La vedi, la senti, la respiri, la tocchi, la gusti. In questo caldo settembre, la settimana italiana per antonomasia si concentra a Monza, dove le millemila bandiere tricolore mettono in evidenza il rosso, come i fumogeni che dipingono il cielo, il cielo che viene incorniciato dalle Frecce Tricolore, cielo che si unisce all’asfalto incandescente attraverso la discesa dei paracadutisti della Folgore, accolti sulle note dell’inno più bello del mondo accompagnato dalla sinfonia di un motore – di un tempo lontano – che urla a diciottomila giri. A Monza tutti urlano, tutti piangono, tutti ridono, tutti soffrono, tutti cantano, tutti sbattono i pugni sulla sedia e tutti li agitano in aria. Monza, selvaggia Monza, hai un nuovo re e si chiama Kimi.
News delle settimane:
Sorprese monegasche: ricorderete che Pierre Gasly presentò ricorso, dopo il GP di Monaco, per farsi togliere la penalità causata dal limite di velocità ai box del superato di un’inezia. Ci è riuscito e ha scalzato Isack Hadjar dal terzo posto, almeno fino a che tutti gli altri team – vittime di penalità analoghe – non si sono fatti sentire (“No, scusa, e noialtri?”). Ecco quindi che l’ordine d’arrivo originale è stato ufficialmente ripristinato, Isack ha di nuovo la sua coppa e Pierre un laccio emostatico al dito (tenete presente questo dettaglio).
Partenza da Bologna: metaforicamente parlando, è da lì che Andrea Kimi Antonelli partirà dal momento che la sua Power Unit verrà sostituita in toto. Kimi si dimostra lo stesso fiducioso: “È vero che parto dal fondo della griglia al GP di casa, ma Monza è una delle piste su cui è più facile sorpassare”. Sappiamo che è capace di farlo. Giusto un po’…
Tutta rossa: la SF-26 cambia veste e si tinge completamente di rosso (com’è sacrosanto che sia). Il riferimento, dice Ferrari, è alla F310 del 1996, inaffidabile ed esteticamente polarizzante ma è la Ferrari del debutto in Rosso di sua maestà Michael Schumacher – le cui sette stelline adornano musetto, casco e tute dei piloti – oltre che della sua prima storica vittoria rossa sul tracciato brianzolo. L’omaggio al Kaiser continua anche sabato e domenica con la parata della dominatrice assoluta F2002 guidata da due Signori piloti: Rubens Barrichello e Sebastian Vettel, che ci deliziano la vista e, soprattutto, le orecchie.
Il sogno di una vita: Lewis l’anno scorso decise di vendere tutta la sua super collezione di super vetture, perché ne desiderava solo una più di ogni altra: la Ferrari F40 del 1987. Ecco quindi che, attraverso una serie di foto già storiche, Sir Lewis ha annunciato di aver finalmente acquistato un esemplare del suo sogno a quattro ruote (destino vuole che sul blocco motore ci fosse stampato il numero 44). Proprio il classico sogno nel cass… garage, luogo dove è stata dimenticata per trentacinque anni questa F40, fresca di restauro ad opera di Ferrari Classiche.
Anti-trofei: così vengono definite le coppe realizzate dal duo artistico Vedovamazzei che riceveranno i tre malcapitati a podio a Monza. Fragile (questo è il nome dell’opera) è un trofeo composto da stoviglie – non esagero – di plastica cromata impilate malissimo una sopra l’altra. Vi risparmio la supercazzola concettuale impiegata per giustificare quest’obbrobrio perché vi voglio bene. Dico solo che si ha perso l’occasione di sfruttare il ventesimo anniversario del film Cars (con Saetta McQueen a grandezza naturale in pista) per dare ai piloti sul podio la mitica Piston Cup. Dai, era perfetta!
Grazie Alex: in occasione del trentennale del leggendario Sorpasso (The Pass) ad opera di Alex Zanardi su Bryan Herta, la curva “Cavatappi” di Laguna Seca diverrà, d’ora in poi, “la Zanardi”. Un’intitolazione carica di profondo rispetto che ci ricorda ancora una volta quanto sia e sia stato amato il nostro Alex anche oltreoceano.
