L’incredibile storia della TAV a Sona, prima della TAV. La costruzione della ferrovia Ferdinandea a metà Ottocento

Nell’ultimo anno la realizzazione della TAV, la linea ferroviaria dell’alta velocità, ha iniziato a presentare i primi disagi alla nostra comunità. Di ulteriori e più sgradevoli se ne manifesteranno nei prossimi mesi, ma saranno in parte contenuti grazie ad un serie di accordi sottoscritti fra gli amministratori dei Comuni coinvolti e la società che sta realizzando l’infrastruttura.

Quando si costruì invece la “sorella maggiore” della TAV, più di 150 anni orsono, non si coinvolsero i rappresentanti dei territori e non si ebbero remore nel compromettere gli assetti territoriali ed a rivoluzionare la vita quotidiana dei suoi abitanti. Il Comune di Sona, in particolare, pagò un pesante pedaggio soprattutto perché i danni e disagi, che inevitabilmente si dovettero creare furono considerati solo a posteriori, ponendovi rimedio, fin dove fu possibile, spesso solamente con modesti indennizzi economici.

Riportiamo con questo articolo alcune notizie su quella vicenda, occorsa quando i territori del Lombardo Veneto erano Impero Austriaco. Ce ne ha dato la possibilità la ricerca che gli storici del Baco hanno in corso del periodo fra gli anni 1844-1866.

La prima ferrovia Venezia-Milano, conosciuta come Ferrovia Ferdinandea, prese il nome da Ferdinando I d’Austria, in quegli anni Imperatore dell’immenso Impero Austriaco. Già a partire dal 1835 si iniziò a parlare di collegare via ferrovia Milano a Venezia, capitali del Regno Lombardo Veneto, ed il Governo Austriaco mostrò interesse per la proposta. Si iniziarono quindi le operazioni per la costituzione della società Imperial-Regia Privilegiata Strada Ferrata Ferdinandea Lombardo-Veneta, una società per azioni che progettò, costruì e successivamente gestì la linea ferrata.

La ferrovia fu costruita per tratti ed il primo tronco ad essere completato ed inaugurato, il 12 dicembre 1842, fu il Padova-Marghera. In successione fu la volta degli altri, con un rallentamento dei lavori durante la prima guerra di Indipendenza. La Bergamo-Brescia-Verona fu inaugurata nel 1854 e, con l’apertura del tronco diretto Rovato-Treviglio avvenuta il 5 marzo 1878, già Regno d’Italia, la ferrovia assunse l’attuale fisionomia.

Nell’immagine, riproduzione del progetto originale della ferrovia Fernandinea a Sona. Sopra, La strada ferrata negli anni ‘30 dello scorso secolo a San Giorgio in Salici. La foto fu scattata dal podestà Luigi Tonelato.

Fu un’opera grandiosa per il periodo, anche per la sua lunghezza, di ben 285 chilometri. Il tracciato sconvolse il territorio del Comune di Sona, soprattutto a San Giorgio in Salici, perché non fu presa in considerazione la possibilità di costruire percorsi in galleria, come invece si è fatto per la TAV. Il profondo scavo inferto alla collina della frazione, tuttora visibile perchè tale restò da allora, ci fornisce un’idea di quale fu l’impatto su quel territorio.

Per descrivere come si operò abbiamo deciso di riportare uno stralcio della causa intentata nel 1851, contro il governo Austriaco dalla nobile famiglia Ravignani per i danni provocati ai terreni di proprietà a San Giorgio in Salici perché, meglio di ogni altra possibile descrizione, certifica come l’intervento abbia radicalmente cambiato il quadro idrogeologico di quella porzione di territorio.

