L’Eterno Djokovic sfida anche il tempo. Sinner lo ritrova ancora sulla sua strada

Promotional poster of Novak Djokovic with a clock backdrop and stadium, titled 'L'Eterno Djokovic' (The Eternal Djokovic).

C’è un avversario che Novak Djokovic continua a battere da anni più di qualsiasi altro. Non è Jannik Sinner, non è Carlos Alcaraz, non è il numero quattro del mondo. È il tempo.

Trentanove anni. Un’età nella quale quasi tutti i campioni hanno già appeso la racchetta al chiodo oppure vivono di ricordi. Lui, invece, continua a scriverne di nuovi. E lo fa nel modo che conosce meglio: soffrendo, protestando, recitando il suo personale teatro agonistico e, soprattutto, vincendo.

Contro Félix Auger-Aliassime, quattordici anni più giovane e numero quattro del mondo, il serbo ha firmato l’ennesima impresa di una carriera che ormai sfugge a qualsiasi definizione. Cinque ore e quindici minuti di battaglia, il quarto di finale più lungo della storia di Wimbledon, chiuso al super tie-break del quinto set dopo aver sfiorato il coprifuoco del Centrale. Un’altra pagina di storia aggiunta a un libro che sembra non avere mai l’ultima pagina.

Sì, c’è stato anche il solito Djokovic. Quello che si lamenta quando l’avversario trova la riga con troppa continuità, che dialoga con il pubblico, che scuote la testa, protesta, si innervosisce e prova a spostare anche l’inerzia emotiva dell’incontro. C’è chi lo ama e chi non lo sopporta. Ma c’è una cosa che va oltre qualsiasi simpatia: stiamo assistendo a una delle più grandi leggende che questo sport abbia mai conosciuto. E davanti a un campione capace di demolire record praticamente a ogni torneo, l’unica reazione possibile è alzarsi in piedi e applaudire.

La partita è stata un condensato di tutto ciò che ha reso immortale Nole. Due tie-break vinti, una gestione quasi perfetta dei momenti decisivi, qualche problema fisico, il tetto del Centrale chiuso in piena battaglia, l’ennesima dimostrazione di una forza mentale fuori dal comune. Auger-Aliassime ha giocato una partita di altissimo livello, spingendo il serbo oltre il limite e costringendolo a trovare risorse che sembravano ormai esaurite. Ma quando il match è entrato nella zona dove contano soprattutto nervi e lucidità, è stato ancora una volta Djokovic a spuntarla, conquistando la sua ottava semifinale consecutiva a Wimbledon, record assoluto nell’Era Open.

Ora, sulla sua strada, venerdì, c’è di nuovo Jannik Sinner. L’azzurro ha staccato il pass per la semifinale battendo Jan-Lennard Struff in tre set, senza mai dare davvero all’avversario la sensazione di poterla portare via, ma anche senza offrire quei lampi di dominio assoluto a cui ci ha abituato in stagione.

Il servizio ha funzionato con regolarità, la gestione dei momenti chiave pure, ma manca ancora quel qualcosa in più, forse fisiologico, dato il poco ritmo partita accumulato sull’erba dopo l’uscita di scena precoce al Roland Garros. Il che, paradossalmente, potrebbe essere un vantaggio: Sinner arriva alla sfida con Djokovic con ancora margini di crescita, mentre il serbo si porta dietro cinque ore di gambe pesanti.

Sarà un’altra sfida affascinante tra il presente e la leggenda. Da una parte il numero uno del mondo, dall’altra il re che continua a rifiutarsi di abdicare. Chissà che proprio un avversario come Djokovic non riesca a tirare fuori la versione migliore di Sinner, quella capace di raggiungere livelli che pochi altri tennisti possono anche solo immaginare. L’augurio è semplice: vedere entrambi al cento per cento della condizione. Perché quando questi due si affrontano nelle migliori condizioni possibili, il tennis vince sempre.

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Dall’altra parte del tabellone, intanto, il quadro dei semifinalisti è ancora tutto da scrivere. Flavio Cobolli continua a sognare: dopo lo splendido percorso al Roland Garros, il romano sta confermando di appartenere ormai stabilmente all’élite del tennis mondiale e nei quarti trova oggi la favola del torneo, il beniamino di casa Arthur Fery, wild card capace di eliminare avversari ben più quotati e di diventare l’idolo del pubblico inglese.

Sull’altro campo, invece, sfida di altissimo livello tra Alexander Zverev, al primo quarto di finale della carriera a Wimbledon dopo il trionfo al Roland Garros, e Taylor Fritz, che sul tedesco vanta una striscia aperta di sette vittorie consecutive e parte favorito nonostante il ranking inferiore. Chiunque emerga da questi due incroci troverà ad attenderlo il vincente della sfida tra Sinner e Djokovic.

Infine, come sempre, uno sguardo alla nostra amata Tribuna VIP del Divano. Dell’AutoGufo si erano perse completamente le tracce. Le ultime indiscrezioni raccontano però di un misterioso avvistamento nei pressi del Centre Court mentre gustava con assoluta serenità un piatto di fragole con panna, come se nulla fosse.

L’Orso, il Padrino e Nostradamus, invece, sono già ai loro posti. Pronti a tifare Cobolli e soprattutto Sinner. La speranza è quella che tutti noi custodiamo nel cuore… ma, per scaramanzia, è meglio rimandare i sogni ancora per qualche giorno. Forza Sinner sempre!

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Davide Rudari
Nato a Bussolengo nel 1974, risiede da sempre a Corte Salvi, tra Lugagnano e Verona. Sposato con Chiara ha un figlio di nome Emanuele. Analista programmatore presso il Banco BPM. E’ appassionato di tecnologia, computer, fotografia, di manga/anime. Nel tempo libero gioca (male) a tamburello e segue con passione la squadra della propria contrada A.T. Salvi per la quale è segretario fotografo e reporter. Amante del freddo e dell’inverno, della buona cucina e delle persone che ridono di gusto.