L’Azienda Menon, un’eccellenza della meccanica di precisione. Tra dispositivi medici e… Formula 1

Quando entrando in visita in un’azienda ti capita di vivere sin da subito sensazioni positive è una percezione che ti mette a tuo agio immediatamente. E’ un sentito che ti fa immaginare che potresti essere entrato in contatto con un ambiente molto stimolante.

E’ quello che ho percepito al mio arrivo nell’azienda di meccanica di precisione Menon S.r.l., con sede a Bussolengo in via 2 Giugno nella zona industriale adiacente alla Grande Mela, in occasione dell’intervista per la stesura di questo articolo che fa parte del nostro percorso per conoscere le vere eccellenze del territorio.

Ad accogliermi al mio arrivo è Alberto Menon classe 1940, titolare e fondatore dell’azienda assieme ai figli Stefania e Fabio, che hanno seguito le orme del papà entrando in pianta stabile nell’organico e divenendo quindi gli imprenditori punti di riferimento nella gestione dell’impresa e coloro che la stanno guidando nel futuro. Entrati giovanissimi ora sono ormai esperti conduttori dell’azienda. Tutti loro  sono concittadini di Lugagnano.

All’ingresso dell’azienda si fa notare, nella sua imponente bellezza architettonica, una avveniristica struttura in ferro trattato (foto qui sotto) dalla forma vagamente cilindrica che si sviluppa su tutta l’altezza dell’immobile. All’interno della stessa, in un gioco di tubolari e parapetti, si inerpicano le scale che portano ai vari piani dell’immobile, dove si trovano i reparti.

Quando imbocchi la porta di ingresso in un reparto, alla fine di una rampa di scale, è come se fossi uscito dal “cilindro” imboccando la rampa per fare un pit stop. E’ come se la struttura avesse accelerato il tuo passo e ti avesse letteralmente proiettato verso la conoscenza delle novità che da li a poco incontrerai. Una sensazione molto piacevole.

L’abbiamo voluta, oltre che per la sua utilità e praticità – ci spiega  Stefaniaanche per una questione estetica. Il target dei clienti con cui lavoriamo pone una attenzione particolare anche agli aspetti di qualità dell’immagine e del modo di presentarsi dei propri fornitori”.

Stefania, all’interno dell’organico, si occupa di marketing ed amministrazione. La clientela di Menon Srl è inserita nei più svariati settori: dispositivi medicali, impianti di automazione, sistemi di imballaggio, Racing nel campo della Formula 1. Ebbene sì: alcuni dei sofisticatissimi componenti installati a bordo delle macchine da corsa, che sfrecciano sulle piste di automobilismo di tutto il mondo, vengono prodotti proprio alla Menon.

Quello che colpisce, nella vasta gamma di prodotti realizzati, è il senso immediato di accurata precisione di realizzazione  che gli stessi ti trasmettono. In particolare, quelli legati al settore dei dispositivi medicali, sembrano più oggetti nati dall’immaginario dei realizzatori di Avengers tanto sono finemente curati nell’aspetto esteriore con piacevoli colori,  tanto sono avveniristici nelle forme e tanto sono leggeri e maneggevoli al tatto.

Il titanio è il materiale che la fa da padrone – ci dice Fabio che si occupa di controllo del processo di produzione e della qualità –. Quando si parla di unità di misura parliamo di micron”.

I prodotti medicali della Menon sono impiegati nelle strutture ospedaliere in cui si immobilizzano arti fratturati o si fanno protesi. Alcuni oggetti sono di dimensioni talmente piccole che si fa fatica ad immaginare a come possano essere stati maneggiati e lavorati. Uno di questi, probabilmente destinato al settore alimentare e dalla dimensione e forma di un ditale da cucito che usava la nonna, presenta lungo la sua superficie tutta una serie di piccoli fori asimmetrici, frutto di lavorazione effettuate su spazi infinitamente piccoli.