“Allorquando nel corso dell’anno 1851 l’I.R. Direzione delle Ferrovie Austriache procedette alla costruzione della linea ferroviaria da Verona a Brescia, si fece subito una sensibilissima alterazione al monte, sul quale giace San Giorgio in Salici. Questo monte, che trovasi a cavalcioni della linea ferroviaria, fu per tutta la sua larghezza in parte squarciato ed in parte forato: si aprirono cioè due trincee nei suoi fianchi orientale e occidentale, le quali vennero riunite mediante un tunnel praticato sotto la parte più elevata del monte medesimo. Prima che tali lavori venissero eseguiti, le acque pioggiane cadenti sui versanti del monte, scorrevano e si smaltivano separatamente. Dopo i lavori medesimi ed in causa degli stessi accadde invece: 1) Che le acque provenienti dal versante orientale, defluendo lungo il piano inclinato da Est a Ovest della ferrovia, si riunirono a quelle del versante occidentale, ingrossato per di più da quelle nuove che filtrano dalla volta del tunnel, e, smaltendosi per un sottopassaggio appositamente eretto dalla I.R. Direzione, si scaricarono tutte nei fossi colatori dello stabile in quella località posseduto dalla nob. Isotta Orti-Ravignani. 2) Che queste acque nel loro corso incontravano i depositi di materia ghiajosa e terrosa, fatti dalla I.R. Direzione costruttrice ai lati della ferrovia sugli spazi a tal uopo occupati, e scendendo lungo i fianchi del monte squarciati dalle trincee e lasciati sprovvisti di qualsiasi zolla erbosa, arrivavano ai fossi colatori dello stabile Ravignani sature di terriccio e vi travolgevano ghiaja, causando continui e sempre nuovi sedimenti terrosi e ghiajosi nei fossi colatori medesimi. Diminuitasi per tal modo ogni dì più la capacità dei fossi colatori, essi finirono col rendersi inofficiosi. Di qui ne vennero frequentissimi straripamenti, dei quali rimasero vittime i fondi in gran parte prativi della nob. Isotta Orti-Ravigani, che furono allagati da queste acque torbide fangose e sature di materia non vegetale. Siffatti allagamenti durarono ogni anno per lunghissimi periodi, mancando il modo di smaltire le acque, le quali, fatte stagnati e coprendo quei fondi per un’altezza di più che un metro, alterarono profondamente lo stato vegetabile, causarono la mortalità di gran numero di piante; impedirono la possibilità di qualunque prodotto, rendendo sterile ed insalubre valle ciò che prima era prato di una fertilità più che soddisfacente, e rovinarono, coi sedimenti ivi accumulati, tutto un ben inteso sistema di fossi colatori”.

Nell’ottobre del 1851 la Contessa Ravignani, in aggiunta all’esposto sopra riportato inviò un pesante richiamo “all’I. R. Direzione delle Strade Ferrate e Telegrafi pel Regno Lombardo Veneto”, chiedendo che venissero tempestivamente riparati i gravi danni insorti con le nuove operazioni in corso: “Nel paese di San Giorgio in Salici, Comune di Sona, esiste verso ponente un mulino di proprietà Vanninetti, per far agire il quale edificio è d’uopo d’una Gorga che ne sostenga l’acqua che altrimenti scolerebbe troppo rapidamente e resterebbe perciò il mulino la maggior parte del tempo nell’inazione. A questa gorga poi fu posto un livello che l’acqua non avesse ad oltrepassare, perché altrimenti troppo gran danno ne risentinieno i fondi superiori. Ora il fatto di molti anni ha gravato che quando l’acqua monta fino alla sommità del livello i prati superiori, di ragione della snob. Sig. Isotta Orti Ravignani, vengono sommersi con grave danno dei fieni che vengono impantanati e piegati a terra in modo da non poter più essere segati. Ora la Strada Ferrata che mette da Verona a Brescia passando nel bel mezzo della Gorga suddetta, occupò gran parte dello spazio che avria dovuto essere esclusivamente per l’acqua. Di più. Il ponte che fu tratto sopra la Gorga è talmente piccolo che a stento permette lo scolo delle acque superiori; (scolo che fu aumentato dalle acque di tutte le sorgenti che si rinvenirono nello scavo della terra e Galleria per la Strada Ferrata e che indebitamente furono dirette nella Gorga suddescritta. Cosicchè da tutto ciò ne risulta che se prima avveniva di rado che l’acqua della Gorga incontrasse fino al livello e quindi che i prati della nob. Sig. Isotta Orti Ravignani venissero inondati, ora per le nuove fatture della Strada Ferrata le inondazioni saranno frequentissime ed il danno perciò incalcolabile. Ed inoltre le acque della Galleria essendo state dirette alla Gorga suddetta per un fosso di ragione della Nob. Isotta Orti-Ravignani, le quali acque pertanto con la molta terra innalzarono il letto dei fossi in modo da inondare e impedire il libero scolo. Si domanda dunque che sia dato un più equo Livello; che venga aggrandita la Gorga e resa capace delli scoli; che vengano tolti pure quelli che indebitamente furono diretti alla Gorga e spurgati quei fossi per i quali furono fatte passare le acque provenienti dalla Galleria, con notabile aumento dell’acqua che prima si riunivano alla Gorga e quindi con maggiore frequenza d’inondazione e danno alla nob. Isotta Orti”.

Come si ricava da quanto riportato, gli interventi – che appaiono veramente scriteriati – portarono alla deviazione dei flussi normali delle acque piovane che, trovando lungo nuovi percorsi depositi di terra e ghiaia e nessun muova trincea naturale, riempirono le cunette di raccolta degli scoli. Il risultato fu che si crearono aree di stagnazione per lunghi periodi con moria di erba, arbusti e piante e danni ad attività produttive agricole ed industriali.

