“L’importanza della nostra Storia”, il Sindaco Gualtiero Mazzi e l’Assessore Regionale Giorgetti sul libro del Baco

Il libro sulla storia di Sona negli anni dell’Unità d’Italia, pubblicato dal Baco in questi giorni, si apre con alcuni interventi istituzionali di particolare valore.

 

Tra questi particolarmente significativi sono quelli del Sindaco di Sona Gualtiero Mazzi e quello dell’Assessore Regionale Massimo Giorgetti. Che sottolineano il valore storico e culturale dell’opera.

 

“Come Sindaco di Sona – scrive Gualtiero Mazzi – è certamente un piacere scrivere alcune righe per un libro che ha saputo recuperare un pezzo importante della nostra storia locale e farci conoscere come eravamo, come vivevano i nostri padri, quali trasformazioni abbiano subìto i nostri paesi e i nostri costumi, da metà ottocento ad oggi. Pur con le diverse valutazioni storico-politiche che si potrebbero fare riguardo al processo di nascita del Regno d’Italia nel 1861 (Il Veneto verrà annesso solo cinque anni dopo nel 1866) e sul periodo che l’ha preceduto, dopo la caduta della Serenissima nel 1797 (della quale Verona faceva parte da secoli) è certamente utile una riflessione sulla nostra storia, sulle nostre tradizioni, sui costumi e valori fondanti delle nostre comunità. Gli innumerevoli resoconti di vita raccolti nel libro vanno ben oltre il 1866, arrivano lontano, a quella meravigliosa città che è Verona, alla sua storia di città romana, di città degli scaligeri, di città veneta e poi austriaca che tutto il mondo ci invidia e che attira miriade di turisti. Sona come tutti i paesi vicini è sempre stata indissolubilmente legata alle sorti di Verona e del Veneto e il sentirsi italiani, come veronesi e come veneti, va al di là del processo unitario risorgimentale”.

 

“Il sentirsi italiani è prima di tutto una dimensione spirituale e morale – prosegue Mazzi – che trae origine dalla comune religione cattolica e dalla cultura classica, elementi che hanno plasmato in modo simile l’arte, la letteratura e i costumi delle comunità e città italiane, da Palermo a Napoli, da Roma a Firenze, da Milano a Verona e così via. Tornando agli scorci di storia locale che il libro ci offre e che si leggono piacevolmente, anche per cercare di riconoscere pezzi della nostra storia famigliare, è altresì interessante vedere come si viveva in quegli anni e come si amministrava il nostro Comune. Cercare di fare un confronto con i nostri giorni, con i mezzi moderni di cui disponiamo oggi e con la povertà di allora, povertà che non impediva, purtuttavia, di vivere con dignità, con profonda fede e attaccamento alla propria terra, alla propria famiglia e al proprio lavoro. Lo svolgimento dei racconti, delle testimonianze e dei documenti contenuti nel libro permette di cogliere le luci e le ombre degli avvenimenti di quel periodo. Inoltre, fa piacere notare che gli autori hanno saputo evitare certa noiosa retorica filo risorgimentale che pretenderebbe di spiegarci che prima tutto era male e oscurantismo e dopo invece tutto diventò bene e luce. Nel libro gli autori con onestà hanno evidenziato anche ciò che di buono c’era nelle condizioni di vita delle popolazioni sotto il regno Lombardo-Veneto e ciò che di peggio è stato portato dopo, come ad esempio l’abolizione degli usi civici, l’imposizione di nuove tasse per pagare il debito pubblico, i tentativi di condizionare le consuetudini e tradizioni religiose”.

 

“Riterrei interessante approfondire anche il periodo storico prima dell’invasione napoleonica del 1796, per capire com’era il nostro Comune e come viveva la nostra gente abituata a secoli di sostanziale pace sotto la Serenissima e che fu rotta dall’invasione francese e dalle guerre che ne seguirono. Vorrei concludere augurandomi che la vita dura di sacrificio dei nostri padri e delle nostre madri – termina il Sindaco di Sona – ci sia di esempio per affrontare con quello spirito il futuro, non disperdendo un patrimonio prezioso di valori morali e spirituali che hanno prodotto grandi risultati”.

 

“Sfogliando le pagine del volume che gli storici del Comune di Sona, Salvetti, Tacconi e Nicoli, hanno scritto sulle vicende della loro Comunità – scrive aprendo il suo intervento l’Assessore Regionale Massimo Giorgetti (nella foto) – pare di leggere la storia di buona parte della nostra Regione di quegli anni. Il libro descrive i primi quarant’anni dopo il passaggio di Sona dal Regno Lombardo-Veneto al Regno d’Italia, utilizzando dati e documenti tratti dall’archivio storico comunale ed il quadro che emerge è quello di una Comunità con un tessuto economico ancora modesto ma in crescita, che poggiava soprattutto su un’agricoltura estensiva, con la presenza di commercio fisso non importante e di uno ambulante, molto più diffuso, così come di un artigianato variegato”.

 

“È la fotografia di una società povera, com’era quella veneta di quegli anni, con alte percentuali di emigrazione soprattutto verso l’America del Sud e con seri problemi nel campo sanitario per la presenza di malattie molto gravi come la pellagra ed il colera. Era una società – prosegue Giorgetti – che non poteva ancora permettersi la scolarità per tutti i propri figli, anche se per legge era obbligatoria per i primi tre anni della scuola primaria, perché spesso i bambini venivano utilizzati per lavori integrativi al reddito familiare. Risulta però essere anche una società solidale che si attivava, soprattutto attorno alle Parrocchie, per rendere possibile momenti di crescita economica e di sostegno alle famiglie: due Casse Rurali che fornivano contributi a chi intendeva intraprendere un’attività economica e numerose Associazioni di volontariato di sostegno per chi non aveva o perdeva il lavoro, sono un esempio sorprendente ma non unico per il Veneto, per un Comune di poco più di 3.000 abitanti. Lodevole l’iniziativa della ricerca storica che ha portato alla stampa di questo libro che fornisce molte di quelle notizie che vengono trascurate dalla storiografia ufficiale, perché descrittive di piccole realtà e di modeste vicende private”.

 

“Sono però queste realtà locali, dei piccoli Comuni e della sua gente, che hanno fatto la storia dei Veneti e che tuttora rappresentano –termina l’Assessore Regionale – la più importante risorsa nei prossimi anni per garantire uno sviluppo equilibrato e solidale della nostra Regione”.