Uno diverso dall’altro”, fa notare con giusto orgoglio il capostipite Alberto. Come possono essere stati fatti da una macchina? Guardando il campionario si capisce perfettamente il significato di meccanica di precisione. I materiali lavorati sono di varia costituzione, dal titanio alla plastica dura. Le macchine, dispositivi a controllo numerico, sono in grado di produrre manufatti di qualsiasi genere. Dietro ad un disegno c’è una attività di programmazione dei macchinari che, eseguendo sequenzialmente le azioni codificate, generano il manufatto. Si comprende chiaramente che, con la meccanica di precisione, le applicazioni sono potenzialmente infinite.

L’azienda nasce come impresa artigianale – prosegue Stefania -, ma nonostante ciò si colloca in una fascia di mercato ad alta specializzazione”.

La data di fondazione è il 10 ottobre 1966 e le sue radici sono a Caselle di Sommacampagna dove Alberto ha dato vita al primo sito produttivo alla fine degli anni ‘60. Nel 1987, stanco di aspettare la realizzazione della nuova zona industriale, decise di portare la sua azienda a Bussolengo in via delle Nazioni, vicino alla rotonda che si incontra provenendo da Lugagnano.

La sua attività era in forte espansione ed aveva bisogno di spazi. Poi, nel 2004, sull’onda di un crescente fervore imprenditoriale, un nuovo balzo in avanti con la costruzione dell’attuale sito produttivo ancora a Bussolengo.

Sin dalla costituzione della sua impresa Alberto ha privilegiato la meccanica di precisione facendone un tratto distintivo. “Con macchine tradizionali – ricorda con nostalgiaelettronica e controllo numerico sono venuti molto dopo”.

Tra i primi clienti il più noto era la famosa MOMO. “Già dal 1969-1970 producevo per loro conto i mozzi su cui innestavano i volanti delle auto. Tra i loro clienti anche la Ferrari”. Questo imprenditore, dall’evidente energia trainante e positiva emanata dai suoi occhi vigili sprintosi  e luminosi, non dimostra certo i suoi 80 anni. ”Sai qual è il segreto di questa azienda? – mi chiede sorridendoAver fatto continui investimenti in attrezzature che hanno portato in alto la qualità del nostro prodotto e ci hanno fatto crescere costantemente nel tempo”.

Mentre dice questo ci indica la sala metrologica acquistata verso la fine degli anni ’90 dove campeggia un macchinario futuristico. ”E’ una macchina di misurazione – spiega Fabio – che si basa su processi matematici per calcolare le esatte dimensioni dei pezzi. La precisione di quello che produciamo deve essere certificata”.

Ancora Alberto: “Nel tempo abbiamo prodotto strumenti  per carrozzerie come le dime per la misurazioni dei pezzi”. “Nel corso degli anni poi – aggiunge Stefanianonostante le varie crisi economiche che si sono succedute Il nostro know-how trova applicazione anche con i clienti del settore medicale. Ad oggi abbiamo richieste anche da chi si occupa di robotica e ricerca”.

Questa solida competenza e questa ecletticità hanno permesso all’azienda Menon di tessere rapporti solidi e consolidati con i propri clienti. Alcuni dei quali lo sono sin dalla prima ora. Ciò significa stima e fiducia reciproca, stabilità nei rapporti, continuità.

Nell’arco di un paio d’anni si capisce se un nuovo cliente si può fidelizzare – afferma Stefania -, Dopo questo tempo i rapporti si consolidano e poi diventano storici”.

Dal 1999 l’azienda è certificata ISO9001. Una delle prime a Verona e una delle prime in Italia con il progressivo di certificazione nazionale numero 1379. “Abbiamo adottato da sempre la politica della qualità che, forzatamente, si porta dietro un obiettivo di produzione più limitato rispetto alla logica dei grandi numeri. A volte abbiamo rinunciato a lavori che avrebbero potuto farci aumentare la produzione in maniera significativa. Ma va bene così, la qualità è il nostro DNA ed è quello che ci contraddistingueci dicono all’unisono.

L’azienda consta attualmente di otto tecnici specializzati che lavorano nella produzione più i due amministratori operativi Stefania e Fabio, per un totale quindi di dieci addetti. “Siamo sempre orientati all’introduzione di giovani leve – spiega ancora FabioIl nostro bacino di afferenza sono le scuole tecniche della città quali ad esempio il Ferraris o l’Istituto San Zeno”. “Ci vogliono anni di investimento di tempo e pazienza per creare un bravo tecnico specializzato”, ricorda saggiamente Alberto.

