L’insostenibile leggerezza del commentare senza leggere

Vi sono battaglie che sono perse in partenza, e che quindi non varrebbe nemmeno la pena di combattere, subendole quali condanne inevitabili come gli egizi dovettero fare con le sette bibliche piaghe.

Eppure si fatica ad accettare, a restare impassibili ogni giorno, ogni ora, ogni minuto vedendo il proliferare incontrollato di burloni – chiamiamoli così – che con modi tronfi, arroganti e quasi sempre sgarbati si adoperano a commentare i più disparati articoli, da quelli drammatici al gossip rosa, senza prendersi la cura minima di leggerli, gli articoli che sottopongono alla loro acuta analisi.

Niente, ci si ferma al titolo. Immancabilmente ed unicamente al titolo, che tra l’altro nel giornalismo è tradizione che non venga deciso dall’estensore dell’articolo ma da chi lo mette in pagina e quindi, talvolta, può addirittura in parte discostarsi dal significato profondo del testo.

Gli effetti di questi commenti alla cieca sono grotteschi ed imbarazzanti (per chi li ha scritti). E se ci fermassimo qui il danno sarebbe anche limitato. Ma purtroppo molto spesso gli effetti sconfinano nel pesantemente dannoso perché, a cascata, quei commenti coagulano attorno a loro un corollario di altri commenti, ugualmente aggressivi e disinformati, che spostano inesorabilmente il tema dell’articolo su argomenti del tutto slegati, polarizzando lo scontro tra i lettori e determinando la perdita completa di quella che era l’informazione o l’opinione che il giornalista voleva comunicare con il suo scritto.

L’effetto è, su larga scala, destabilizzante. L’informazione fornita dal giornalista – che nel nostro sistema democratico ha il ruolo fondamentale e riconosciuto dalla Costituzione di mediare la notizia tra origine dei fatti e lettori – si perde nel marasma di questi commenti del tutto sconclusionati e impermeabili ai fatti.

Questo determina un generale e tossico caos all’interno del quale ognuno dice quello che la pancia gli suggerisce, inquinando completamente la filiera delle fonti che invece in un sistema informativo sano è l’unica garante della attendibilità e del fondamento di ciò che si legge. Con devastanti ricadute sul pensiero comune, basti pensare a cosa sta significando l’infodemia sul tema Covid.

Basterebbe veramente poco, basterebbe avere l’intelligente umiltà di leggere e tentare di capire. E poi, solo dopo, commentare. Basterebbe poco per spezzare questa spirale perversa che sta avvelenando i pozzi dell’informazione.

Ma, come si diceva, le piaghe d’Egitto si subiscono, non si risolvono.