Le fotografie di Bresson e i mini-romanzi per Marsilio editore in mostra a Venezia

La Mostra

Incredibile ma vero: la cultura è in timida ripartenza nelle zone in cui le restrizioni per il covid sono più lasse, si può perfino visitare qualche mostra.

È il fortunato caso della retrospettiva “Le Grand Jeu” dedicata al fotografo Henri Cartier Bresson, che si ferma nella suggestiva cornice di Palazzo Grassi a Punta della Dogana a Venezia prima di proseguire per Parigi.

Allestita già in luglio 2020, ha riaperto con ingresso gratuito dall’11 al 26 febbraio ogni giovedì e venerdì.

Una esposizione ricchissima, non solo per il numero di opere – 385! – ma soprattutto per il taglio innovativo che permette uno sguardo a tutto tondo sull’autore. Infatti, gli scatti sono stati scelti e commentati dall’esclusivo punto di vista di cinque grandi nomi: la fotografa Annie Leibovitz, il regista Wim Wenders, lo scrittore Javier Cercas, la conservatrice Sylvie Aubenas, il collezionista François Pinault.

Il Fotografo

Da sempre, chi dice “fotografia d’epoca” dice “Bresson”. Maestro indiscusso del bianco e nero, il suo talento è considerato inarrivabile.

Morto quasi centenario nel 2004, ha potuto vedere il secolo breve dall’obiettivo della sua Leica: si interessa di arte e di cinema, filma documentari sulla Seconda Guerra Mondiale (durante la quale sopravvisse alla prigionia), è in prima linea agli eventi più importanti del mondo, fonda la prestigiosa Magnum Agency che ancora oggi è l’olimpo della fotografia d’autore…

Si ispira a ciò che ci circonda con dedizione e sapiente ironia, immortalando – letteralmente, “rendendo immortale” – tutto, dai personaggi famosi ai frammenti di quotidianità che ci sentiamo grati di osservare.

I mini-romanzi per Marsilio Editore

La scrittura aggiunge profondità di campo a questa esperienza culturale, quasi completandola.

Marsilio infatti – co-editore del catalogo della mostra – ha lanciato le “Masterset Stories” per allentare l’attesa dei giorni precedenti la riapertura. Sei autrici – Annalisa De Simone, Gaja Cenciarelli, Elisa Fuksas, Ginevra Lamberti, Federica Sgaggio e Chiara Valerio – hanno immaginato mini-romanzi in tre righe, ispirati ciascuno a uno scatto esposto che può così prendere vita.

Tra loro, un talento veronese: Federica Sgaggio, giornalista e scrittrice, ora in libreria col suo ultimo romanzo “L’eredità dei vivi”. È un progetto digitale: gli scritti si trovano gratuitamente sui canali Facebook e Instagram di Palazzo Grassi.

È spontaneo chiedersi: tre righe bastano per raccontare una storia? Sì, secondo l’autore francese Félix Féneon che nel 1906 ha ideato una vera e propria formula: dedicare una riga all’ambiente, una riga alla cronaca più o meno nera e una riga all’epilogo. Provare (a leggere, e a guardare) per credere.

La Scheda

Il sito di Palazzo Grassi

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