Venerdì 23 gennaio ho intervistato il professor Francesco De Simone, ex studente e docente del Liceo Enrico Medi di Villafranca. Dopo il suono della fine delle lezioni, ci siamo incontrati in un’aula, dove abbiamo sostenuto l’intervista.
Io sono una studentessa della 4 E dell’indirizzo Linguistico e sono qui per intervistarla per Medi@vox, il giornale online del Liceo. Può presentarsi per i nostri lettori che non la conoscessero?
Allora, questo è il secondo anno per me qui al Medi come professore ed insegno italiano e geostoria.
Partiamo dall’inizio. Com’era la sua vita da studente? Era il secchione della classe, oppure tutto il contrario?
Non ero il secchione della classe, ma mi è sempre piaciuto studiare e sono sempre stato convinto del mio percorso. Ho fatto il Classico qui al Medi e mi piacevano tanto le materie, per cui studiavo volentieri, e mi piacevano tutti i professori che avevo. Mi trovavo bene con le loro spiegazioni, con i loro metodi.
Quando ha capito che il lavoro da insegnante sarebbe stato quello giusto per lei? Cosa gliel’ha fatto capire?
L’ho capito più o meno già in prima elementare. Infatti ho un fratello più piccolo e gli ho insegnato subito a leggere e a scrivere. E ho fatto lo stesso con mia cugina. Insomma, ho un po’ schiavizzato tutti i famigliari più piccoli! Quindi la passione per l’insegnamento posso dire di averla da sempre.
Alle elementari c’è stata qualche maestra che l’ha spronata particolarmente?
Sì. Ho avuto una maestra di italiano molto brava. Tra l’altro, proprio mentre frequentavo le elementari, per due anni sono andato all’estero, e quindi ho frequentato là le scuole. Quando sono tornato, ho ritrovato la maestra che avevo avuto in prima e in seconda, e mi ha fatto i complimenti per il livello di italiano che ero riuscito a mantenere, pur non praticandolo più. Mi ha sempre fatto i complimenti per come scrivevo, mi ha sempre dato dei feedback positivi, che mi sono stati molto utili.
Proseguendo, ha un ricordo in particolare del nostro Liceo che si porterà dentro per sempre?
Sono stati tanti i momenti particolari. I miei anni preferiti sono stati quelli della quarta e della quinta, quando cominci ad essere grande, nascono dei bei rapporti e conosci bene i tuoi compagni di classe. Però, se devo isolarne uno, il ricordo migliore è stata sicuramente la gita in Grecia in quarta, durante la quale abbiamo vissuto varie avventure. Oltre ad aver visto veramente dei posti meravigliosi, ricordo il bellissimo clima tra di noi, dormire con i compagni, l’avventura del traghetto. E’ stata proprio un’avventura molto bella. Tra l’altro, in Grecia era un periodo di gravissima crisi economica, quindi siamo finiti in mezzo a scioperi, bombe carta davanti al parlamento, fumogeni… Che ricordi!
Speriamo che anche le classi di oggi possano sperimentare momenti come la vostra gita in Grecia.
Sì, vale la pena viverli a pieno perché sono momenti che non tornano più. Tutti poi nella vita abbiamo modo di continuare a viaggiare, però le gite scolastiche degli anni del liceo sono momenti che rimangono dentro.
Cosa ne pensa dei giovani studenti di oggi? Nota qualche differenza rispetto a quando andava lei a scuola?
Allora, a me i giovani di oggi piacciono tanto ed è per questo che sono sempre più convinto del percorso che ho intrapreso. Mi piace parlare con loro, stare con loro e ascoltare le loro idee. Per relazionarmi con loro cerco sempre di tenere in mente quello che non mi piaceva quando ero giovane io. Quello che mi infastidiva cerco di non replicarlo. Cerco, insomma, di fare del mio meglio, soprattutto per dare loro modo di esprimersi. Mi chiedi delle differenze che noto? Sicuramente sono più furbi di quando giovani eravamo noi. Però, vedo più o meno gli stessi pregi, le stesse insicurezze, le stesse grandi domande. È cambiata la società, sono cambiati i mezzi tecnologici e tutto quello che vuoi, però, alla fine, l’animo umano secondo me a quella età è sempre quello.
Secondo lei, ha qualche difetto la nostra scuola? Se sì, quale? Le chiedo di essere brutalmente onesto.
Qualche difetto? Mi riservo qualche anno di lavoro qui prima di dare giudizi definitivi, vorrei stare qui un po’ di più per capire bene. La cosa certa è che è un’ottima scuola, qui mi trovo veramente molto bene. Ad esempio, come studenti potete accedere a tantissimi progetti, che da altre parti non si fanno. Un difetto specifico della nostra scuola non riesco a trovarlo. Ecco, non è la perfezione, però ci avviciniamo.
Se potesse cambiare qualcosa della nostra scuola come struttura, come edificio, quale sarebbe invece?
La renderei un po’ più moderna. Da fuori sembra un fungo atomico.
Ecco il difetto!
Sì, forse è questo, sembra un fungo atomico. La chiamavamo “fungo atomico” già noi, quando la frequentavamo come studenti. Il problema degli spazi esiste e potrebbe essere il vero difetto. Mi piacerebbe si potesse creare un bell’ambiente unificato, senza sedi periferiche, e un po’ più moderno.
Per chiudere, le piacerebbe insegnare in futuro all’estero?
Sì! È sempre stato il mio sogno. L’idea di insegnare all’estero mi è sempre piaciuta e per questo l’anno scorso ho preso anche la certificazione di inglese necessaria. Quindi magari nel mio futuro potrà esserci qualche esperienza fuori dall’Italia.
Una destinazione in particolare?
Stati Uniti. Gli USA mi sono sempre piaciuti. Però vedremo cosa mi riserverà il futuro. Per ora sto benissimo qui, quello rimane come un sogno nel cassetto.
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