L’oro di Massimo Stano ed una lezione sul rispetto che vale anche a Sona

Al diciottesimo chilometro, quando tutti ormai pensavano crollasse, si è tolto il cappellino, ha alzato la testa ed è andato avanti. “C’era un caldo infernale – ha poi raccontato Massimo Stano -. Ma per me più sono estreme le condizioni meglio è”. Ha staccato tutti, si è lasciato alle spalle i due giapponesi – gli ultimi a cedere – Koki Ikeda e Toshikazu Yamanishi – e ha raggiunto ieri il suo incredibile oro olimpico nella 20 chilometri di marcia.

“La mia è una vittoria di testa”, ha spiegato Stano subito dopo il traguardo, avvolto nella bandiera tricolore con su scritto “Gold medal”, regalo degli studenti di una scuola di Tokorozawa dove la nostra squadra di marcia è stata in ritiro la scorsa estate per prepararsi alle temperature del Giappone in piena estate.

Un risultato ed una medaglia che entrano nella storia dello sport italiano. Eppure Massimo, pugliese di Palo del Colle, 29 anni, ieri ci ha lasciato soprattutto una grande lezione di civiltà.

Appena tagliato il traguardo, e prima di lasciarsi andare alla gioia di un risultato pazzesco, ha atteso i suoi due rivali giapponesi e li ha omaggiati con un inchino rituale. In segno di attenzione e di accoglienza nei confronti della cultura che lo ha ospitato in questa kermesse olimpica. Un’immagine potente che vale più di mille parole.

“Questo Paese mi ha insegnato il rispetto – ha spiegato dopo la gara Massimo -. E l’avversario, un metro dopo l’arrivo, diventa un amico”.

In tempi socialmente complessi a causa delle ferite della pandemia, con tensioni che incombono anche sulla nostra comunità sonese come una cappa soffocante, tra il virus, una crisi economica che morde ed un ritorno a scuola che purtroppo presenta incognite gravi, è tempo di ritrovare il significato profondo del rispetto per l’altro, per la collettività di cui facciamo parte, per il bene superiore che trascende talvolta le nostre posizioni particolari.

Il rispetto. Capire che siamo parte di qualcosa di più grande di noi, che coltivando un cieco individualismo che non guarda agli altri non si va da nessuna parte, che i risultati si raggiungono solo sacrificandoci anche per chi ci vive attorno e rispettando le fatiche degli altri: pure questo ci ha dato in dono il giovane pugliese tricolore. Assieme a quella, bellissima, medaglia d’oro.