Venerdì 4, prove libere. FP1: speranze di resurrezione da parte della Rossa, che piazza Leclerc e Hamilton in prima fila. FP2: ecco che le Mercedes e Norris si risvegliano ed iniziano a farsi vedere. FP3: si aggiunge alla festa anche Verstappen, protagonista assieme ad Hamilton di una lotta ruota a ruota che manco fossimo in gara.
Sabato 5, qualifiche. Q1: le Ferrari sembrano darsi alla macchia, Lance Stroll infrange il muro delle cento eliminazioni in Q1 mentre, di botto, il primo e terzo posto (poi quarto) si colorano di blu Alpine grazie a Pierre Gasly e Franco Colapinto, comparsi dal nulla. Vabbè, è il Q1, può succedere. Q2: Oscar Piastri commette un impeding su Liam Lawson (non passerà il Q2), le Ferrari vanno da schifo e, solo grazie alla mancata qualifica di Lawson e all’esclusione – per un millesimo – di Gabriel Bortoleto, rimangono in top 10. Intanto Gasly e Colapinto sono quarto e ottavo. Ah! Massì, è comunque un caso… No?
L’EDITORIALE DEL BACOL’amore esiste perché qualcuno domanda “Stai bene?”Q3: fa così caldo che l’unico modo per avere una scia funzionante è di accodarsi ad un treno di dieci macchine. Non si migliora nessuno a parte Hamilton che sale quinto e Gasly primo. Sì, avete letto bene: Pierre Gasly conquista la sua prima pole position proprio sul circuito che gli regalò la sua prima vittoria sei anni fa.
Griglia di partenza: Gasly, Russell, Leclerc, Hamilton, Verstappen, Piastri, Colapinto, Norris, Lindblad, Bortoleto, Bearman, Hülkenberg, Sainz, Ocon, Tsunoda, Bottas, Pérez, Alonso, Stroll, Antonelli, Lawson e Albon (tutti e tre cambiano Power Unit).
Momentino F2: sprint race abbastanza anonima vinta da Joshua Dürksen davanti a John Bennett e Oliver Goethe. Solo decimo Gabriele Minì. Neanche alla gara domenicale succede molto, salvo una lotta finale tra le Invicta di Rafael Camara e il suddetto Dürksen, col paraguaiano che fa doppietta di vittorie davanti al collega brasiliano (allontanandolo dalla leadership) e a Noel Léon. Undicesimo Minì.
Domenica 6, giornata di gara (folle): Gasly parte molto bene, così come Leclerc ma ecco che si vede immediatamente attaccato da Hamilton in curva 1, contrattacca allargandosi, andando a contatto e mandandolo in ghiaia. Ottimo inizio! Russell passa Gasly, lo stesso fa Leclerc per poi essere ri-sorpassato da Gasly e Verstappen. Ci prova anche Piastri ma non ne avrà bisogno, poiché il monegasco perde completamente il posteriore sul bordo pista e si schianta nelle barriere con una forza da infarto. Fortunatamente esce in pochi secondi sulle sue gambe, acciaccato, scioccato e in un mare di lacrime, così come i Tifosi sugli spalti.
La bandiera rossa rientra, i piloti ripart… ah no, Yuki Tsunoda si è mal posizionato nella casella sbagliata. Altro giro di formazione, altra partenza: Russell scatta subito portandosi dietro uno scatenato Colapinto, talmente scatenato che finisce lungo e manda all’aria quella che poteva essere una gara da sogno. A proposito, Antonelli è sesto e continua a rimontare come se gli altri fossero fermi, tanto da arrivare alle spalle di Russell. Poco più indietro la bagarre continua tra Hamilton e Piastri dimostra quanto Ferrari non abbia motore e debba dipendere sull’elettrico per poter stare davanti (paradosso dei paradossi).
Giro 14, nel momento in cui mettono la pubblicità – vera croce di questo GP – Antonelli passa in testa, viene passato da Russell, gli risponde, torna indietro, gli prende la scia e lo supera all’esterno della Roggia ma le sue gomme medie cominciano a consumarsi, infatti Russell torna davanti e a Kimi dicono che è il momento di allungare su Verstappen. “Obbedisco” pensa il nostro ma ha talmente tanta più velocità di Russell che deve tagliare curva 1 per evitare di tamponarlo.