Gli interventi non portarono solo enormi manomissioni al decorso delle acque, ma quale conseguenza collaterale, non di poco conto, sconvolse le vite private ed il tessuto economico e sociale degli abitanti delle zone coinvolte.

Sul territorio, inoltre, si riversò la presenza di 700 persone, operai di etnie con lingua e costumi diversi (nell’Impero Austriaco si parlavano 18 lingue) e fornitori locali o ambulanti di prodotti alimentari e servizi vari, che erano costretti a convivere di giorno e di notte a stretto contatto con gli agricoltori locali, frontisti del percorso in costruzione della ferrata. Anche il Comune fu molto impegnato sotto il profilo dell’ordine pubblico e di quello burocratico, dovendo prendere in carico anagraficamente tutto il personale che si soffermava, anche per brevi periodi, nelle località interessate alla costruzione della ferrovia.

Per queste ragioni il 15 marzo 1851 la deputazione comunale di Sona, (leggi giunta comunale), si attivò presentando al commissario distrettuale di Verona, (autorità di controllo sui Comuni) un documento di segnalazioni e lamentele per le operazioni in corso, chiedendo un intervento risolutore, presentando una serie di richieste: “La costruzione del tronco dell’I. R. Strada Ferrata per Brescia ed in ispecialità il vistoso tunnel divisato farsi nella Frazione di S. Giorgio in Salici, richiama in questo territorio considerevole numero di lavoratori per un tempo non minore di un anno e mezzo. Le conseguenze ed i danni che derivano ai prodotti del suolo, da quel concorso, pongono in gravi angustie cotesti possidenti limitrofi, invocano questa autorità pronti ed efficaci provvedimenti. Vien detto che l’Impresa è tenuta a rispondere dei danni, ma l’esperienza ha fatto conoscere che per non essere stati comunicati gli obblighi ad essi imposti per non conoscersi da chi sia legalmente rappresentata; per non avere questo rappresentante domicilio in luogo e più i subappalti, o parziali convegni che essa suol fare nella esecuzione dei lavori oscurano e tolgono il mezzo di avere i compensi dei danni e persino di appoggiare i reclami innanzi al Giudice Onorario presso il quale occorrono le prove volute dal Regolamento Giudiziario. A prevenire conseguenze si dannose ed a tutela degli interessi dei propri amministrati reclamanti la Comunale Rappresentanza di Sona trovasi in dovere d’invocare dalla Tutoria Autorità che sieno provocate dall’I. R. Direzione Superiore della Strada Ferrata da cui l’Impresa dipende, pronte ed efficaci disposizioni ed in ispecialità a voler a) emettere con Detto in forza del quale sia reso noto (e da potersi usare come documento) che l’Impresa deve rispondere dei danni che i lavoratori recassero ai prodotti del suolo; b) che l’Impresa sia tenuta a dichiarare il legale suo rappresentante con domicilio in Comune; c) che a fronte dei contratti secondari sia l’Impresa ritenuta esclusivamente rispondente dei danni; d) che debba l’Impresa provvedere onde i lavoratori abbiano alloggi e la legna occorrente per impedire quei contatti che derivano dalle arbitrarie loro esigenze nell’acquartierarsi, e quei guasti che sogliono recare alle piante che per non esservi in questo territorio che gelsi e viti il danno sarebbe assai grave. Dalla esperimentata premura ed interesse che codesto R. Commissariato seppe in ogni incontro dar prove pel bene di codesto Comune si porta fiducia pel maggiore appoggio della presente umilissima rimostranza”.

Qui riportiamo solo una modesta parte dei tanti e gravi problemi sorti nel periodo sul territorio comunale. L’ampia documentazione fornita del Conte Guarienti e quella che stiamo raccogliendo nell’archivio storico comunale documenteranno in modo più accurato e puntuale tutti i risvolti dell’interessante vicenda, che pubblicheremo a tempo debito in un nuovo volume storico edito dal Baco.

Per il momento, un poco preoccupati per quanto stiamo, mano a mano, leggendo nella documentazione di cui sopra, ci auguriamo che i disagi a carico della Comunità sonese non siano minimamente confrontabili con quelli qui descritti in questo articolo, quando i lavori per la costruzione della TAV a Sona entreranno in una fase operativa più intensa.

Ricerca storica condotta con Valentino Venturini. Si ringrazia il conte Federico Cavallari-Guarienti, diretto discendente della famiglia Orti-Ravignani, per averci messo a disposizione, consentendoci di riprodurlo, il notevole ed importante materiale conservato nell’archivio famigliare, nonché il progetto dell’intera infrastruttura steso all’epoca.