Le dimissioni di Conte e le crisi politiche a Sona. Quella volta che la Democrazia Cristiana ebbe bisogno del voto dei comunisti

La crisi istituzionale, con le dimissioni del Governo Conte, che in questi giorni sta catturando l’attenzione anche dei nostri concittadini, porta alla memoria alcune crisi politiche che negli anni hanno coinvolto anche il governo del Comune di Sona.

Una “crisi istituzionale comunale” storica si manifestò a Sona nel momento del rinnovo del terzo mandato amministrativo, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e del regime fascista.

Era il 1955, nel Comune i residenti erano 7000, votava più del 95% degli ammessi al voto. Il Partito della Democrazia Cristiana raccoglieva poco meno dell’80% dei consensi, chi vinceva le elezioni otteneva sedici Consiglieri comunali ed al primo partito fra quelli perdenti ne spettavano quattro. I Consiglieri eletti eleggevano, a maggioranza, Sindaco ed Assessori.

Lugagnano, dopo essere stata da sempre la frazione più piccola stava rimontando, avvicinandosi al quarto dei residenti, sempre in coda però dopo San Giorgio e Sona Capoluogo. 

Ad elezione amministrativa avvenuta si manifestarono all’interno della Democrazia Cristiana due contrapposte correnti, che trovarono però motivazioni concordanti per tentare di indicare come Sindaco un nome gradito ad entrambe.

La sezione di Lugagnano, che subiva un “patronato” da parte del Parroco Don Enrico Brunelli, riteneva di aver ottenuto poco ascolto nei precedenti due mandati amministrativi (1945-1955), a guida Sindaco Giovanni Ledro di San Giorgio in Salici (nella foto, davanti alla Canonica San Giorgio negli anni cinquanta con il Parroco don Castello), e la sezione del Capoluogo, che subiva un analogo “patronato” da parte del Segretario Comunale Igino Beggiato, rivendicava il diritto ad avere un Sindaco di Sona, pur in presenza di una nuova ricandidatura di Giovanni Ledro.

Si formò quindi una strana alleanza tra i quattro Consiglieri di maggioranza eletti a Lugagnano, i quattro di minoranza (Partito Comunista e Partito Socialista) e due dei quattro Consiglieri D.C. del Capoluogo. L’accordo doveva portare alla carica di Sindaco Pilade Ponchirolli del Capoluogo e maggiore attenzione per la frazione di Lugagnano. I quattro consiglieri di Palazzolo, i quattro di San Giorgio in Salici e gli altri due di Sona, tutti D.C., confermarono il voto per Ledro, candidato ufficiale del Partito. Il dieci a dieci perfetto portò quindi a due votazioni nulle.

Alla terza votazione, senza che fossero intercorse trattative per comporre il dissidio nel Partito di maggioranza, i voti furono undici per Ledro, che fu confermato Sindaco per un terzo mandato.

In quel frangente convulso non fu possibile capire di chi fosse stato l’undicesimo voto, determinante. Però si conobbe casualmente chi lo aveva espresso durante uno dei Consigli comunali successivi. Successe infatti che il Consigliere di minoranza di San Giorgio, Perotti Giuseppe, entrò in ritardo in una seduta consigliare, visibilmente alterato, e disse rivolto al Sindaco: “e pensare che sei Sindaco per merito mio”.

Il motivo dell’arrabbiatura, che svelò di chi fosse stato quel voto decisivo, era molto semplice: il Sindaco Ledro, che si recava in Consiglio con l’automobile, passava ogni volta a prendere il Perotti e, nel caso specifico, non avendolo trovato a bordo strada ad attendere il suo passaggio lo aveva lasciato a piedi.

L’aspetto più sorprendente della vicenda è che i Consiglieri di Lugagnano, dissidenti, ottennero comunque, ed accettarono, un posto in Giunta con il dentista della frazione Guerrino Caliari, che ebbe anche l’incarico di Vice Sindaco.

Successe quindi che un Partito che disponeva dell’80% di suffragi riuscì ad eleggere il proprio Sindaco con un voto determinante della lista di opposizione formata dal Partito Comunista e dal Partito Socialista.

Ma le curiosità non finiscono qui.

Durante i tre mandati del Sindaco Ledro venne sempre assegnato un posto in Giunta, in qualità di Assessore di minoranza, ad un Consigliere del Partito Comunista o del Partito Socialista. Un perentorio diktat della Direzione provinciale della D.C. pose fine a questa scelta, spiegando agli sprovveduti “politici” di Sona che la democrazia prevedeva ruoli diversi ed ugualmente legittimi per maggioranza e minoranza. La vicenda venne raccontata da Consiglieri comunali che la vissero in prima persona.

Renato Salvetti

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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