Lo stemma ed il gonfalone del Comune di Sona: una storia travagliata (con lo zampino del Podestà)

Con delibera 36 del 3 ottobre 1930 il Podestà, avendo verificato che il Comune usava uno stemma che non risultava iscritto nei registri ufficiali della Consulta araldica (Libro degli Enti Morali), decise di inoltrare una domanda al Capo del Governo ed al Presidente della Consulta Araldica perché autorizzasse “l’uso legittimo dello Stemma, del sigillo e del Gonfalone. Detto stemma, già in uso da tempo, è spaccato per due terzi d’azzurro al Castello a quattro torri (tre visibili) che si innalzano su di una base granitica in punta di rosso alla tromba d’oro”.

Per giungere ad ottenere la registrazione dello Stemma incaricò un Perito Araldico Giurato, tale commendator Giuseppe Cinquetti abitante a Verona, che il 10 marzo inviò al Podestà un cenno storico sullo stemma e sul Comune di Sona. Con la nota chiedeva se si ritenesse di dover fornire eventuali aggiunte alle descrizioni e se fossero stati omessi dati utili. Chiedeva anche di conoscere i colori dello stemma usato, “perché al R. Archivio di Stato di Venezia mancava il disegno a colori” e se quelli indicati corrispondevano a quelli presenti sullo stemma stesso in Comune.

Alla lettera il Commendator Cinquetti allegava una corposa relazione, che riproduciamo integralmente qui di seguito. “Stemma: Spaccato per due terzi d’azzurro al castello a tre torri, che s’innalza su di una base granitica, in punta di rosso alla tromba d’oro. Questo stemma, da molto tempo in uso presso il Comune di Sona, ci rappresenta la fusione di quello antico usato dal Comune di Palazzolo, in alto, aggiuntovi quello più recente di Sona. Il castello infatti ci ricorda la storia dell’antico feudo di Palazzolo, e la tromba, ha il suo significato dall’essere essa destinata a suonare (in dialetto sonare), da cui la denominazione Sona. Il Comune di Sona comprende le frazioni di Palazzolo, S. Giorgio in Salici e Lugagnano. L’archivio comunale è stato distrutto non molti anni or sono, per cui, si è privi di documenti atti ad illustrare la storia di questo Comune, documenti dei quali è privo anche il R. Archivio di Stato di Venezia, ad ogni modo si può stabilire quanto appresso. Palazzolo, s’erge sul dosso di una collina alla destra dell’antica regia via che da Verona conduce a Brescia, mentre Sona si trova alla sua sinistra. Da vecchie carte risulta che il nome di Palazzolo (Palatiolum) ebbe origine dall’antico palazzo o castello, che in epoca remota avevano colà i feudatari del luogo, dei quali però non trovasi memoria. Risulta pure che in detta località esisteva una chiesa fino dal XI secolo dedicata a S. Giustina, trasferita nel 1530 ai SS. Filippo e Giacomo. Palazzolo figura Comune già costituito nel 1199, retto in quell’epoca dai Consoli Lombardo e Berno. Palazzolo e Sona all’epoca Veneta erano Ville soggette alla giurisdizione del Vicariato di Bussolengo, però S. Giorgio di Palazzolo nel 1786 passò in giurisdizione di prima istanza del Nob. Sig. Conte Marco Garganego, investito con Decreto dell’Eccellentissimo Senato 15 aprile 1786, con appellazione agli Eccellentissimi rettori. S. Giorgio in Salici, è così denominata dalla specie delle sue piante ‘salici’ che in quantità ivi crescevano. La chiesa fu un tempo dell’amplissimo Capitolo dei Canonici di Verona che confermarono Innocenzo II nel 1140, Alessandro III nel 1177 e Lucio III nel 1184, smembrata da Palazzolo ed eretta in parrocchia con decreto 29 dicembre 1797. Lugagnano con Mancalacqua e Ca’ di Capri (quest’ultima non più dipendente) nel 1785 formava Comune a sé, sotto la giurisdizione in civile di prima e seconda istanza, per ogni somma, dalla Nobile Famiglia del Conti Bevilacqua con appello in terza istanza agli Eccellentissimi Rettori di Verona. Qualche diceria corse, che nel luogo detto Villa, si fossero scavate molte antiche lapidi, ma all’infuori di un qualche fondamento di mura niente altro si è trovato; come pure vi è una vecchia leggenda che in detto luogo fosse accaduto uno di quei fatti d’arme, che ricordano le storie, avutasi tra Costantino e Massenzio. Molti più ricordi più recenti ci tramanda la storia di Sona: la tenuta dei Conti Cavazzocca Mazzanti con la chiesa di S. Rocco, ci porta il pensiero a quel Canonico Giorgio Mazzanti, Arciprete di Cles, già dell’Ordine di S. Giorgio in Alga, il quale nel 1638 lasciò in eredità questi suoi beni al cugino Nob. Bonifacio Cavazzocca, con l’obbligo di aggiungere al proprio il cognome Mazzanti. La chiesa di S. Rocco possiede una bella e conservata pittura di Girgio Farinati coi SS. Rocco e Sebastiano dai lati della Vergine col Bambino ed in basso i ritratti di due devoti, teste e figure tutte espressioni e forza il Palazzo Spolverini, ora Nob. Guarienti, dov’è la piccola stanza che servì gli studi dell’immortale cantor del Riso. Il magnifico luogo, detto Guastalla, ch’era pure degli Spolverini, poi della Sig.ra Teresa Muselli, vedova Saibante, ora dei Conti Giusti; esteso podere che Da Persico scrive ‘ha un parco della caccia, come dicesi riservata, e qualche malevole aggiunto di villeggio intrattenimento, rendono questa villa una delle rinomate del nostro contado’. In essa soggiornò il Principe Vittorio Emanuele nella primavera del 1848, mentre l’Augusto Padre Carlo Alberto si trovava a Sommacampagna. La tromba di Sona squillò più volte anche durante le ultime guerre della nostra Indipendenza. Dalla località Belvedere di Palazzolo, Carlo Alberto osservò il 30 aprile 1848 le prime fasi della battaglia di Pastrengo. Il 23 luglio dello stesso anno, la Brigata Savoia (1° e 2° Reggimento Fanteria) tenendo fronte ad un corpo d’armata austriaco, ebbe decorata la propria bandiera e tale fatto è ricordato da una lapide, dettata del Generale Coen, murata sulla cinta della Villa Eredi Trevisani”.

