L’estate non rallenta più: il tempo lento è diventato un lusso

Woman at a kitchen table with a laptop and papers, looking stressed as she writes; a boy studies nearby in a dimly lit room.

Resiste ancora, tenace, una consuetudine nel pensare e nel parlare, e pure nello scrivere, secondo la quale l’estate sarebbe il tempo nel quale riscoprire il tempo lento, le letture buone, il dedicarsi a sé stessi. Resiste, anche se è ormai totalmente fuori dalla realtà.

La verità è che l’estate da molto tempo presenta gli stessi, spesso implacabili, ritmi lavorativi delle altre stagioni. Le medesime pressioni sulle vite di individui e famiglie che non trovano tregua se non i quei sette, dieci giorni (questa la media) nei quali effettivamente si riesce a staccare dal lavoro.

Quindi l’estate come l’inverno. Anzi, peggio, in quanto le famiglie nei mesi estivi si trovano anche a dover fare i gravosi conti – sia economici che organizzativi – con il tempo dei figli, quelli sì in vacanza dalla scuola, e che richiedono pertanto uno sforzo importante, e spesso da autentici equilibristi, per essere gestiti fino a settembre.

L’immagine confortante dell’estate come la stagione del recuperarsi e ritrovarsi è sbiadita da tanto tempo, se mai è effettivamente esistita. Una considerazione amara, di cui sicuramente non vi è nulla da rallegrarsi e che invece ci porta a riflettere su come le nostre vite siano sempre più il risultato di un gioco a perdere di incastri infiniti. Che troppo spesso lasciano veramente poco tempo al ritrovarsi, alla cura di sé, al tempo lento.

Vi sono soluzioni? Forse no, il mondo funziona così, ad oggi non sono alla vista sistemi sociali sostenibili differenti. Questo non significa che le cose così vadano bene. Ancora nel primo secolo dopo Cristo, Lucio Anneo Seneca nel De brevitate vitae ammoniva: “Rivendica il possesso di te stesso e del tempo che finora ti veniva sottratto”.

Sono passati duemila anni da allora ma la questione è ancora terribilmente aperta. Totalmente irrisolta. Ed anzi si pone come una delle vere sfide che ci troviamo davanti per non perdere il senso profondo di quello che siamo e del motivo per cui viviamo.

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.