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Sono tempi duri, pesanti per tutti. Per alcuni di sicuro più che per altri, perché, oltre a dover convivere con le restrizioni, c’è chi rischia di perdere il lavoro o si trova a dover accettare la morte improvvisa di una persona cara.

Nei momenti difficili le persone equilibrate si mantengono in piedi ricorrendo a tutta la loro forza d’animo, mentre chi è debole e meschino finisce per esserlo ancora di più, vomitando spesso rabbia contro il prossimo per sfogarsi e sentirsi più bravo.

Così facendo, però, non si sta affatto meglio, si rende anzi il mondo un luogo soffocante come una palude, la cui melma fatta di paura, di intolleranza e di egoismo stringe in una morsa insopportabile e trascina inevitabilmente verso il basso. E l’intolleranza si ritorce anche contro chi ora non fa che seminarla, convinto di essere nel giusto, senza mettersi mai in discussione o nei panni degli altri.

È facile restare calmi e razionali? No, non lo è affatto, ma abbiamo forse scelta? Vogliamo tornare al clima da caccia all’untore della scorsa primavera, quando anche se si usciva per comprare il pane ci si sentiva dei ladri e si aveva l’impressione di essere osservati da chi non aveva altro da fare che mettersi a scovare possibili trasgressori dei DPCM?

Dobbiamo essere forti, anche se certi giorni è dura, anche se a volte di fronte a certi comportamenti scriteriati, privi di senso civico, verrebbe voglia di urlare. Sì dovrebbe evitare però di perdere il controllo, di inacidire e lasciarsi andare all’aggressività, inventandosi modi per trovare il bello anche nei momenti più difficili, magari trascorrendo meno tempo sui social, dove è facile farsi coinvolgere da sterili polemiche o cadere in depressione di fronte alla mancanza di raziocinio di tanti.

Andrebbe speso più tempo a ridere coi nostri congiunti, a telefonare ai nostri amici, a sviluppare la nostra creatività, a mettere le mani in pasta o nella terra, a camminare, leggere, giocare, guardare semplicemente il cielo. Potremmo anche provare a non trattare come appestati quelli che hanno contratto il virus, evitando di giudicare i loro stili di vita, perché in fondo che ne sappiamo e, soprattutto, un giorno potrebbe toccarci la stessa sorte, per motivi magari imprevedibili, anche se ci siamo sempre protetti tramite la mascherina e il distanziamento sociale.

Invece di trascorrere il tempo pensando ai motivi che hanno portato il vicino o l’amico al tampone positivo, proviamo a trovare un modo per aiutarlo con un messaggio gentile, una piccola commissione, un gesto d’affetto.

Passerà anche questa tempesta ma cerchiamo di non uscirne peggio di come ci siamo entrati, che il mondo non era poi così pieno di gente moralmente irreprensibile, solare e gentile neanche  prima del Coviddì.