L’Odio (e l’Amore) ai tempi di internet. Anche a Sona

E pensare che c’è chi dice che l’Odio sia il sentimento più simile all’Amore. Avversione, ostilità, disprezzo, inimicizia, malevolenza, risentimento, rancore, animosità, astio, acredine, livore sono sicura che siano invece il contrario dell’Amore. Il fatto è che odiare è più interessante, più vivace. Insomma odiare è più facile alla fine. Poi è vero che non si odia più come una volta. Si odia smart. Si odia non sapendo nemmeno perché. Ma che odio è? Non siamo più capaci nemmeno di odiare. Ci pensano la rete, internet, i social a proporci come e quando e verso chi farlo.

I cosiddetti facilitatori di comunicazione servono moltissimo allo scopo: non stai odiando, sei sul tuo divano, stai guardando un film, e arriva qualcosa: bip. E’ Facebook, è Whatsapp, è Snapchat (a proposito, se volete odiare senza responsabilità, Snapchat non lascia traccia).

Dietro ad un qualsiasi schermo, qualcuno ha deciso improvvisamente di creare un nuovo obiettivo. Succede anche a Lugagnano, Palazzolo, San Giorgio e Sona, ogni giorno. Solo con la mano destra, scorriamo lo schermo e solo con brevi movimenti delle dita, avvalliamo, diciamo mi piace, mandiamo un pollice verso e condividiamo con qualcuno che a sua volta condivide. Ecco che la parola condividere una volta evocativa di tavole imbandite, diventa un’arma letale. Un moltiplicatore di sciocchezze. Laddove uno scritto su carta, una telefonata, prevedeva un impegno celebrale, ora si intravede un vuoto siderale riempito di cose d’altri. Di cose che arrivano inaspettatamente sul nostro divano mentre siamo in pigiama da altre culture, con altri linguaggi. Cose che facciamo  nostre, appena il tempo di fare un banale ma rovente click.

Certo che questo accade anche con cose più romantiche: gattini, frasi di poeti mai letti, cani abbandonati, citazioni di autori mai sentiti, titoli di canzoni assolutamente sconosciute. Click e condividiamo o diciamo di sì.

Peccato che l’amore sia molto meno divertente dell’odio. Se chiedete ad esempio a qualcuno di descrivere con tre aggettivi positivi il suo vicino di casa, di banco, di ufficio, vedrete: occorrerà tempo e pazienza. “Ma tre? Non bastano due?”.

Se chiedete invece di usare quindici aggettivi negativi che descrivano la stessa persona, vedrete occhi che si abbassano, sospiri di vorreimanonposso, e poi via con la lista. “Quindici e basta? Ma non basterebbe un foglio protocollo!”.

Eh sì. L’odio, ed è pazzesco, è più di moda. Si abbina bene con l’ignoranza, con il razzismo, con i libri non letti, con la velocità. Spio a volte chat di madri che fanno gruppo contro un bambino e che poi tornano alle loro attività come se niente fosse, e chat di ragazzi che fanno coalizioni contro uno di loro e poi tornare magnificamente alle loro cose. Ma niente è gratis. Tutti i piccoli semi d’odio e di intolleranza che non vengono bruciati subito, che non vengono disattivati cadono nel fertile terreno che i mezzi facilitatori ci offrono, e diventano piante, grosse querce che a loro volta produrranno semi e piante e grosse querce ancora.

L’amore, non è così contagioso come l’odio, e poi è noioso. Quindi io consiglio di amare a caso, un po’ ogni giorno. Io amo a caso, così come viene. Oggi un libro, domani una pianta, dopodomani un cugino. Conto che prendendo l’abitudine all’amore, poi verrà da sé. E l’abitudine arriva dopo tanto esercizio. Ogni giorno un po’ d’amore. Aspettando querce che verranno. E verranno. Io, ne sono sicura.