Lettere diffamanti su don Giuliano

Nella comunità di Lugagnano – nonostante siano passati ormai circa sei anni – è ancora purtroppo vivo il ricordo delle aspre polemiche che fecero da cornice al periodo in cui don Giuliano Costalunga (nella foto da L’Arena) svolse l’incarico di parroco presso la parrocchia della frazione più popolosa del Comune di Sona.

 

Ha suscitato pertanto un certo sconcerto in molte persone leggere l’articolo pubblicato da L’Arena lo scorso 5 giugno – a firma di Camilla Ferro – che racconta delle polemiche sorte attorno al medesimo don Giuliano Costalunga, questa volta a Selva di progno. Articolo che riportiamo integralmente qui sotto.

 

Parrebbe una storia degna di Camillo e Don Peppone se non fosse che di ridicolo qui non c’è niente e che la realtà è molto più amara della finzione. Protagonisti: un giovane prete, don Giuliano Costalunga, trasferito a Selva di Progno da due anni e mezzo; un anonimo «nemico» che vuole fargli attorno terra bruciata, convincendo i concittadini che quello è il diavolo, che di santo in lui c’è poco, che da quando è arrivato non c’è più tranquillità nelle piccole comunità montane di Selva e Giazza; la gente che, conosciuto il giovane prete, la sua voglia di fare, l’originalità del suo predicare, la volontà di gestire direttamente le «cose» della parrocchia togliendole dal controllo dei «maneggioni» del posto, la gente ha deciso di stare dalla sua parte sottoscrivendo due lettere a sua difesa.

 

È un po’ la guerra tra il bene e il male, come nel film «Chocolat»: una bella cioccolataia arriva in un bigotto paesino francese, dove il tempo sembra essersi fermato, per aprire una pasticceria; un po’ alla volta con le sue prelibatezze stravolge anni di immobile tradizionalismo, risveglia negli abitanti il «piacere» dei sensi dato dal cacao, fa loro riscoprire la libertà e il gusto per le cose semplici della vita; contro di lei e la sua «sregolatezza» interviene, ma senza risultato, il cattivo sindaco.

 

Don Giuliano è l’«artista del cioccolato» della Lessinia: a qualcuno, dà fastidio; a qualcuno, la sua gestione moderna delle cose sacre della parrocchia, non piace; a qualcuno, le sue iniziative come quella di aver preso posizione sulla sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento della chiesa di Giazza, proprio non vanno giù. È da lì, da questo gesto all’apparenza innocuo e senza altri fini che far stare al caldo i parrocchiani durante la messa, che a Selva si è scatenato il putiferio: una caldaia, un po’ come la «cioccolata» del film, è l’inizio della guerra.

 

«Evidentemente a qualcuno faccio paura», commenta don Giuliano, «ma non credevo di avere tanto potere! È partito tutto nell’ottobre del 2006 quando a Giazza il mio predecessore aveva deciso di cambiare l’ormai obsoleto impianto di riscaldamento; come si sa, anche per una cosa tanto banale, serve il nulla osta della Soprintendenza dei beni architettonici e lui non l’aveva chiesta. Di questo, naturalmente, lo scrivano anonimo ha informato l’ente competente con ben due segnalazioni. Arrivo io, è settembre del 2007, e mi attivo per cercare di risolvere questo problema: fisso un incontro con don Brusco della Soprintendenza che mi spiega che è necessario togliere la nuova caldaia, dal momento che non è stata rispettato il corretto iter burocratico per installarla, cosa che io, ad inizio di quest’anno, eseguo senza batter ciglio. Doveva finire qui, no?», si irrita don Giuliano, «invece no: sono state scritte lettere contro di me, spedite ai residenti, alla Curia, alcune sono anonime altre, peggio, sono falsificate nella firma, come quella che porta il mio nome indirizzata addirittura al Vaticano per segnalare rapporti di tensione tra me e la Curia di Verona. Tutto finto, assurdo», sbotta don Costalunga, «quello che sta accadendo quassù è davvero insensato: sotto c’è dell’altro, quello del riscaldamento è stato, fin dall’inizio, solo un alibi per mettere sotto sopra la comunità».

 

Di tutta la vicenda – divenuta oggetto anche di un’interrogazione dell’opposizione nel Consiglio comunale del 25 marzo scorso – sono stati informati i carabinieri di San Bonifacio.

 

«Io un’idea sull’autore ce l’ho», riprende don Costalunga, «ed è questa: vuole stancarmi, vuole mettermi nella condizione di fare un passo indietro; non piace il mio essere diretto, schietto, nemico dell’omertà e dei compromessi, disturba avere tra i piedi un parroco che dice le cose come stanno». «Da quando sono arrivato», continua il sacerdote, «ho lavorato per rimettere in piedi la competenza dell’autorità ecclesiastica: alla chiesa che rappresento spettano certe decisioni, non al Comune, alla Pro loco, alle associazioni, a Tizio o a Caio…forse è questo che non va giù perchè prima che io arrivassi tutto, qui, era in mano a una-due persone, ora invece le faccende della chiesa passano da me e dal Consiglio pastorale, non ci sono deleghe». E ancora: «È ormai chiaro cosa penso e come mi comporto, in due anni e mezzo la gente l’ha capito: non sono un asservito ma un uomo, prima ancora che un prete, che pensa con la sua testa e si comporta di conseguenza». Don Giuliano sa di usare parole dure, ma non ha paura: «Sono diventato oggetto di lettere anonime molto pesanti, mi difendo nel rispetto della verità dei fatti e della mia dirittura morale. Non smetterò di denunciare ciò che non va», conclude, «dalla mia parte ho i parrocchiani di Selva e di Giazza. Non sono solo».

 

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