Lo stemma attuale del Comune di Sona. Sopra, lo stemma del 1904.

L’iniziativa si concretizzò solamente nel 1941 quando con Regio decreto del 9 dicembre furono concessi al Comune di Sona lo stemma e la possibilità di dotarsi di un Gonfalone così descritti: “Stemma. Incappato: al 1° di rosso alla tromba antica d’oro posta in sbarra; al 2° d’argento alla torre al naturale; al 3° di rosso alla tromba antica d’oro posta in banda, Capo del Littorio di rosso (porpora) al Fascio Littorio d’oro circondato da due rami di quercia e d’alloro annodati con un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori. Gonfalone: Drappo di colore bianco alla bordura di rosso riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con l’iscrizione centrata in argento: Comune di Sona”.

Nel 1965 l’Amministrazione comunale riprese l’argomento indirizzando al Presidente del Consiglio dei Ministri presso l’Ufficio araldico un’istanza per ottenere la concessione presidenziale per l’utilizzo dello stemma da utilizzare non solo sui documenti, ma anche su un gonfalone. Molto strana la premessa all’istanza: “non potendo dimostrare l’uso pacifico di 100 anni dello stemma” che motivava la rinnovata richiesta della concessione.

La Prefettura confermò il 9 luglio del 1965, per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri l’esistenza del decreto del 1941, che poteva essere utilizzato anche per un eventuale gonfalone. Il Decreto però, per effetto delle disposizioni sulla soppressione del Partito Nazionale Fascista poteva essere utilizzato con l’eliminazione della dizione “Capo del Littorio”.

Regolarizzato l’uso dello stemma, si dovette però attendere i primi anni ’80 perché l’Amministrazione comunale decidesse di dotarsi di un gonfalone.

Con delibera consigliare del 27 gennaio 1983 il Comune approvò l’acquisto del gonfalone in seta moella, completo di astuccio per il trasporto e di un piedestallo in ottone cromato dalla Ditta Novali di Brescia. Assieme al gonfalone furono ordinati anche 50 gagliardetti, riportanti il nuovo stemma comunale, da utilizzare in occasione di manifestazioni pubbliche. Il gonfalone, con accessori, costò 1.810.000 lire ed i gagliardetti 7.500 lire cadauno per una spesa totale di 2.578.300 lire (4mila euro al valore attuale). Come è possibile vedere dalle due foto, torri e trombe risultano posizionati in modo diverso rispetto allo stemma podestarile.

Il 15 maggio 2009 l’Amministrazione comunale, poiché il gonfalone risultava molto logoro, deliberò l’acquisto di un nuovo gonfalone ricamato dalla ditta EDK Editore di Mantova per 2.022 euro e due altri gonfaloni di minori dimensioni, stampati e 100 gagliardetti per 2.820 euro, ordinati alla Ditta Biasia Maggioli di Verona.

Il gonfalone principale, ricamato, è esposto nella sala consigliare e lascia il Comune in rare occasioni particolarmente significative. Un gonfalone stampato è presente nell’ufficio del Sindaco. Il secondo, è utilizzato quando lo stesso o la Giunta si trasferiscono fuori Comune (conservato in una custodia) e la presenza della rappresentanza comunale merita di essere segnalata.

Renato Salvetti

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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