Le associazioni di Sona e l’equivoco dei giovani che non ci sono

Nel corso della seduta del Forum delle associazioni di Sona di lunedì scorso è stato presentato, tra le altre cose, un interessante progetto per provare a coinvolgere nuove risorse giovani nelle fila dei gruppi di volontariato del nostro territorio, che sempre più spesso soffrono di un’assenza di ricambio generazionale che, per alcune realtà anche storiche, è già stata fatale.

Di questo progetto, che si struttura sulle basi solide di un finanziamento regionale e sulle gambe competenti di alcuni formatori professionisti che si affiancheranno alle associazioni, parleremo dettagliatamente in un prossimo articolo. Quello che qui si vuole tentare di iniziare è un ragionamento su giovani ed impegno sul nostro territorio.

Tolti alcuni casi virtuosi – e penso, tra le altre, ad alcune associazioni sportive, a realtà come il SOS, in parte alle parrocchie e pure al Baco che su 54 volontari ne conta 31 sotto i trent’anni – è certezza provata che tantissime associazioni del territorio faticano immensamente ad agganciare prima ed a coinvolgere poi ragazze e ragazzi.

Quali i motivi? Evitando di addentrarci in ragionamenti sociologici e generazionali (che pure sono parte integrante e importante del problema) ma rimanendo con gli occhi ben fissi sul lavoro che svolge un’associazione sul territorio, quello che ho potuto constatare in tanti anni di volontariato, con l’impegno di coordinamento che è richiesto a chi dirige una realtà qual è un giornale come il Baco, è la certezza che i giovani soffrono la poca, non la troppa responsabilità.

Considerati ovviamente i tempi necessari per imparare a svolgere un servizio o a capire l’azione svolta da un gruppo, è importante che la ragazza ed il ragazzo che si offrono, o sono coinvolti, per entrare a far parte della vita di un’associazione trovino in breve la possibilità di essere protagonisti, pur in ambiti definiti e limitati. Salvaguardando il necessario gioco di squadra, ma evitando di rimandare alle calende greche il vero e proprio impegno in prima linea. Senza con questo abbandonarli in mare aperto, ma continuando ad assisterli e a motivarli in un costante rapporto di confronto positivo.

A mio parere, solo coinvolgendo le ragazze ed i ragazzi con queste modalità dirette è possibile pensare di scrostare quella fossilizzazione tutta italiana che vede, anche nel mondo del volontariato, un individuo essere definito come “giovane” (che da noi fa rima con “inadeguato”) fino abbondantemente oltre i quarant’anni.

Un errore importante, che causa due effetti assolutamente negativi. Il primo di scoraggiare la partecipazione (già complessa, come si diceva, per dinamiche sociologiche e generazionali tutte da studiare) e il secondo – parlando invece di giovani che pure partecipano – di privare le nostre associazioni dell’apporto in termini di novità, di forza propulsiva, di pensiero divergente di cui le ragazze ed i ragazzi sarebbero certamente portatori.

Per dare un futuro al nostro mondo associativo, e per imparare a lavorare assieme tra generazioni differenti, servono sicuramente un cambio di marcia nella direzione del dare ai giovani fiducia concreta e, forse, qualche intelligente passo di lato (non fuori, perché l’esperienza vale tanto quanto la novità, ma di lato per farsi affiancare) da parte di chi, meno giovane, il volontariato locale lo guida e lo coordina.

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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