Le donne del Baco nella settimana che ci accompagna alla Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne

Questi giorni che ci accompagnano al 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, sono fecondi per riflettere su un’emergenza che nessuno può permettersi di sottovalutare.

Scrivere di un argomento di questa natura è sempre complesso, il rischio forte è quello di oscillare tra una retorica dolciastra, che banalizza una questione complessa, e un benaltrismo becero, che rischia di fare più vittime della violenza stessa. Non parlarne sarebbe però un grande errore: perché il problema esiste, e la terribile e soffocante cronaca nera ce lo racconta anche oggi.

Sicuramente quello che spetta a ciascuno va però ben oltre la (necessaria) indignazione che lo stillicidio quotidiano di violenze porta nelle nostre case e nelle nostre vite. Limitarsi a scuotere la testa, fermarsi a facili dichiarazioni di intenti, è gravemente insufficiente.

Perché, deve essere chiarissimo, violenza non è solo la brutalità fisica ma è anche impedire, ostacolare, umiliare, nascondere, emarginare. Forme di violenza più subdole, meno evidenti, ma più presenti nella realtà quotidiana di troppe donne.

Quella che va praticata ogni giorno, quindi, è un’opera concreta di promozione della donna. Qui ed ora. Negli spazi dove viviamo, dove lavoriamo, dove operiamo a qualsiasi titolo. Nella farina che ogni giorno impastiamo creando il nostro presente.

Ritengo di poter dire che il Baco in questo senso abbia una storia importante da testimoniare. Quando capita di dover raccontare la vita di questa piccola redazione immancabilmente indico come la nostra sia una squadra che diventa progressivamente, anno dopo anno, sempre più rosa.

Oggi a collaborare in modi differenti all’opera informativa del Baco siamo in 55 volontari. Bene, 28 sono donne (sopra, nella foto di Mario Pachera, alcune di loro ad una cena della redazione). In un’Italia nella quale invece le donne negli ambiti pubblici si contano in percentuali quasi irrilevanti.

Come mai? Certo non per rispondere a qualche sterile richiesta burocratica di valorizzazione delle quote rosa ma, semplicemente, perché un giornale è fatto di parole e di immagini. E le donne sono più brave di noi con le parole e con le immagini: perché studiano di più, leggono di più, scrivono meglio, sentono più in profondità, ascoltano con più attenzione, osservano con maggiore empatia, capiscono anche ciò che non viene detto, intuiscono anche ciò che non si vede. Masticano la vita più di noi uomini. Sicuramente.

Abbiamo nel Baco editorialiste ed intervistatrici, abbiamo grafiche e chi si occupa del nostro bilancio, abbiamo chi cura rubriche culturali e sociali e chi segue inchieste e approfondimenti. Abbiamo chi dirige e coordina la redazione. Donne che rendono il confronto all’interno della redazione mai scontato e banale ma sempre impegnativo, serrato e stimolante. Donne che hanno preso realmente in mano il nostro lavoro culturale ed informativo. Nessuno glielo ha graziosamente concesso, sia chiaro: lo spazio se lo sono prese, per competenze e capacità.

E – importante – lo hanno fatto non da fronti diversi, ma mettendosi accanto a noi uomini della redazione. Sullo stesso piano, con lo stesso peso, nella consapevole forza però delle differenze che ci rendono complementari e ci permettono di portare in dono agli altri ognuno la propria dote.

Per tentare di dare risposte al problema della violenza sulle donne servono sicuramente scelte forti che portino ad investire risorse culturali, economiche, legislative e strutturali che oggi latitano. Ma serve anche sapersi riconoscere, uomini e donne, come parti imprescindibili, come voci del medesimo coro. Nei fatti, non con vuote parole.

Come canta De Gregori, la vita non è mai facile per nessuno: affrontarla insieme diventa però tutta un’altra cosa. Noi del Baco ci proviamo. E ci riusciamo.