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Il Covid ci ha privati, e ci sta tuttora privando, di tante cose: prima fra tutte la libertà di poterci muovere quando e come vogliamo, che a cascata ci priva di tante altre cose. Molti di noi sono stati privati addirittura del lavoro, e quindi di una stabilità economica. Altri, quelli “fortunati”, hanno continuato a lavorare, a casa oppure nel solito luogo di lavoro.

Tutti noi, a prescindere dalla situazione lavorativa, siamo stati privati del superfluo. Mai come in questo periodo il superfluo ci sembra necessario.

Le nostre giornate prima della pandemia erano fatte di persone, luoghi, relazioni. Erano fatte di chiacchiere, di caffè alla macchinetta, di traffico. Ma anche di centri commerciali, shopping, aperitivi. Tutte cose di cui siamo stati privati, tutti. Certo, si tratta per lo più cose superflue. Ma a distanza di ormai quasi un anno dall’inizio della pandemia, che effetto hanno tutte queste privazioni? E che cosa vuol dire superfluo?

Come psicoterapeuta devo dire che il mio lavoro in questo momento è particolarmente difficile. Come si può lavorare per aumentare il benessere di una persona che è limitata in tutto? Che non può andare da nessuna parte? Che non può vedere nessuno al di fuori dei familiari più stretti o dei colleghi?

Di sicuro tutte queste privazioni lasceranno un segno su di noi per molto tempo. Che tipo di segno? Mi pongo spesso questa domanda e penso che la risposta dipenda da come ognuno di noi rielaborerà questa esperienza. Proviamo a fermarci e a chiederci: che cosa mi manca di più? E perché?

Se quello che mi manca di più è il centro commerciale il sabato pomeriggio… Forse qualcosa che non andava c’era anche prima! Capiamoci, io non ce l’ho con i centri commerciali. Sono la prima ad approfittare degli orari di apertura per fare la spesa il sabato o la domenica se gli altri giorni non lo posso fare. Ma andarci a passare il mio tempo libero con tutta la famiglia (mariti col broncio e bambini urlanti compresi!) settimana dopo settimana dopo settimana solo perché non so che altro fare, per riempire la giornata, questo no, è un’altra cosa. Questo è un superfluo che non ci fa bene.

Se ci pensiamo bene, in effetti, buona parte di queste cose superflue che ora ci mancano non ci facevano poi così bene. Ma ce lo ricordiamo il centro commerciale il sabato pomeriggio? Shopping, aperitivo, cena e cinema tutto nello stesso posto? Tutta quella gente? Tutta quella confusione? Il brusio costante di sottofondo? Le luci artificiali? L’aria calda e viziata? Possiamo davvero sostenere che tutto questo ci facesse bene? Ne dubito.

E non mi sto riferendo al portafoglio o alla salute (che di sicuro non traggono vantaggio da shopping e fast food), ma al benessere intenso come benessere mentale. Un pomeriggio al centro commerciale mi arricchisce? Mi fa arrivare alla sera soddisfatto della giornata appena trascorsa? Rende la mia vita più ricca, piena e significativa? Se la risposta è no, come è probabile che sia, allora cosa può arricchirmi? Farmi diventare la persona che voglio essere? Farmi vivere la vita che voglio vivere? Ed ecco che usciamo dal superfluo e andiamo verso qualcosa di diverso.

Siamo passati da un estremo all’altro. Siamo passati dal trascorrere i fine settimana all’insegna di quello che oggi definiamo “assembramento” al trascorrerli principalmente in casa, con pochissime persone. Sfruttiamo questo momento per guardare dentro noi stessi e capire la direzione che vogliamo dare alla nostra vita.

È come se ci avessero “resettato”. Sarebbe un peccato sprecare questa possibilità, buttarsi nel primo centro commerciale che apre il fine settimana e tornare indietro esattamente a quello che eravamo un anno fa.