L’Ortica: tra i venti e i trent’anni non chiamateci “Signora”, non siamo ancora pronte

Oggi per ben due volte sono stata chiamata “signora”, anzi, Signora con la esse maiuscola. Sì, perché me lo hanno detto scandendo proprio bene le parole, per cui immagino che il titolo affibiatomi fosse proprio official.

Dunque. Non ho nulla in contrario alle signore, anzi, personalmente le stimo molto. Le signore di una certa età, realizzate, ben tenute, organizzate, con un lavoro e magari dei figli, nonché magari un marito. Delle Signore con la esse maiuscola proprio. Insomma, delle adulte a 360 gradi.

Ma, con tutto il rispetto, credo che ci siano stati degli errori di valutazione da parte di chi, oggi, ha avuto il coraggio di chiamarmi Signora. Errori di valutazione a mio avviso piuttosto grossolani ed evitabili.

Anche perchè allo stato attuale c’è chi ancora ha il coraggio di chiedermi quanto tempo fa ho fatto 18 anni “perché te ne darea venti, non uno piasè”. Questo gap valutativo da parte dei miei interlocutori mi scombussola non poco. Mi prendo quindi la responsabilità di parlare a nome di tutte le mie coetanee ed oltre che si sono trovate nella mia stessa strana situazione.

Il mio appello, quindi, a chiunque si rivolga a una donna di età compresa tra i venti e i trenta (se non trentacinque) anni, è di rivolgersi ad essa con “Signorina”. Punto. Signor-INA. È così bello da sentire, elegante, cortese e piacevolmente rétro. Per i più eclettici accetto anche Madamoiselle, Lady o Miss. Vanno benissimo. Ma non Signora, per favore. Vedrete che con questi graziosi nomignoli nessuno si offenderà come mi sono offesa io stamattina. Che tra l’altro sono stata chiamata “Signora” mentre indossavo un cappellino con le scritte da quindicenne in testa ed un tot di brufoli che testimoniano la mia ancora non conclusa adolescenza. Quindi, c’erano tutti gli elementi sufficienti per evitare di cadere in fallo.

Perciò, signori e signore che ci chiamate Signora, vi chiedo: osservate bene la vostra interlocutrice prima di pronunziar tale parola: guardatele il viso, se ha una fede, dei figli appresso, se sul documento di identità vedete un numero un po’ arretrato o, davvero, tante rughe. Oppure se semplicemente, a guardarla, siete sicuri che la parola “signora” le stia alla perfezione, come un capo fatto su misura da una sarta. Se dunque vi sono alcuni di questi elementi potete provare a chiamarla Signora, altrimenti il mio monito è di evitare tutto ciò è buttarsi con un cortese “signorina” che non ha mai fatto venire la podagra a nessuno.

Con la speranza che in molti lo abbiate letto e assimilato, non vedo l’ora di essere chiamata di muovo signorina.