L’associazionismo sonese sopravviverà alla pandemia?

In questi giorni siamo tutti increduli nel vederci ripiombare, sia pure con gradualità, in un progressivo lock down.

Le nostre relazioni sociali si stavano quasi completamente riconnettendo dopo la prima dura esperienza di primavera. Prova ne era stato l’evento “RiSona” realizzato con una grande unione di forze e passione domenica 6 settembre e di cui abbiamo già parlato su queste pagine.

Ed invece eccoci di nuovo ad affrontare la necessità di limitare al massimo le situazioni di incontro, in particolare modo nella fase serale della giornata, momento più probabile in cui si ricava il tempo per incontrarsi nelle associazioni.

L’approccio è apparentemente più attenuato, in quanto i DPCM cercano di mantenere attiva la giornata favorendo sia il lavoro che la scuola, ma lo scenario non è certo dei migliori. Ma tutte queste restrizioni, oltre a pesare principalmente sull’economia, pesano anche sul bisogno di relazione sociale e di aggregazione all’interno delle associazioni.

Il peso è tale per cui ci si chiede provocatoriamente: Quando finalmente un vaccino ci proteggerà da questo insidioso virus, e potremmo tornare a muoverci in libertà, esisteranno ancora le associazioni?

Sembra di parlare di uno scenario apocalittico surreale, ma in realtà la quotidianità della vita associativa di numerose associazioni era stata già particolarmente segnata dalle restrizioni della prima fase della pandemia e non si era ancora del tutto ripresa. Quindi sopravvivere a questa seconda ondata non sarà davvero facile.

Questo però ci fa anche pensare al principio sul quale si fonda il bisogno di relazione e di aggregazione sociale finalizzato ai diversi contesti culturali, sportivi e solidali a cui le associazioni si rivolgono.

L’ispirazione quando è gonfia dell’energia data dall’entusiasmo non trova freni o limitazioni per esprimersi. Ma quando l’azione, che questa ispirazione ha generato, si consolidata in una sistematica quotidianità, il rischio che l’inerzia ne riduca sempre più il significato è forte, ed ancora più se aumentano gli ostacoli e le difficoltà che il contesto genera.

È evidente che questa è la realtà, se pensiamo quanto in momenti pre Covid-19 il tema del ricambio generazionale e del bisogno di nuove energie era all’ordine del giorno del mondo delle associazioni, figuriamoci ora come possa essere la situazione.

Sicuramente non tutte le realtà si trovano nelle stesse condizioni. Alcune avevano già iniziato ad affrontare con soluzioni convincenti il tema della loro rivitalizzazione, grazie anche all’opportunità offerta dal progetto “Let’s Start: Camminare assieme ai giovani per il futuro del bene comune” che in questi mesi ha coinvolto una decina di associazioni.

Altre invece si trovavano già in una condizione di sofferenza e di incapacità di trovare quello slancio necessario ad un cambio di velocità utile per affrontare un futuro promettente.

Insomma il panorama dal punto di vista del mondo associazionistico è sicuramente di fronte ad un passaggio epocale, appesantito dall’impatto del Covid-19. Come se ne uscirà dipenderà quindi dalla capacità di resistere a questo impatto in modo convinto, ritrovando quella passione che ha dato origine a tante benefiche azioni sociali che caratterizzano il nostro territorio.

Per chi non sarà in grado di ritrovare questa energia fondativa, l’epilogo sarà inesorabile ed il Covid-19 non avrà che dato una accelerazione ad una storia che risultava però già segnata.

L’auspicio quindi è che le realtà che più di altre hanno saputo iniziare almeno un percorso di rinnovamento possano essere di testimonianza per quelle che invece restano in difficoltà, grazie anche al lavoro di collegamento e di animazione che il Forum della associazioni, collaudato in questi anni, intende continuare a sostenere.