“L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”, di Sydney Sibilia. Un film sottotono per una storia straordinaria

Trama e Recensione

Il ’68, piaccia o meno, ha lasciato un solco nel tessuto socio-culturale e politico in Italia e in tutto il mondo. In questo clima è avvenuta anche l’autoproclamazione di Stato indipendente dell’Isola delle Rose, (effettivamente) costruita dal visionario ingegnere Bolognese Giorgio Rosa.

In acque internazionali, ma a (solo) 11,6 chilometri dalle spiagge di Rimini, Giorgio ha realizzato insieme a Maurizio Orlandini, vecchio amico e compagno di studi, una piattaforma di 400 metri quadri, prima vissuta come luogo di intrattenimento, successivamente una micro-nazione dotata di lingua ufficiale (l’esperanto), bandiera, moneta e governo, con tanto di richieste di cittadinanza e colloqui alle Nazioni Unite e al Consiglio Europeo. All’utopia di Giorgio si opporrà lo Stato italiano che, nonostante la burocrazia e i meccanismi diplomatici, farà di tutto per smantellarla.

I fatti e i personaggi dell’ultimo film di Sydney Sibilia (regista della trilogia Smetto quando voglio) appartengono a una storia vera, raccontata sulle colonne dei giornali italiani alla fine dei burrascosi anni Sessanta. Nonostante la base narrativa di partenza fosse succosa e con alto potenziale, purtroppo il risultato non riesce a toccare le aspettative sperate.

Pretendendo di documentare i fatti di cronaca con i toni di una commedia (i momenti di risata si contano sulle dita di una mano) e senza staccarsi dal genere biografico, il film assume un registro ibrido, facendo fatica a conciliare l’intrattenimento con l’aspetto più ideologico. La sceneggiatura, inoltre, non brilla e manca di quello stile frizzante in grado di sollevare i momenti di narrazione più piatti o degni di approfondimento.

Anche la costruzione dei personaggi risulta eccessivamente artificiosa e sembra aggiungere un elemento fittizio e quasi grottesco alla vicenda reale. Al netto del protagonista (un esuberante Elio Germano) e della sua storia d’amore con Gabriella (Matilda De Angelis), donna colta e determinata, il resto dei personaggi non escono dalla propria sfera stereotipata; ad esempio, Fabrizio Bentivoglio e Luca Zingaretti, rispettivamente il Ministro degli Interni Franco Restivo e il premier Giovanni Leone, sono ridotti a macchiette politiche, figure spietate e bizzarre allo stesso tempo.

Pur parlandone più volte nel corso del film, non si riesce a far breccia nello spettatore con quel concetto di libertà tanto sognato e propugnato e dell’idea di indipendenza come luogo e occasione di nuove possibilità e come fuga da un sistema inceppato e che pone un freno al senso di creatività ed espressione. Alle (poche) parole, infatti, si sovrappongono per lo più le immagini della “discoteca” galleggiante, e la sostanza visionaria passa in secondo piano.

Grazie all’aspetto clamoroso, straordinario e alquanto originale della vicenda, le due ore del film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose trascorrono, tutto sommato, senza intoppi, ma il rischio di annoiarsi è sempre dietro l’angolo.

La Scheda
“L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”, regia di Sydney Sibilia, 2020

La Valutazione
2,5 stelle di 5

Il trailer