L’inchiesta. Le pensioni e la natalità: i numeri della trappola demografica in Italia e a Sona

Il 15 gennaio scorso l’Istat ha pubblicato uno studio che fotografa le condizioni di vita dei pensionati in Italia nel 2018. Il quadro che ne emerge è significativo e agghiacciante: oltre i tre quarti del reddito familiare di quasi 7 milioni e 400 mila famiglie con pensionati sono costituiti da trasferimenti pensionistici, in grado di offrire una protezione economica per quei nuclei familiari più vulnerabili (genitori soli o famiglie di altra tipologia) e di ridurre il rischio di povertà; l’ammontare delle pensioni pesa il 16,6% sul Pil italiano (in aumento rispetto al 2017); oltre un terzo dei pensionati riceve meno di 1.000 euro lordi al mese, mentre il 12,5% non supera i 500 euro.

Il nostro è un Paese in cui povertà e ricchezza sono due facce di una stessa medaglia, in cui l’incremento del reddito medio delle pensioni è stato in questi anni di gran lunga maggiore rispetto a quello degli altri redditi, come si evince dal grafico seguente:

Dal rapporto “Condizioni di vita dei pensionati”

Eppure il rischio di povertà per le persone anziane è sempre più alto. Infodata del Sole 24 Ore ha elaborato i risultati del rapporto Eurostat Ageing Europe – looking at the lives of older people. Guardate l’Italia: nel 1995 aveva la percentuale più alta di anziani a rischio povertà (20%) e un tasso di dipendenza (ovvero il rapporto tra il numero degli oltre 65enni e il numero di coloro che hanno tra i 15 e 64 anni). Nel 2018 l’Italia si conferma un paese “vecchio” e fragile, avendo il tasso di dipendenza maggiore d’Europa (35,2%), e un rischio di povertà (20,7%) dietro solo a Spagna e Romania.

I numeri sono la traduzione di un fenomeno assolutamente non trascurabile a livello sia macroeconomico e nazionale sia amministrativo e locale. Anche il Comune di Sona soffre di un aumento dell’età media non irrilevante: pur essendo aumentato il numero dei residenti da 14.288 a 17.776 unità a partire dall’inizio degli anni Duemila, la media dell’età si è spostata verso l’alto, crescendo del 10,65%, passando da 38,5 anni a 42,6.

Elaborazione del Baco su dati Istat raccolti da tuttitalia.it

Ciò è dovuto a due fattori principali: l’aumento di residenti già adulti a Sona e un calo delle nascite, come si evince chiaramente nella Piramide dell’età, che fotografa la popolazione sonese nel 2019, classificandola per età, sesso e stato civile.

La Grande Recessione del 2008-2016 ha inciso pesantemente a Sona, in Italia e in moltissimi altri Paesi occidentali sia in termini economici sia relativamente alla natalità. È stata innescata la cosiddetta trappola demografica dalla miscela di due fattori significativi: da un lato, il periodo storico della Crisi economica, avvenuto quando le generazioni di donne nate nel baby boom sono gradualmente uscite dall’età fertile, cedendo il posto a coorti di potenziali madri (e padri) via via più piccole; dall’altro, è diminuita la propensione media ad avere figli, dettata (anche) da valutazioni oggettive e soggettive di prospettive economiche e benessere sociale.

La contrazione della natalità è, pertanto, da attribuirsi a entrambi i fattori, ma con una ponderazione diversa. Secondo alcuni studi demografici, la diminuzione delle madri potenziali ha influito per il 70% sull’innesco della trappola demografica, mentre la Crisi economica solamente per il 30%. Secondo gli ultimi dati disponibili pubblicati dall’Istat, il numero delle nascite nel 2018 è stato pari circa a 440.000, esattamente la metà rispetto ai nati del 1974; il tasso di fecondità ha subito un’ulteriore flessione rispetto all’anno precedente, toccando il valore di 1,29 figli per donna (nel 2010 era pari a 1,46, il valore più alto dal 1995), oggi il più basso d’Europa e il minimo dal 2003, il periodo più buio della storia demografica italiana.

Secondo uno degli scenari ritenuti più plausibili dall’Istat, nel 2065 l’Italia sarà uno dei Paesi europei a spopolamento più celere, in quanto i cittadini residenti saranno in tutto poco meno di 54 milioni, contro i circa 60,5 di oggi, vuoi per un numero non elevato di immigrazioni dall’estero, vuoi per la sempre più frequente emigrazione di italiani all’estero, vuoi per la diminuzione della natalità e la decrescita del tasso di mortalità.

L’inverno demografico in Italia rischia di trasformarsi in una vera e propria glaciazione se la politica nazionale e locale non intraprendono misure significative ed efficaci per favorire la natalità.

Il punto di partenza per una politica attenta al fenomeno demografico italiano è favorire e agevolare l’occupazione femminile, che è correlata positivamente con il tasso di fertilità, nonostante sia opinione diffusa esattamente il contrario. Tale correlazione traspare dal seguente grafico, che rappresenta la variazione del tasso di fertilità rispetto al tasso di occupazione femminile nelle diverse Regioni italiane, in base a un intervallo di dati che va dal 1999 al 2017:

Elaborazione di lavoce.info su dati Istat

 

Nonostante la congiuntura economica sfavorevole degli ultimi anni abbia contribuito con un peso relativo (30%), al fine di disinnescare la trappola demografica, ponendo le basi di una possibile inversione di tendenza, è essenziale da parte della amministrazioni nazionali e locali dedicare attraverso incentivi concreti, decisi e di lungo periodo una maggiore attenzione e stabilità alle nuove generazioni, che vivono oggi in un contesto di incertezza economica e sociale non indifferente.

Gianmaria Busatta

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR), è laureato in Economia e commercio ed in Banca e Finanza presso l'Università degli studi di Verona, lavora presso la società di revisione Deloitte & Touche. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e diversi seminari sulla cinematografia presso la Biblioteca Civica di Verona.

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