L’importanza per l’economia e per la vita sociale del nostro territorio dei piccoli negozi. Ne parliamo con Alessandro Molon

Una delle caratteristiche che rendono il Comune di Sona particolarmente vivace dal punto di vista sociale è la presenza di una comunità partecipe, anche in tempi di coronavirus.

Questo fa sì che alcuni negozi, storici o più recenti, sopravvivano da molti anni nonostante il centro commerciale adiacente al paese che crea non pochi problemi alle botteghe più piccole. Siamo però in costante cambiamento, l’inesorabile cammino del tempo non si può fermare. Tutto si velocizza. E tante realtà piccole devono comunque abbassare le saracinesche.

Viviamo questo cambiamento epocale con una nuova capacità d’acquisto, quella che basta un clic sulla tastiera di un pc o su uno smartphone per permetterci di avere in tempi brevi e senza fare alcun spostamento quello che vogliamo direttamente a casa; il prodotto che ci viene recapitato non soddisfa le nostre aspettative? Non c’è problema: resi gratuiti, restituzione della somma pagata a discapito però della perdita di dimensione della relazione diretta tra chi compra e chi vende.

Chi di noi può dire di non aver mai fatto un acquisto on line? Solo pochi eletti, o chi non mastica nulla di tecnologia. Una pratica che prende sempre più piede, non solo nelle nuove generazioni.

Esistono poi i coraggiosi; persone con un bagaglio di esperienze che sognano di aprire la loro attività proprio qui sul nostro territorio, a Lugagnano, ci riescono e aprono la macelleria Casa Molon.

Incontro Alessandro Molon, titolare della macelleria. Alessandro e la sorella Valentina sono cresciuti con l’esempio del padre Alberto che appena ventenne nel 1966 apre la sua prima macelleria in zona Valverde a Verona. Nel 1984 Alessandro diciottenne e Valentina iniziano a lavorare nella macelleria del padre, che nel frattempo si era spostata a Veronetta. Nel 1996 ristrutturano il negozio e danno il via all’attività che diventerà il loro fiore all’occhiello: il catering.

Il sogno di Alessandro però era di tornare nel paese d’infanzia, Lugagnano, e nel 2011 realizza in parte il suo desiderio. Solo nel 2016 il suo sogno si realizza completamente. Acquista un immobile che ristruttura e adibisce a negozio nel piano inferiore e casa al piano superiore. Alessandro ha voluto che i lavori di ristrutturazione fossero effettuati dai suoi concittadini, dando così lavoro ad artigiani, elettricisti muratori di Lugagnano. Segno di grande comunione.

Alessandro è una persona gioviale, educata che ci sa fare con le persone. La sua macelleria è un gioiellino, si trova a Mancalacqua, in fondo a Lugagnano. Quando si entra nel suo negozio salta subito all’occhio la pulizia e come i prodotti locali vengono esposti con cura e professionalità. La tracciabilità che assicura un prodotto di qualità è facilmente visionabile sulle certificazioni che si trovano sul bancone.  I consigli che elargisce lui o i suoi collaboratori quando si chiede un taglio di carne rispetto ad un altro per cimentarsi in una ricetta è quello che a mio avviso fa la differenza con la grande distribuzione.

Chiedo ad Alessandro quali secondo lui possono essere i motivi della chiusura dei piccoli negozi di paese. La sua prima risposta è “il tempo”.

“Oggi viviamo in uno stato di totale frenesia, non abbiamo più tempo per nulla. Un caffè, la spesa, l’acquisto di un bene personale, tutto deve essere incastrato tra lavoro, famiglia e impegni vari; dove andare allora per comodità se non al centro commerciale? Tutto quello che cerchi è in un unico stabile, basta salire o scendere una scala mobile e il gioco è fatto. Gli orari di apertura consentiti ai nostri negozi non possono competere con l’orario del centro commerciale dove i commessi si turnano per sopperire alle tante ore di apertura a discapito di quei rapporti personali che puoi creare in un negozio di paese, dove per la maggior parte del tempo vieni servito e seguito dalle stesse persone. I prezzi competitivi spesso non sono sinonimo di qualità. Il potere di acquisto che detiene la grande distribuzione in base alla quantità acquistata abbatte notevolmente il costo del singolo prodotto. Un altro ostacoloci spiegaè la burocrazia e i costi per sostenerla, altro problema che appesantisce non poco i piccoli commercianti, spese che incidono sicuramente anche sulla grande distribuzione, ma forse non equamente. Un esempio sono le multinazionali tassate meno del bottegaio sotto casa o, addirittura, fiscalmente domiciliate all’estero per limitare al minimo il prelievo fiscale”.

Altra cosa importante per non fossilizzarsi è l’innovazione. Alessandro sostiene che è necessario rinnovarsi e innovarsi. “Non bisogna arenarsi facendo sempre le stesse cose. Curare l’aspetto del proprio negozio perché sia piacevole e in ordine, avere prodotti d’élite che non si trovino in qualsiasi supermercato. Sperimentare nuove tipologie di prodotti, creare e inventarsi nuove ricette, come nel mio caso, gli hamburger farciti. Rimanere aggiornati e andare incontro alle necessità delle persone con una più ampia scelta possibile, con la speranza di avere poi un ricambio generazionale che spesso viene visto dai giovani come un peso anziché un’opportunità”.

Lo ringrazio per il tempo dedicatomi. Lo lascio finalmente rientrare a casa, domani sarà un altro giorno di lavoro per lui e per i suoi dipendenti. Dietro un duro lavoro si trovano le soddisfazioni. Vale per tutte le botteghe del nostro Comune, a Lugagnano come a Sona, a Palazzolo e a San Giorgio in Salici, che vivono di commercio e cordialità e fanno l’impossibile per tirare avanti. Per questo meritano più attenzione.

Certo non possiamo evitare che a breve le nostre piccole città vengano invase da magazzini centralizzati giganteschi per soddisfare lo stoccaggio in tempi sempre più brevi dei succitati click, oppure che costruiscano un centro commerciale ogni 3000 abitanti, ma qualcosa possiamo fare, vediamo già come hanno preso piede i mercatini della Coldiretti che vendono a km zero la frutta e la verdura direttamente dal produttore al consumatore. Prendiamoci un po’ di tempo e cerchiamo la qualità dei prodotti, possiamo diventare responsabili e protagonisti delle scelte che facciamo, scelte più etiche e ambientali quindi sicuramente più sane. Non permettiamo ai nostri paesi di svuotarsi dalle botteghe che da sempre rappresentano la spina dorsale di un Italia che ci invidiano in tutto il mondo.

Tutte le frazioni del nostro Comune vivono di queste realtà, sta solo a noi concittadini di buon senso aiutarci a vicenda, acquistando consapevolmente e relazionandoci di più, solo così possiamo essere una vera comunità.

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