Le energie rinnovabili e il territorio

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E’ recente la polemica apparsa su tutti i quotidiani locali legata alla richiesta di realizzazione di un parco fotovoltaico di fronte alla Grande Mela. Tutta l’area pianeggiante che sta sul lato nord, una superficie di 630 mila metri quadrati, sarà interessata dall’installazione di pannelli, dei quali il 70% ricade nel comune di Bussolengo, la restante parte nel territorio di Sona.

 

Quasi 200 campi agricoli, coltivati a mais o cereali verranno sottratti all’agricoltura per la produzione di energia fotovoltaica. A detta dei progettisti che hanno presentato il progetto in sala consiliare a Bussolengo, la produzione di energia nell’arco dei 30 anni di vita sarà enorme, oltre a 1.276 milioni di Kwh, con un conseguente risparmio di energia, ricavata dal petrolio, e ovvio minor danno alla qualità dell’aria. Fin qui tutto bene. Soprattutto per Bussolengo che dista una decina di chilometri. Ma Sona si affaccia direttamente su quest’area.

 

I residenti della collina che ora aprono le finestre e vedono ancora qualche pezzo di campagna verde, vedranno un unico immenso specchio di vetro. E cosa accadrà tra 20/30 anni quando quest’immensa distesa di vetro sarà da smaltire? Rimarrà lì come desolante rottame non riciclabile? Non vorremmo apparire contrari, in linea di principio all’installazione dei pannelli. Anzi, siamo assolutamente favorevoli. Ma i luoghi deputati all’installazione di questi impianti dovrebbero essere ben altri.

 

Il nostro paesaggio è la nostra ricchezza. E’ sempre stato decantato, celebrato nel passato. Che ne sarà delle nostre campagne, dei nostri vigneti che sopravvivono da secoli quando verranno devastati da questi pannelli in vetro, da queste piattaforme in cemento dove vengono fissati, da queste strutture in ferro, che poi nessuno avrà più convenienza a smaltire? E non nascondiamoci dietro un finto ambientalismo. Qui si tratta unicamente di una grossa speculazione commerciale, il miraggio di facili guadagni sembra abbia accalappiato agricoltori in crisi e molti imprenditori in cerca di contributi pubblici che poi gravano sulle tasche di tutti noi.

 

Siamo curiosi di vedere quanti impianti verranno richiesti ora che pure lo Stato ha ridotto i contributi e gli incentivi. La politica oggi può prevenire la devastazione del paesaggio, lo deve fare promuovendo l’energia alternativa ma anche salvaguardando il territorio ancora vergine. Non si deve cancellare la civiltà agricola per dare spazio a fonti di energia rinnovabile. La Regione Veneto ha già messo dei paletti, bloccando le concessioni di impianti fotovoltaici a terra con potenza superiore ai 200 kw sino al 31.12.2011 e il Ministro delle Politiche agricole ha annunciato l’adozione di una norma finalizzata a vietare le “sterminate distese” di pannelli fotovoltaici sui campi italiani, in particolare in zona agricola; la bozza di D.lgs. in via di approvazione, nel prevedere un limite di potenza installata pari ad 1 MW per gli impianti fotovoltaici a terra in aree agricole, dispone altresì che il rapporto tra potenza nominale e superficie del terreno non deve essere superiore a 200 kW per ogni ettaro. Ovvero, per ciascuna azienda agricola, solo una parte potrà essere destinata alla produzione di energia fotovoltaica, la restante parte rimane ad utilizzo agricolo.

 

E anche il Comune di Sona deve normare questa situazione, indicando delle zone preposte a questo tipo di impianti. Noi ora siamo colpiti dal parco fotovoltaico della Grande Mela per la notevole estensione. Ma in sordina nei mesi scorsi sono passati vari impianti con potenza appena inferiore al megawatt per evitare le forche caudiche della Valutazione di Impatto Ambientale. Tutti in zona agricola, togliendo vigneti doc per far posto a questi pannelli. Così vicino alla Guastalla Vecchia, una delle zone più belle del nostro comune, quasi a ridosso del filare di alti pioppi cipressini che portano alla corte, diverse migliaia di metri quadrati di terreno agricolo sono stati violentati dall’installazione dei pannelli.

 

Altrettanto a San Giorgio direttamente visibili dal paese, e altri ne aspettiamo in costruzione prima dell’estate. Dicevamo che siamo favorevoli all’energia alternativa, quindi anche al fotovoltaico. Ma che venga promosso, incentivato, quasi obbligato sulle centinaia di edifici artigianali ed industriali delle nostre zone, che venga proposto come copertura degli enormi parcheggi dei centro commerciali disseminati ovunque, sopra gli edifici pubblici e anche privati.

 

Ma la campagna che rimanga invece con la sua naturale vocazione. Dobbiamo preservarla per riuscir a consegnare un po’ di verde alle generazioni future, così come stabilito dall’art. 9 della Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica» ma al contempo «Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

 

In questo caso ci sentiamo di dar ragione all’onorevole Sgarbi quando dice che: “gli impianti fotovoltaici, sono orrori contro l’agricoltura, contro la civiltà, contro il paesaggio, contro il territorio. Per complicità delle Regioni e per complicità dell’Europa. La campagna viene stuprata: si estirpano i vigneti per realizzare le piattaforme di cemento armato. I pannelli solari creano un’alterazione del paesaggio, anche se vengono montate con un obiettivo positivo: produrre energia pulita”.