L’assessore Dalla Valentina: “A Sona situazione molto complessa per aziende e associazioni. E attenzione ai più giovani”

Per fare il punto sulla situazione sociale ed economica della pandemia sul territorio sonese abbiamo incontrato l’assessore Gianfranco Dalla Valentina (nella foto di Mario Pachera), che avendo tra le sue deleghe anche la Protezione civile ed il SOS ha vissuto l’anno Covid realmente in prima linea.

Assessore, la comunità di Sona sta sicuramente vivendo il momento più complesso dal secondo dopoguerra. Come vedete la situazione dal ponte di comando comunale?
Credo che questa crisi di livello internazionale non sia soltanto di carattere sanitario, ma abbia dei risvolti socio-economici molto rilevanti. Sicuramente per gli aspetti assistenziali, a livello nazionale si dovrà ripensare il modello di assistenza sanitaria impostato in questi ultimi anni. Si sta soffrendo tantissimo l’organizzazione della medicina di base e la penuria in generale di medici sul territorio. Credo che da questo punto di vista qualcosa dovrà essere rivisto. Ma questa pandemia ha dato degli scossoni anche ad aspetti che devono ancora evidenziare sino in fondo la profondità delle crepe che si sono create. C’è una forma di disagio sociale che evidenzia situazioni veramente allarmanti. Gli assessorati e gli uffici comunali competenti stanno monitorando anziani soli, costretti a non uscire di casa, che hanno visto annullare tutte le loro relazioni sociali e rischiano di cadere in forme di depressione. Ugualmente a livello giovanile forme di disagio già presenti, sono state enfatizzate in maniera importante dalla pandemia e dalla chiusura degli abituali punti di ritrovo. La chiusura delle scuole oltre a quella dei luoghi e dei momenti dello sport hanno tolto le valvole di sfogo ai nostri ragazzi. C’è poi una crisi economica latente, che va a sommarsi con una situazione che già di per sé non era ottimale. Il timore, dal nostro osservatorio, è che questa crisi sociale ed economica, enfatizzata dalle chiusure emergenziali, non abbia ancora evidenziato del tutto i suoi aspetti.

In una crisi mondiale di queste dimensioni cosa può fare un amministratore locale?
Le risorse economiche di un Comune come quello di Sona non consentono certamente di intervenire in maniera adeguata nel ristorare le attività del nostro territorio in crisi economica. Noi possiamo cercare di offrire delle occasioni per ripartire, per rilanciare i nostri prodotti e le nostre eccellenze mettendo a disposizione le nostre strutture e i nostri spazi a titolo gratuito. Possiamo farci promotori di iniziative di rilancio delle nostre attività del territorio. In taluni casi riusciamo a dare dei sostegni economici alle realtà del commercio locale maggiormente colpite dalle chiusure. In ogni situazione di difficoltà rimandiamo o rateizziamo tutti quelli che sono i tributi locali sino al limite del servizio minimo che l’Ente deve garantire. Il tessuto economico locale sta vivendo sofferenze importanti. E per alcuni piccoli imprenditori vi è il rischio concreto di non poter ripartire.

State dialogando con le realtà in difficoltà?
Quotidianamente noi amministratori abbiamo modo di confrontarci con le realtà economiche del nostro territorio, ricevendone un feedback non certo rassicurante. Abbiamo aziende anche importanti che lavorano in settori specifici, vedasi tutto il settore dell’intrattenimento, che sono ferme da un anno e le prospettive non sono certo rassicuranti anche per la prossima estate. Ma molte sono le nostre realtà produttive in difficoltà con le restrizioni nelle aperture. Abbiamo un importante tessuto economico, diffuso capillarmente sul territorio, legato a strutture ricettive e pubblici esercizi che versa in enormi difficoltà. Abbiamo adottato provvedimenti per sostegni economici legati ai periodi di chiusura. Nel caso specifico dei pubblici esercizi proprio in questi giorni, come assessorato ai tributi, abbiamo prolungato sino a fine anno il periodo di esenzione del canone di occupazione del suolo pubblico. I nostri esercizi pubblici potranno usufruire gratuitamente di plateatici negli spazi pubblici.