La struttura nella quale opera l’azienda è un condensato di accorgimenti ambientali che mirano a creare un clima gradevole e positivo per chi vi lavora. Delle microshed sul tetto permettono di far entrare in tutte le stanze la luce naturale fino a tarda sera. Le pareti sono abbellite da tinte di varie forme e dai colori  gradevoli e vivaci. Danno il senso di leggerezza, di benessere, di spensieratezza. Immancabili gli spazi dedicati ai momenti di formazione e convivialità che fungono anche da luogo di incontro con i clienti.

Ogni stanza ha un colore diverso ed è stato studiato per creare il massimo comfort possibile”, indica Stefania. Sono stati fatti quindi importanti investimenti per creare un ambiente gradevole. Nella duplice visione: quella del cliente che si sente accolto in spazi confortevoli e curati anche esteticamente e quella del collaboratore che passa una buona parte del sua vita all’interno di un luogo di lavoro che stimola la positività e la tranquillità.

Le sedi dei clienti della Menon sono in Italia, ma sono tutte sedi di multinazionali. Mentre chiacchieriamo Fabio mi mostra un kit medicale per la fissazione di un arto fratturato. In una confezione in plastica dura e trasparente sono in bella mostra oggetti di varie dimensioni e di varie forme, collocati in scomparti con un preciso ordine di posizionamento. Sembra il kit utilizzato da Robert Downey Junior per aggiustare i pezzi della sua tuta robotica nel film Iron Man. Attualmente il fatturato dell’azienda si aggira attorno al milione di Euro.

E’ il momento di lasciare un po’ di spazio all’amarcord e di far parlare Alberto della sua lunga storia imprenditoriale. “Non ho potuto fare molti studi ma sono riuscito a raggiungere il diploma in meccanica frequentando la scuola serale al Ferraris, lavorando di giorno. Abbiamo cavalcato diverse crisi economiche in questi anni ma ne siamo venuti fuori appellandoci al nostro totem: la qualità. Ho sempre cercato di fare prodotti che non tornassero indietro perché non conformi. Anche quando ero artigiano e non disponevo del supporto della tecnologia come è ora, la barra l’ho sempre tenuta a dritta sulla stella polare della Menon”.

E’ piacevole sentire Alberto parlare con tanta sicurezza e passione della sua avventura. Una linea di condotta certa e continua ha influssi positivi anche all’interno dell’azienda. I rapporti con il personale dipendente sono consolidati e di lunga data. Basti pensare che il responsabile della produzione è arrivato alla Menon a 16 anni e ora ne ha 50.

La ricetta di lunga vita imprenditoriale che Alberto espone è un ciliegina sulla torta: anche nei momenti di crisi, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili (“mai passi più longhi della gamba”), bisogna sempre investire per far evolvere l’azienda. Sono scelte che poi nel tempo pagano.

In questi 54 anni non appena riuscivo a fare un po’ di muzìna e ad avere un po’ di ossigeno reinvestivo nell’azienda. Creavo le basi per la solidità”. Alberto lo dice con una naturalezza che è positivamente sconcertante. Un aneddoto: “A Caselle, nello scantinato, della casa, avevo installato il seghetto automatico che tagliava il materiale. Mentre eravamo a tavola lo sentivamo lavorare sotto di noi. Ancora adesso qualcuno in paese si ricorda di questo particolare e ci ridiamo sopra! Gli spazi stavano diventando stretti, avevo necessità di espandermi”.

Una fresa aveva bisogno di spazio per il fine corsa che confinava con il muro divisorio con la casa del fratello di Alberto. Come fare? Detto fatto: martello e scalpello e lo spazio nel muro è stato ricavato. Erano tempi in cui si poteva fare. “Anni in cui gli interessi sui prestiti bancari erano al 17%. Bisognava muoversi con cautela per non rimanere stritolati”, ricorda ancora Alberto. “La filosofia, tra virgolette, è sempre stata quella di ‘famiglia povera e azienda ricca’. A significare di non togliere disponibilità finanziaria all’azienda a proprio favore personale. Questo modo di fare è notato dagli istituti di credito che non ci lesinano disponibilità di sostegno finanziario quando serve”, puntualizza Stefania.