Al giro 28 Mercedes approfitta della Virtual Safety Car causata dal ritiro di Lance Stroll per montare delle nuove medie ad Antonelli, risale subito passando Piastri, Verstappen e Hamilton (all’esterno) e si avvia per il resto della gara a caccia di Russell. Al giro 46 il britannico ha ormai le gomme solcate stile anni 2000, gli dicono di conservarle. Tre giri dopo Kimi si fa sotto alla chicane ma nella foga arriva lungo in ghiaia (tachicardia collettiva). In pieno stile Saetta McQueen (sembra fatto apposta), la tiene in derapata e ne esce intero e senza perdere troppo tempo. Giro 50, apoteosi, Kimi passa in testa. Giro 53, tutta l’Italia esplode in un urlo collettivo: Andrea Kimi Antonelli domina il Gran Premio d’Italia, un premio dal valore inestimabile per chi ha sofferto fino all’ultimo la gara più viscerale dell’anno.
Ordine d’arrivo: Antonelli, Russell, Verstappen, Norris, Piastri, Hamilton, Gasly, Lindblad, Colapinto, Tsunoda, Bortoleto, Hülkenberg, Sainz, Lawson, Bearman, Ocon, Albon, Pérez e Bottas. Fuori Stroll, Alonso e Leclerc.
Menzioni d’onore:
1 – Antonelli. Ho finito voce e parole, quindi lascio parlare le statistiche: P19-P1, diciannove posizioni recuperate in quattordici giri, la seconda più grande rimonta nella storia della F1, il primo leader mondiale italiano dal 1953, il primo italiano a vincere da Ludovico Scarfiotti nel 1966, l’italiano con più vittorie in una singola stagione, il più giovane vincitore di un gran premio di casa, il primo italiano a podio a Monza dal 2005 e, cosa più importante, il primo italiano non vestito di rosso che ha fatto cantare anche ai ferraristi più incalliti: “Che confusione, sarà perché ti amo!”. Andrea Kimi Antonelli, l’eroe dei due mondi. La Piston Cup era sicuramente più scenografica, ma la spaghettata nel trofeo-ciotola è pura poesia.
2 – Alpine: ok, la vittoria era irrealistica ma, nel complesso, la loro prestazione è stata eccezionale. Al sabato sembrava che Gasly avesse il protossido d’azoto stile Fast & Furious e Colapinto lo accompagnava, poi è arrivata una sensazionale pole da parte del franco-milanese. In gara sono venute fuori le vere prestazioni di Alpine e, non fosse stato per l’erroraccio dell’argentino – disperato come non mai – potevano aspirare forse a qualche posizione più in alto. In ogni caso, qua si va oltre il “Nontiscordardimé”. Bravissimi!
Pillole del disonore:
1 – Ferrari: non c’è cosa più brutta da dire, chiamatemi cinico, non mi interessa ma dopo oggi non meritano più il tifo, almeno per quest’anno, tanto qualunque speranza mondiale è andata. Il motore Aduo 2 sembra essersi involuto da quanto non andava, Hamilton doveva aspettare ad attaccare Leclerc a kamikaze, Leclerc non doveva spedirlo a Bernareggio e sprecare tutta la batteria subito per prendere Gasly. L’incidente ancora non si sa come accidenti sia successo: errore umano? Risultato del contatto con Lewis? Cedimento della macchina? Non si ha idea. Si ha come l’impressione che Monza sia stata la gara che ha spaccato irrimediabilmente qualcosa in Ferrari, anziché ripararlo. Spero di sbagliarmi, perché di certo hanno spaccato il cuore ai Tifosi.
2 – Pubblicità: mettere le pubblicità a tutto schermo per dieci volte durante il GP d’Italia in diretta è da ergastolo.
Non c’è tempo di far calare l’adrenalina, domenica prossima si gareggia su di un circuito nuovo di zecca: il Madring, nella capitale spagnola. Ci si becca in pista!
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