Tra i pericoli altissimi che viviamo a Sona vi è quello che tante associazioni non superino le chiusure e che quindi, quando si potrà, non riescano comunque a riprendere le loro attività. Quale la sua visuale su questo problema? E vi sono rimedi possibili?
Le associazioni del nostro territorio stanno vivendo con enorme difficoltà questo momento. Il divieto di incontrarsi annulla qualsiasi attività associativa. Un’associazione per vivere ha bisogno di un costante interscambio relazionale tra i propri soci, da cui poi nascono iniziative e progettualità. L’obbligo di chiusura delle sedi toglie i luoghi di incontro a tutte le persone che gravitano intorno a questo mondo e questo si riflette su aspetti legati alla socialità tra le persone. Il forum delle associazioni con l’assessorato competente, sta tenendo vivo il dibattito attraverso incontri online, ma è assolutamente necessario che quanto prima si possa tornare ad incontrarsi. Anche l’aspetto economico non è da sottovalutare. Molte associazioni hanno delle sedi con dei costi fissi che sono rimasti al di là delle chiusure. Affrontare queste spese, oltre a quelle per le sanificazioni, non è semplice anche alla luce delle sempre maggiori difficoltà nel ricevere sia contributi che finanziamenti. Come amministrazione siamo intervenuti per dare un aiuto nel sostenere questi costi fissi. Andando oltre agli aspetti economici, non credo che l’associazionismo rischi di non riprendersi: Il tessuto del volontariato nel nostro territorio è ben radicato e saprà riprendersi. Sono più preoccupato per tante persone che, abituate com’erano ad essere impegnate nel volontariato, si ritrovano spesso ad affrontare in solitudine questo forzato periodo di ferma. Le stesse associazioni sportive sono in difficoltà. L’incertezza della ripresa delle attività, i costi per gli adempimenti sanitari hanno colpito duramente il settore, anche a fronte di costi di iscrizione ai vari campionati che si sono comunque sostenuti. Come assessore allo sport, vorrei qui sottolineare soprattutto la grande valenza sociale dello sport a livello giovanile. Togliere ai ragazzi la possibilità di praticare lo sport rischia di rivelarsi un boomerang pericolosissimo. Oltre ad essere un percorso di crescita fisica importante, è anche un luogo di crescita umana e sociale. Ai ragazzi dobbiamo tornare a garantire dei luoghi e dei modi sicuri per i loro momenti di svago. Auspico che, in piena sicurezza, si possa quanto prima tornare a praticare lo sport. I nostri ragazzi ne hanno veramente bisogno. Questa sarà la linfa vitale che farà ripartire le associazioni sportive.

Anziani e giovani: età differenti che stanno soffrendo però entrambe questi duri mesi di isolamento. Ne deriveranno conseguenze a lungo termine?
L’isolamento imposto sta avendo un grave impatto sulle categorie più fragili. I fatti di cronaca ci stanno riportando casi di isolamento volontario e di autolesionismo anche gravi in queste categorie. Si dovrà investire su socialità, sui contenitori per la socialità e sugli strumenti per socializzare. Recentemente abbiamo tenuto un consiglio comunale ad hoc per andar ad affrontare il disagio che sta emergendo nella nostra società, determinato probabilmente anche da queste restrizioni alla socialità. E’ stata un’esperienza positiva. Tutte le forze costruttive del territorio, il consiglio comunale, le associazioni, le parrocchie, il mondo della scuola e quello dello sport si sono unite per provar ad affrontare questo problema. Questo ha generato un tavolo di confronto che, coadiuvato dall’assessorato alle politiche giovanili, cercherà di dare delle risposte a questo disagio. Non sono certo che si possa trovare subito una risposta a queste forme di disagio, ma abbiamo l’obbligo di provarci. La certezza è che non possiamo rimanere indifferenti al problema.

Lei è anche un professionista che lavora sul territorio ed un padre di famiglia. Cosa è stato e cos’è quest’anno di Covid?
Il mio svolgere un’attività sul territorio e, allo stesso tempo, essere un ingranaggio di un processo economico più ampio mi ha permesso di respirare le enormi difficoltà di un settore economico che ha vissuto sulla propria pelle l’incertezza del periodo Covid, la mancanza di fiducia nel futuro e quel vivere un po’ alla giornata che limita in maniera fondamentale la programmazione dei lavori. Un po’ così, tutto il mio anno Covid è stata un’esperienza che ha offerto più chiavi di lettura, diametralmente opposte. Da un lato la paura ancestrale di qualcosa di sconosciuto. Soprattutto nelle prime settimane, il timore che questo male, annidandosi nelle situazioni di vita quotidiana potesse colpire le persone a me vicine era forte. La tristezza per quest’isolamento forzato, l’impossibilità di avere quei momenti di socialità che contraddistinguono la nostra quotidianità è stata ed è tutt’ora pesante. Io sono fortemente convinto che abbiamo bisogno di tornare alle nostre occasioni di socialità. D’altro canto, l’altro lato del mio anno Covid racconta un’esperienza unica e se vogliamo meravigliosa: una comunità che si è stretta nella difficoltà per cercare quelle energie, quelle risorse umane ed economiche per aiutare chi era in difficoltà. Come assessore alla Protezione Civile, l’essere coinvolto nella gestione dell’emergenza all’interno del Centro Operativo Comunale mi ha permesso di vivere le giornate con volontari di Protezione Civile e di altre associazioni del territorio, assieme a tanti comuni cittadini e aziende del territorio che si sono prestate ad aiutare. Un’umanità incredibile, che si è data da fare nelle maniere più disparate, spendendosi per gli altri con animo generoso e senza alcun tornaconto. Un meraviglioso esempio di comunità che in questo periodo ha trovato lo sprone per sentirsi viva. Personalmente da questo anno di Covid vorrò serbare questo ricordo.