L’intervista. Valeria Iaquinta, assessore a Bussolengo con una passione forte per il mondo della scuola

Prosegue con questa seconda intervista il percorso del Baco all’interno delle amministrazioni dei Comuni vicini a Sona, per incontrare donne che hanno deciso di impegnarsi in politica nel territorio dove vivono.

Uno sguardo sul ruolo e sull’impegno delle donne nella vita amministrativa dei nostri Comuni. Nel primo incontro avevo intervistato Veronica Paon, assessore dal Comune di Valeggio sul Mincio. Oggi incontro Valeria Iaquinta (nelle foto di Mario Pachera), assessore alla pubblica istruzione e cultura del Comune di Bussolengo dal 2018, nella giunta del sindaco Brizzi. L’intervista si svolge nella bella biblioteca in piazzale Vittorio Veneto a Bussolengo.

Le chiedo, prima di tutto, di presentarsi brevemente.
Sono nata e vissuta a Bussolengo anche se dal mio cognome si può intuire che la mia famiglia non sia originaria di qui. Mio nonno è nato in Calabria ma emigrò nel 1920 in Belgio, dove nacque mio padre. Per questo io sono bilingue, parlo anche francese. I miei genitori quando si sposarono decisero di rientrare in Italia ma invece di tornare al sud decisero di fermarsi al nord dove pensavano ci potessero essere più opportunità.

Come mai proprio a Bussolengo?
La scelta di Bussolengo fu un caso. Trovarono la casa che andava bene e si trasferirono qui, e non ci siamo più spostati. L’avere più radici, penso, mi ha consentito negli anni di avere un atteggiamento più aperto verso gli altri, grazie anche ai racconti della vita da emigrati di mio padre e di mio nonno. Per questo credo che sia importante la trasmissione del vissuto degli anziani verso i più piccoli. Oltre alla memoria storica di avvenimenti e di semplice vita quotidiana, aiuta a capirsi e a volte a dare una dimensione diversa al presente.

Come è arrivata alla scelta di entrare in politica?
Io sono insegnante di scuola dell’infanzia e da 15 anni anche rappresentante sindacale Cisl. Nel 2018 Massimo Girelli mi ha coinvolto nella campagna elettorale con la lista SiAmo Bussolengo, alla quale ho aderito con entusiasmo come è nel mio carattere anche se non avevo nessuna esperienza di politica attiva.

Il ruolo di rappresentante sindacale però in un certo senso è fare politica.
Sì, perché a me piace portare avanti di persona le istanze e le richieste di tutti e metterci la faccia.

Pensava di diventare assessore subito?
No, quando il sindaco Brizzi mi ha chiamata per chiedere la mia disponibilità a ricoprire quel ruolo sono rimasta stupita ma ho subito accettato. La mia indole è di affrontare le sfide di petto e mi sono fidata della sua fiducia.

Come è stato l’impatto con questo nuovo ruolo?
All’inizio non avevo la più pallida idea di cosa e come dover fare. Una cosa è avere un programma e delle idee, un’altra capire come funziona la macchina per realizzarli. Devo dire che il personale comunale, che ritengo essere la spina dorsale di un Comune, mi ha veramente aiutato tanto. Tutti mi hanno accompagnata a capire come muovermi all’interno di un meccanismo complesso come la macchina burocratica e organizzativa dell’ente. Sono loro che danno continuità al Comune nei confronti del cittadino. Ci sono un sacco di progetti e attività e servizi di routine che il personale porta avanti da anni e che non vengono meno con il cambiare delle giunte.

Il suo incarico, pubblica istruzione e cultura, oltre che ampio è molto impegnativo. Soprattutto in questi ultimi due anni le sfide saranno state molte.
Sì, veramente. Oltretutto io non ho lasciato il mio lavoro alla scuola materna e di rappresentante sindacale e pur godendo dei permessi previsti per legge il carico di lavoro è notevole. Il lavoro di assessore, poi, volendo non finisce mai. Mi sono imposta di staccare spegnendo il cellulare ad una certa ora. Il Comune di Bussolengo ha un istituto comprensivo che comprende quattro scuole dell’infanzia, elementari e una scuola media oltre ad un asilo nido comunale e una scuola dell’infanzia paritaria. Ripensare al trasporto oltre che alla mensa e a tutti gli spazi scolastici è stato davvero uno sforzo notevole.

Cosa pensa di aver portato della sua esperienza lavorativa come insegnante e di rappresentante sindacale nel suo lavoro di assessore?
L’assessorato che ricopro è vicino alla mia esperienza di lavoro. Mi è sembrato strano a volte sedere dall’altra parte durante alcuni incontri con la scuola. Credo che la mia esperienza mi abbia portato a capire meglio le problematiche del mondo scolastico e, per questo, penso di essere riuscita a dialogare meglio con le parti. Anche l’esperienza come rappresentante sindacale mi ha aiutata. Capire le motivazioni e le istanze degli altri è sicuramente un buon inizio per dialogare e collaborare.

Mi pare di capire che la sua esperienza finora sia stata positiva. Cosa ha significato il suo essere donna all’interno della giunta?
Sinceramente non ho mai riscontrato nessun problema, cerco di avere sempre uno sguardo positivo e senza pregiudizi verso gli altri per cogliere il bello e il buono di ogni situazione e di ognuno. Mi sono sempre sentita rispettata nel mio ruolo e trovo, anzi, che talvolta sia io sia le mie colleghe veniamo consultate anche per avere un parere diverso o un punto di vista che può dare completezza ad un’idea.

Tra il lavoro, il sindacato ed il Comune le rimane il tempo per qualche altra passione personale?
A parte che metto passione in tutto quello che faccio altrimenti non lo farei, ho la passione per il ballo moderno-jazz anche se al momento l’ho un po’ abbandonato.

Concludiamo la nostra chiacchierata uscendo dalla biblioteca dal retro così Valeria ha modo di mostrarmi gli ampi spazi che hanno potuto ospitare eventi durante l’estate scorsa e la precedente per cercare di mantenere viva l’attività culturale e sociale del paese. Vedo che è molto orgogliosa del suo paese e soddisfatta del lavoro che sta svolgendo e della squadra che la affianca che continua a ringraziare.

È la seconda donna che incontro alla prima esperienza in politica attiva con deleghe importanti ed impegnative, ma che con umiltà, impegno e passione porta avanti il suo incarico sottolineandomi l’importanza dei suoi collaboratori.