Il giorno 25 novembre, dalle 9.55 alle 11.45, l’aula magna del Liceo Medi di Villafranca ha ospitato non solo alcune delle sue classi ma anche altre del Bolisani, Anti, Bentegodi e ENGIM: scuole secondarie di secondo grado del territorio villafranchese.
Come sappiamo, questa ricorrenza riveste una grande importanza in quanto si tratta della giornata contro la violenza sulle donne. Questa assemblea, organizzata dalla referente del benessere del Liceo Medi, la professoressa Giorgia Palmano, è stata insolita: sono state infatti offerte dalle scuole delle diverse interpretazioni per quanto riguarda questo argomento.
Questo nuovo approccio ha sicuramente stimolato l’attenzione e accresciuto l’interesse degli studenti per tutta la durata dell’assemblea.
Il primo intervento è stato curato dalla classe 4^A dell’istituto Ettore Bolisani: questi studenti hanno letto e interpretato un articolo di Vera Gheno raccontando alla platea dell’aula magna il patriarcato e di come le parole abbiano un peso a volte più importante della violenza fisica. La soluzione? Partire dai giovani e dalla scuola che “di parole si occupa”.
Ciò è stato subito seguito da una piccola resa teatrale scritta e recitata interamente dagli stessi studenti, in particolare da un ragazzo e una ragazza che hanno interpretato una coppia sposata all’interno della quale il marito violenta sia fisicamente che verbalmente la moglie. Molto toccante è stato sicuramente il monologo finale della “moglie”, la quale, con grande espressività, ha esternato i suoi sentimenti continuamente feriti e la sua sensazione di star morendo ogni giorno piano piano.
Infine, la classe del Bolisani ha terminato il proprio intervento leggendo un decalogo di regole che descrivevano il rispetto per le donne, accompagnato da una dimostrazione simbolica di studentesse che si cingevano tutte dello stesso filo rosso in segno della solidarietà fra donne.
La seconda interpretazione è stata quella della classe 4^H1/M del Liceo Enrico Medi. Una volta spente le luci dell’aula magna, si sono disposte dodici ragazze in due file da sei ciascuna. Ogni ragazza della fila più in avanti, seguita dalla luce del faro chiamato “occhio di bue”, ha recitato una frase, simulando un dialogo con un ragazzo. Mimetizzati nel pubblico c’erano infatti dei ragazzi che rispondevano alle loro interlocutrici minacciandole. Ad ogni violenza verbale le ragazze della fila dietro stampavano un’impronta di una mano con la tempera rossa sulle maglie di quelle più avanti.
Questa prima parte dell’intervento della 4^H1/M stava chiaramente a simboleggiare quanto commenti negativi possano letteralmente macchiare l’anima delle donne, anche se non si è colei che li riceve.
La seconda parte invece consisteva nella rinascita di queste donne: infatti dalla platea altre ragazze hanno detto delle affermazioni positive, per esempio: “Sono fiero di te, sarò sempre al tuo fianco.” Sentendo queste dichiarazioni, le ragazze che interpretavano le donne violentate, man mano si strappavano la maglia con le impronte rosse e la lanciavano per terra: evidente simbolo che avevano lasciato il loro passato alle spalle.
Infine è stato mostrato un video nel quale alcune foto di occhi erano sicuramente le protagoniste. Il messaggio che voleva trasmettere? Non essere omertosi se si riconoscono dei segnali di violenza nelle persone intorno a noi e avere il coraggio di denunciare.
A quel punto le luci si sono accese e le sei ragazze che interpretavano le donne che hanno subito violenza sono apparse girate di spalle e con sulla schiena un cuore spezzato: per quanto le ferite possano guarire, rimarranno sempre delle cicatrici in profondità.
È arrivato poi anche il turno della classe 5^ indirizzo audiovisivo multimediale dell’istituto Carlo Anti, che ha deciso di presentare un cortometraggio molto originale, completamente ideato e recitato da loro stessi, intitolato “Medusa”, riprendendo il significato di resilienza e di coraggio per denunciare assegnato alla figura mitologica appunto di Medusa.
Questo filmato, principalmente muto, è riuscito a tenere l’intera aula magna in totale silenzio per tutta la sua durata: le incredibili doti di questi studenti sono riuscite a raccontare alla perfezione ciò che le donne vittime di violenza sopportano e di come una di loro potrebbe essere proprio vicina a noi. Il corto si è concluso con la denuncia e con la protagonista che, se all’inizio sembrava non essere più padrona di sé, piano piano cominciava a riprendere in mano la sua vita.
Tutti questi speciali interventi sono stati accompagnati anche dalla presenza significativa di due figure molto importanti: Amabilia Cordioli, presidente dell’associazione “Donne insieme”, e Jessica Cordioli, assessora alla cultura di Villafranca. La loro partecipazione ha dato sicuramente quella punta di concretezza che serve ai giovani per agire e per fare più attenzione alla realtà che li circonda.
Possiamo quindi essere sicuri che, dopo questa assemblea, ogni studente è uscito dall’aula magna del Liceo Medi con una consapevolezza più alta, un’empatia diversa, una voglia di cambiare il mondo più profonda; ed è proprio l’effetto che cerchiamo in queste iniziative.
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