L’ex curato di Lugagnano Costalunga celebra una funzione religiosa e la Curia di Verona ribadisce la scomunica per scisma

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È una storia che attraversa più stagioni e torna a galla a distanza di anni, con un nuovo atto formale della diocesi. Protagonista Giuliano Costalunga, ex curato di Lugagnano, figura che aveva lasciato dietro di sé strappi e discussioni: alla fine di agosto 2003 la sua partenza dalla parrocchia non passò come un normale avvicendamento.

In quella stessa estate circolò nella frazione a favore di don Giuliano una lettera aperta indirizzata all’allora parroco don Mario Castagna, accompagnata da una raccolta firme. Una lettera per la quale arrivò anche una controreplica di don Mario, pronunciata durante le messe.

Negli anni successivi, dopo l’esperienza a Selva di Progno, il nome di Costalunga tornò nelle cronache nella primavera del 2018, quando emerse la notizia del matrimonio a Gran Canaria con il compagno Paolo, pur essendo ancora sacerdote. La vicenda creò imbarazzo in Curia e si chiuse, sul piano canonico, con la perdita dello stato clericale: la diocesi ricorda che Costalunga è stato “dimesso dallo stato clericale” il 6 dicembre 2018 con provvedimento del Sommo Pontefice.

Nel 2026 il caso si è riacceso. Rientrato in Veneto, Costalunga si è stabilito a Campiano e ha avviato una realtà parrocchiale legata alla Chiesa Vetero Cattolica Riformata. Il 26 aprile scorso ha celebrato una funzione religiosa. La notizia è arrivata alla diocesi di Verona, guidata da Domenico Pompili, vescovo dal 2022, e ha prodotto una risposta ufficiale.

Con una nota datata 4 maggio 2026, la Curia ha infatti ribadito la scomunica per il “delitto di scisma”, nella quale Costalunga era incorso nel 2018, e ha rivolto un’indicazione esplicita ai fedeli: “Si invitano pertanto i fedeli, con senso di responsabilità ecclesiale, ad astenersi dal richiedere celebrazioni al sig. Giuliano Costalunga e dal prendervi parte nel caso in cui fossero da lui presiedute”.

Da parte sua, Costalunga ha replicato sostenendo di non aver “mai firmato il decreto di dimissioni”, anche se non sembra che sia una firma prevista in quanto si tratta di un provvedimento del Sommo Pontefice. La diocesi nella comunicazione del 2026 ribadisce la propria ricostruzione e chiude la vicenda con un provvedimento che, nelle intenzioni, non lascia margini: distanza netta e invito a non riconoscere quelle celebrazioni.

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