Lo strano caso delle “buone pratiche” scolastiche ritirate in Lazio e la necessità di creare un ambiente più tollerante. Ovunque

Lo scorso 17 maggio, per la giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, l’Ufficio scolastico regionale del Lazio ha messo a disposizione dei dirigenti scolastici le cosiddette “buone pratiche”, volte a preservare un ambiente di apprendimento sicuro e inclusivo per tutti gli studenti, con l’obiettivo di azzerare molestie e discriminazioni per motivi di genere, orientamento o identità sessuale.

La sera del 18 maggio è arrivata, però, la smentita con la notizia del ritiro del documento contenente le linee guida e del corso di formazione su tale tematica, organizzato per settembre.

Ma che cosa si intende per “buone pratiche”? Tutto è nato dal desiderio di creare un ambiente in cui gli studenti possano apprendere sentendosi al sicuro.

Per questo motivo, il servizio per l’adeguamento tra identità psichica e identità fisica dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini e l’Associazione Genderlenis e Agedo sembravano inizialmente essere stati coinvolti nella redazione di queste linee guida. Invece, l’Azienda ospedaliera S. Camillo ha completamente negato ogni coinvolgimento e responsabilità.  Sostenendo, inoltre, di aver diffidato l’ente che ha inviato il documento contenente le linee guida (comunque pubblicizzato dall’azienda ospedaliera durante un webinar) senza alcuna autorizzazione.

È stato anche sospeso il corso di formazione che si sarebbe dovuto tenere a settembre, con lo scopo di dare delle indicazioni di massima su come gestire eventuali richieste degli studenti per confrontarsi sul tema della varianza di genere. Il documento che è stato divulgato apparentemente senza consenso, era stato diffuso come materiale di preparazione proprio a supporto di questo corso di formazione.

Al di là delle discussioni che ruotano attorno al tema, politiche e non, personalmente trovo che questa storia puzzi un po’ di bruciato. Non è mio compito schierarmi per l’una o per l’altra versione, però credo che qualunque lettore con un minimo di senso critico possa cogliere come sia conveniente ritirare un possibile provvedimento dopo aver avuto modo di sondare il terreno e raccogliere le prime critiche. Inoltre, al momento, la spiegazione che viene fornita non pare nemmeno così credibile.

Ma passiamo oltre, un provvedimento di questo tipo sarebbe stato sicuramente prezioso, un piccolo passo verso quella parità di genere, orientamento e identità sessuale che dovrebbe essere garantita a tutti e ovunque, non solo nelle scuole. Anche la sola presa di posizione di un ente scolastico riguardo questa tematica, la quale si trova già da tempo al centro di un caldo dibattito, sarebbe certamente stata apprezzata da molti. Sicuramente dai più giovani, che si trovano a vivere sulla propria pelle situazioni di discriminazione e bullismo ogni giorno.

Queste linee guida sarebbero state solo un punto di partenza, ma oltre a ritenere assurdo che siano necessarie delle regole scritte per invitare alla semplice tolleranza di chi è diverso da noi, credo anche che qualsiasi provvedimento debba essere indubbiamente accompagnato da una maggiore sensibilizzazione della società in generale, dal buon senso e dalla buona educazione dei più.

Federica Slanzi
Nata il 21 novembre 1994 e originaria di Palazzolo. Ha conseguito due lauree in lingue, aggiudicandosi una borsa di ricerca in Marketing e Social Media. Attualmente lavora nell’ambito delle certificazioni di qualità nel mercato europeo. Nel tempo libero si dedica ai libri e alla letteratura, partecipando attivamente alle attività culturali del territorio.