Le svastiche sulle epigrafi di Lugagnano: i motivi di una notizia che andava data

Sabato abbiamo pubblicato su queste colonne la notizia delle svastiche incise da qualche esaltato sulle epigrafi presenti sul muro esterno del cimitero di Lugagnano.

L’argomento ha suscitato, come era prevedibile, la comprensibile indignazione di tanti lettori. Anche perché negli ultimi mesi il cimitero della frazione è stato oggetto di ripetute e incomprensibili azioni vandaliche.

Tra gli altri, sono apparsi però anche commenti di chi sostiene che dare questo tipo di notizie rischi solo di creare fenomeni di emulazione, di incentivare menti deboli a cercare facile visibilità con gesti stupidi e oltraggiosi come questi. Un’obiezione che mi è stata posta anche questa mattina in occasione della bella iniziativa organizzata dagli scout di Lugagnano. Un’obiezione fondata, per la quale ringraziamo chi l’ha postata e chi ce ne ha parlato. E sulla quale vale la pena riflettere.

Il tema è indubbiamente complesso. Da una parte l’esigenza della cronaca di dare notizia di ciò che accade sul territorio, senza filtri, e dall’altra l’opportunità di autocensurarsi per evitare di dare luce mediatica a gesti e persone che certo non la meritano.

Partiamo da un caso limite, incommensurabilmente più grave e delicato di quello di cui stiamo qui trattando: dare o non dare la notizia di un suicidio? Una ricerca dell’Organizzazione mondiale della sanità ha provato in maniera scientifica l’esistenza di una correlazione tra l’uscita di notizie relative a suicidi, e l’aumento di episodi nel periodo immediatamente successivo.

Negli studi dell’Oms sull’argomento si raccomanda, quindi, di omettere i dettagli sulle modalità dei suicidi: gli esperti consigliano di evitare ogni enfasi, concentrando l’attenzione più sul fenomeno generale di interesse pubblico che sul singolo episodio, cercando di fornire analisi e spiegazioni, anche con l’ausilio di specialisti, in modo da non far passare l’erroneo messaggio che il suicidio sia l’unica via di uscita per affrontare un determinato problema.

Scendendo al caso anche nostro, quello che quindi rende una notizia corretta nella sua forma divulgativa non è, quindi, di tacerla, ma di non enfatizzarla, di non spettacolizzarla, di tentare sempre di spiegare, di dare chiavi di lettura. Prima la cronaca e, dopo, il dibattito, l’approfondimento, il confronto. Anche perché compito di un media, pur minore come Il Baco, è proprio quello di dare le notizie, di veicolare il dibattito pubblico attorno ai temi grandi e piccoli del territorio. Senza lasciare, ed in questo crediamo molto, le notizie nude e crude ai verdetti del tribunale spesso barbaro ed inappellabile dei social.

Quello che noi del Baco facciamo, quindi, è dare le notizie per informare i nostri concittadini, per rendere consapevole la comunità, per permette un dibattito. Perchè crediamo fortemente che la conoscenza sia l’unico modo per formarsi un’opinione matura e fondata. Senza mai cercare la gogna per nessuno e senza la corsa al facile sensazionalismo acchiappa click. E poi rifletterci sopra: chi legge la nostra rivista e questo sito lo sa bene, ne fa esperienza quotidianamente.

Svastiche e croci celtiche sulle epigrafi dei nostri caduti sono, quindi, una notizia che andava data. Perché è giusto che si sappia che ci sono persone tra di noi, probabilmente giovanissime, che lo ritengono un gesto possibile, accettabile. Quei ragazzini non sono alieni, sono parte integrante della nostra comunità, sono figli o nipoti nostri. E suggerire di prenderli a calci serve a poco, se non ad uno sterile sfogo del momento.

Quella notizia andava data perchè è necessario sforzarsi di capire, non per giustificare ma perché solo capendo i motivi (o l’assenza allucinante di motivi) di simili gesti potremo tentare di aiutare loro ad uscire da questa spirare di ignoranza cattiva e, al contempo, contribuire a far crescere la nostra comunità nella direzione di un maggior senso civico. Anche attraverso le pagine del piccolo Baco.

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 fonda il Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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