Concetto non certo banale: l’imprenditore deve essere il primo a dare segnali che crede in quello che fa. L’azienda, supportata dal processo di qualità, effettua continue analisi di mercato con l’obiettivo di anticipare le esigenze e le aspettative del cliente. In due parole: proattività e problem solving! L’analisi dei rischi e delle opportunità, supportata anche da consulenti esterni, è continua. Le non conformità dei prodotti, che possono mettere in discussione la qualità e il rapporto con il cliente, devono essere attentamente valutate e prevenute.

Siamo alla ricerca continua di nuove strade per migliorare il welfare aziendale – ci dice Stefania -. Quest’anno, nel periodo COVID-19, abbiamo avuto un calo fisiologico di ordini, ma non abbiamo voluto ricorrere alla cassa integrazione. Ci siamo inventati un’attività collaterale nel tinteggiare una cancellata perimetrale. Abbiamo chiesto la collaborazione del nostro personale e questo ci ha permesso di mantenere orari di lavoro e occupazione inalterati. Dovevamo fare questa miglioria, avremmo dovuto chiamare una azienda esterna sostenendo un costo, lo abbiamo fatto internamente investendo la mancata spesa in remunerazione” .

Un’idea tanto semplice quanto efficace!Al nostro cliente non forniamo solo un prodotto – prosegue Fabioforniamo anche un servizio. Nel servizio c’è compresa la storia della lavorazione del prodotto, ivi comprese tutte le scelte tecniche ed umane intraprese per realizzarlo”. Ivi compreso il senso di appartenenza all’azienda, aggiungo io.

Il controllo di qualità, che si porta dietro obblighi metodici di controllo dei processi di produzione e non solo, permette di avere un controllo costante di tutta la filiera della produzione. Con particolare attenzione alla manutenzione e all’efficienza dei macchinari, motore trainante dell’azienda.

Tutto quanto sto raccontando è stigmatizzato nel documento della Politica per la Qualità della Menon, che fa la sua eccellente esibizione esposto su una parete della sala riunioni. Questa è una radicata consapevolezza, sia in Stefania che in Fabio, che i processi di monitoraggio della qualità siano essenziali nella quotidianità dell’imprenditore.

L’alternanza scuola-lavoro è stata adottata, sin dagli inizi, con molto interesse. E’ una opportunità per incontrare giovani desiderosi di lavorare nel mondo della meccanica e capirne, sin da subito, le eventuali attitudini. Il Covid-19 ha purtroppo stoppato una progettualità che è vista con grande interesse alla Menon. Durante il periodo del clou della pandemia l’azienda non si è mai fermata. Sono state fatte attente analisi interne per valutare i potenziali rischi indotti dal possibile contagio rispetto a tutti i settori produttivi dell’azienda.

Siamo giunti così alla fine della chiacchierata. Un’ora e mezza che è letteralmente volata. Prima di congedarmi però è d’obbligo una visita allo studio privato di Alberto in cui tutti i giorni il fondatore è presente concedendosi finalmente qualche piacevole sfizio personale quale l’ascolto della musica classica o la lettura de L’Arena. Ma sono convinto che l’occhio vispo e attento e l’orecchio che sa ascoltare sono sempre puntati al via vai e ai rumori della vita quotidiana dell’azienda. Come a cercare ancora quell’antico rumore del seghetto meccanico nel sottoscala di casa sua.

Avvicinandomi all’uscita ripercorro ancora le scale della struttura in ferro all’ingresso godendo ancora della piacevole sensazione che ti dona e portando con me una consapevolezza: imprenditorialità, proattività, preparazione, eccellenza, competenza, inventiva, ricchezza umana e rettitudine sono di casa alla Menon srl. La loro conoscenza è stata una piacevole scoperta.

Le foto del servizio sono di Mario Pachera.

Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Faccio parte da 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Amo il mio cappello da Alpino per quello che rappresenta. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio uno strumento utile per amplificare il valore dei servizi, erogati da ognuna di esse, al cittadino