Le serie TV (e lo streaming) stanno uccidendo il cinema?

Il cinema, inteso come proiezione in sala di una pellicola registrata, ebbe la sua prima manifestazione nel 1895, grazie all’intuizione dei celeberrimi fratelli Lumière. La televisione, invece, è arrivata al pubblico circa mezzo secolo dopo, negli anni ’40, per poi avere una rapidissima diffusione ed un notevole sviluppo negli anni Cinquanta e nel Boom Economico successivo.

Il livello qualitativo e l’offerta quantitativa della settima arte battevano il fenomeno televisivo degli esordi: la TV era una novità per la maggior parte dei telespettatori, e il suo livello artistico risultava spesso poco incoraggiante. Tant’è che il percorso professionale di numerosi attori e registi era un paradigma: l’esordio avveniva in televisione (o in teatro), poi la carriera continua passando al grande schermo. Il classico passaggio da serie B a serie A.

Tuttavia, questo luogo comune è stato a poco a poco sfatato nel corso degli (almeno) ultimi trent’anni: è noto che personaggi del calibro di Hitchcock, Steven Spielberg e Martin Scorsese (ma si può continuare con Woody Allen, Micheal Mann, Steven Soderbergh, David Lynch, M. Night Shyamalan, Paolo Sorrentino), abbiano alimentato i contenuti del tubo catodico e stiano ampliando i contenuti della TV in streaming.

Sono anni che mi sono appassionato alle serie. Mi sono chiesto il perché: mio padre mi raccontava le favole, che noi chiamavano ‘seguiti’, e io continuavo a volerne ancora – afferma il regista Bernardo Bertolucci  E poi sono arrivate le serie TV.

Di gran lunga più graffiante William Friedkin, regista del primo intramontabile L’esorcista:

Il principio dell’80% dei film di Hollywood ormai è questo: volete vedere gente che vola in tuta, mantello e maschera? Bene, eccovi serviti. Oggi la TV è molto meglio del cinema. È più profonda, più complessa ed è per adulti.

Che l’offerta di serie televisive sia qualitativamente aumentata è un dato di fatto, non solo grazie al contributo di registi di un certo livello: la forte e incredibile impennata di titoli che si è avuta negli ultimi dieci anni si è verificata a causa di una forte pressione della domanda del pubblico, molto più propenso a rimanere sul divano di casa e a destinare i nove euro del biglietto del cinema – per una famiglia con bambini arriveremmo ad oltre trenta euro (pop-corn e 3D esclusi) – ad un abbonamento ad una pay-tv. I prezzi bassi e l’effettiva impossibilità per un lavoratore medio di seguire tutte le novità trasmesse sul piccolo schermo sono due elementi che provano la presenza di un effettivo eccesso di offerta sul mercato.

Se consideriamo la competizione sul prezzo, questa è certamente vinta dalla televisione (e dallo streaming sia televisivo sia cinematografico, legale o illegale che sia). Il confronto sulla qualità, invece, va affrontato caso per caso: ci sono alcuni film migliori di alcune serie TV e viceversa. Tuttavia, si riscontrano alcuni minimi comun denominatori sui quali poter fare un confronto: i principali sono regia e sceneggiatura.

La sceneggiatura di una serie TV può essere strutturata secondo un intreccio narrativo verticale (ogni episodio ha una propria trama ed è indipendente dagli altri) od orizzontale (la trama si sviluppa in più episodi). La sceneggiatura di una serie TV permette di approfondire trama e personaggi, incrementare i punti di vista narrativi e tematici. Esempio perfetto è Il Trono di Spade (Game of Thrones): se questa serie televisiva è tanto appassionante quanto ineccepibile, la caratterizzazione efficace degli innumerevoli personaggi e la trama complessa e (meravigliosamente) complicata avvengono grazie ad una sceneggiatura potente e dettagliata.

game-of-thrones

Lo sforzo del salto qualitativo dell’offerta televisiva è inevitabile: se, da una parte, nel mare magnum di saghe, remake, prequel, sequel, spin-off, vi è un cinema ripetitivo e (quasi) televisivo, dall’altra vi sono serie TV che ambiscono ad una definizione sempre più cinematografica, sia dal punto di vista della sceneggiatura sia dal punto di vista della regia.

La regia, appunto. Il regista televisivo, tuttavia, non coincide con quello cinematografico, ma con lo showrunner. Lo showrunner è l’ideatore dello show, ovvero colui che mette a punto gli aspetti creativi ed economici di una serie TV.

Damon Lindelof, il creatore di Lost assieme a J. J. Abrams e Jeffrey Lieber, parlando del proponimento di Vince Gilligan (l’ideatore e co-sceneggiatore del pluripremiato Breaking Bad) di costruirsi una carriera nel cinema, affermò infatti:

Credo sarebbe difficile per lui passare al mondo cinema, a meno che non si occupi di regia, cosa che dovrebbe fare. Parlando per esperienza personale, a prescindere da quanta autonomia si abbia come showrunner, quando cominci a lavorare nel cinema, il regista è lo showrunner.

Nella televisione il regista è un mero esecutore dello show già ideato e strutturato: all’interno di un episodio può infatti inserire il suo punto di vista, ma senza stravolgerne lo stile già adottato. È raro, infatti, che uno stesso regista diriga tutti gli episodi di una stagione o di un’intera serie televisiva (un’eccezione sono la prima stagione dell’intelligente True detective, in cui gli otto episodi furono diretti da Cary Joji Fukunaga, e lo straordinario The Young Pope, ideato e diretto da Paolo Sorrentino).

The Young Pope

Pertanto, la televisione rappresenta un ottimo punto di partenza per poter sviluppare e sperimentare un tessuto narrativo più o meno esteso; il cinema, invece, consente al regista di approfondire uno stile proprio e non standardizzato, senza, ovviamente, dover sottovalutare la sceneggiatura.

Come è affascinante seguire serie televisive di qualità e di un certo livello, così sarebbe bello che il cinema riuscisse a trascinare maggior pubblico in sala; non servono aggressive operazioni di marketing, né un’offerta di lungometraggi superpompati di effetti speciali, né operazioni commerciali sporadiche: l’abbassamento dei prezzi stimola la domanda, ma è insufficiente se fatto una tantum. Sono necessari soprattutto degli incentivi finalizzati a riscoprire e valorizzare l’esperienza cinematografica in senso stretto: l’aspetto economico è condizione sufficiente, il livello qualitativo necessario.