“L’eredità del Novecento”: riflessione e commozione nella seconda serata storica a Lugagnano

Il professor Marino Rama.
Ascolta questo articolo

Giovedì 4 febbraio si è tenuta presso la Scuola Media di Lugagnano, organizzata dall’Università Popolare e dall’Assessorato alla Cultura del Comune, una conferenza dal titolo: “L’eredità del Novecento” con oratore il professor Marino Rama (nella foto), docente di Storia e Filosofia del Liceo “Enrico Medi” di Villafranca.

La conferenza faceva seguito ad una prima tenuta sullo stesso argomento lo scorso 5 novembre 2015 sulle vicende geopolitiche mondiali  fino al termine della Grande Guerra.

L’oratore ha presentato in questa occasione ciò che accadde a partire dal primo dopoguerra fino al termine della seconda guerra mondiale, con una attenzione particolare alle dittature sorte nel periodo. Ha chiamato il periodo storico: l’età dei totalitarismi.

Il professore si è soffermato soprattutto sul Nazismo, sottolineando come tale dittatura si realizzò  nonostante che il livello culturale della Germania fosse molto buono, sostenendo quindi che non la Cultura può evitare tali barbarie, bensì l’Etica.

Ha proseguito sostenendo che il Nazismo nacque per le gravi decisioni assunte dai vincitori della I Guerra mondiale che vollero, in particolare la Francia, vendicare sconfitte precedenti e si rafforzò dopo che l’inflazione del 1923 e la grave crisi economica mondiale del 1929 mise in ginocchio il Paese, già stremato dalle pesanti condizioni impostegli dal Trattato di pace di Versailles.

La condizione imposta alla Germania dai vincitori di ridurre l’organico dell’esercito a proporzioni minime inoltre mise in strada migliaia di giovani con “animo guerriero” e ben addestrati che formeranno la base dei gruppi combattenti nazisti.

Si rafforzò in quel  periodo, supportato da azioni di propaganda del nascente Partito nazista l’idea del complotto organizzato dalla finanza internazionale, quella inglese in particolare, che voleva l’annientamento della Germania e che all’interno si avvaleva di validi supporti forniti dagli ebrei.  Nemici esterni e nemici interni quindi, da combattere per creare una nazione nuova.

Si avviò quindi un percorso che poggiava sull’idea di identità, che poteva realizzarsi solamente eliminando ciò che era “impuro”, rispetto al progetti idealizzato della razza ariana.

Strumenti usati dal Partito nazista per animare il popolo tedesco furono le “liturgie di massa” che proponevano l’idea di un Terzo Reich che sarebbe durato mille anni.

Il Nazismo fu una dittatura “perfetta”, nata sulla base di un documento scritto da Hitler, il Mein Kampf, che poggiava sul terrore e si manteneva in vita con il monopolio della comunicazione, degli armamenti e dell’economia. Fu un misto di antimoderno, perché si rifaceva alle vecchie nostalgie nibelunghe, e di molto moderno per l’efficienza della burocrazia e della tecnica, applicata anche negli stermini di massa.

Lo sterminio degli ebrei pare non fosse l’idea iniziale del programma hitleriano. Si partì con i ghetti e si pensò addirittura di progettare di portare, con navi, tutti gli ebrei in Madagascar. Quando però partì l’operazione Barbarossa, con l’invasione della Russia, venne creato un nucleo di militari attempati che seguivano l’esercito che avanzava, “rastrellava” gli ebrei, uccidendoli con metodi tradizionali. Questa tecnica però, in poche settimane con migliaia di morti, creò non pochi problemi di scompensi mentali ai militari addetti e quindi fu abbandonata.

Nacque quindi l’idea, subito realizzata, dei campi di sterminio con veleni e cremazione dei cadaveri. Fu un’operazione organizzata come si trattasse di avviare l’attività di fabbriche per produrre beni di consumo ed in effetti in ogni documento si scrisse  di “pezzi” anziché cadaveri e di organizzazione di servizi di trasporto e di rifornimento di prodotti per la produzione.

Tragica la descrizione di chi, ebreo, fu costretto ad essere il carnefice dei propri fratelli, dovendo gestendo le docce della morte ed i forni crematori, finendo ucciso poi a sua vota, dopo alcune settimane di lavoro.

L’oratore ha affermato che la I guerra mondiale cambiò la storia del  mondo, perché introdusse il concetto che fosse possibile programmare eliminazioni di massa (assalti alla baionetta contro mitragliatrici) e questa scelta portò agli stermini del Nazismo e dello Stalinismo.

Le bombe nucleari della II guerra mondiale di Hiroshima e Nagasaki cambiarono nuovamente le vicende del mondo. Dopo di allora gli equilibri mondiali iniziarono a reggersi sulla “teoria del terrore” che vige ancora ai nostri giorni.

L’oratore ha dedicato poche frasi al Fascismo, affermando che non può ritenersi una dittatura “perfetta”. Non potè realizzarsi compiutamente per due ragioni: la presenza del Re che aveva mantenuto per se alcune prerogative e la forte presenza sul territorio dell’Azione Cattolica che in qualche maniera limitò le brutalità del Regime.

Due brevi interruzione nell’esposizione hanno consentito, creando non poca commozione, la lettura da parte del Prof. Andrea Favari, docente dell’Università Popolare, di due brani tratti da due libri di primo Levi, “la Tregua” e “Se questo è un uomo”.

Folta ed attenta la presenza per un argomento molto interessante ed attuale, coincidente anche con il Giorno della Memoria, presentato con diapositive e filmati e con una buona tecnica divulgativa, propria di un evidentemente ottimo insegnate.

.