Lavorare: forse ci piace più di quanto vogliamo ammettere. Una riflessione per il primo maggio

Ho un rapporto ambivalente con il lavoro: da una parte, penso che mi godrei molto di più la vita se non dovessi lavorare, dall’altra parte però devo riconoscere che è proprio il lavoro ad aiutarmi a crescere e maturare, uscire dalla mia zona di comfort e scegliere, ogni giorno, qual è la differenza che voglio fare nel mondo.

Leggendo queste parole, credo che molte persone concordino con me solo nella prima parte. Ma siamo proprio sicuri che staremmo meglio senza lavorare? Alle volte credo che sia uso comune lamentarsi tutti del lavoro perché siamo abituati così, ci piace sentirci uniti nell’odiare qualcosa. Eppure, se ci pensiamo bene, non sono forse maggiori i lati positivi rispetto ai negativi?

Ad esempio, non sono rare le situazioni in cui il lavoro ci permette di incontrare persone con cui instauriamo un rapporto piacevole e duraturo. Ci sono lavori in cui si è obbligati a rimanere sempre aggiornati sul mondo, mantenendosi formati e informati. Ma il lavoro è anche, spesso, un motivo per superare i propri limiti, affrontare paure, riconoscere il proprio valore e imparare a farsi rispettare, così come a rispettare gli altri. Trovo che il lavoro, in questo senso, sia una grande scuola di vita.

Questa riflessione, che analizza in particolar modo i lati positivi, ovviamente non toglie la necessità di lottare sempre per il rispetto e il miglioramento delle condizioni lavorative. Anzi, le due cose vanno di pari passo: più lavoriamo, più capiamo che la nostra occupazione è importante per mantenere elevata la situazione di benessere in cui viviamo, più riconosciamo l’importanza di farsi carico dei propri doveri ma pretendendo che vengano non solo rispettati ma anche migliorati i propri diritti.

E, in effetti, è proprio questo il motivo per cui ricordiamo e festeggiamo il primo maggio: alla fine dell’800, proprio in questo giorno, prima negli Stati Uniti e poco dopo in tutta Europa, i movimenti per i lavoratori riuscirono a conquistare il diritto di diminuire la giornata lavorativa a “sole” 8 ore. Se guadiamo i giorni nostri, in cui ci battiamo per ottenere la settimana corta o per normalizzare il lavoro in smart working, la conquista ottenuta 100 anni fa ci sembra obsoleta.

Ma, ciò che consideriamo normale oggi, è stata una grande conquista del passato, così come le conquiste odierne saranno la normalità in futuro. Lottare per il mondo che vogliamo è giusto e doveroso. Ma, soprattutto, la storia ci insegna che ne vale la pena.

In conclusione, la riflessione che porto è quindi duplice: quando ci lamentiamo del nostro lavoro, ricordiamoci sempre di guadare anche ai lati positivi. E, se di cose positive non ce ne sono, non dimentichiamoci che possiamo sempre lottare per cambiare le cose.

Agnese Bonetti
Credo che ognuno di noi dovrebbe muoversi attivamente per creare il mondo a cui aspira, facendo un passo dopo l'altro. Questo desiderio per me si è concretizzato con la possibilità di dare nuova vita alla Biblioteca di Sona, facendone un luogo di contaminazione e arricchimento culturale, creando uno spazio di aggregazione per i giovani. Da qualche mese ho anche la fantastica opportunità di lavorare come libera professionista nell’ambito della comunicazione e della grafica, collaborando con realtà come Lino's & Co., 311 Verona e, ovviamente, Il Baco. Sono una sangiorgiana, nata il 13 ottobre 1992.