: mia moglie praticava salto in alto e, tra l’altro, è stata allenata dallo stesso allenatore di Sara Simeoni. Facendo l’ispettore all’aeroporto come lavoro, ho la possibilità di avere un po’ di tempo a disposizione che spesso sfrutto per accompagnare e assistere le mie figlie alle attività sportive. Mia figlia Silvia, che aveva cominciato con l’ippica che poi ha abbandonato per l’atletica con la corsa ad ostacoli, mi ha enormemente stupito quando due anni fa vinse il titolo italiano categoria allievi. Però noto che oggi nello sport manca quella passione che forse avevamo noi un tempo, passione che faceva smuovere le montagne. Forse il motivo è la presenza di numerosi stimoli e attività che non permettono di crescere, vivere intensamente e sviluppare al massimo un’attività sportiva.

 

 

I successi internazionali di Zerbini

Nel 1984 Luciano Zerbini partecipò alle Olimpiadi di Los Angeles dove, nella gara di lancio del disco, conquistò il settimo posto con un lancio a 63,50, suo primato personale. Questo sarà uno dei risultati più importanti della sua lunga carriera. Nel 1989, riuscì a conquistare il suo primo titolo nazionale nel lancio del disco. Due anni dopo prese parte ai Giochi del Mediterraneo ad Atene, come rappresentante della nazionale italiana sia nella gara di disco che di peso dove concluse rispettivamente primo e secondo. Passa qualche mese e prese parte ai mondiali di Tokyo 1991 dove però non trovò fortuna fermandosi al turno di qualificazione. Nella stagione al coperto 1992 partecipò ai Campionati europei indoor di Genova dove, dopo aver conquistato la finale con gli altri compagni di nazionale Alessandro Andrei e Paolo Dal Soglio, concluse quarto a pochi centimetri dal vincitore della medaglia di bronzo Klaus Bodenmüller. Nella stagione all’aperto, dopo aver vinto il suo secondo titolo nazionale nel disco, partecipò alle Olimpiadi di Barcellona dove riuscì a raggiungere ancora la finale, questa volta però nel getto del peso. Si piazzò al 9º posto. Anche il 1993 iniziò nel migliore dei modi vista la sesta posizione conquistata ai mondiali indoor di Toronto. Durante la stagione all’aperto, ai Giochi del Mediterraneo di Linguadoca-Rossiglione, riuscì a bissare la vittoria ottenuta due anni prima ad Atene.