C’è caldo caldissimo – è pur sempre estate – e siamo in un catino in mezzo alle montagne austriache, quindi fa calderrimo. Se ne sono accorti piloti (liquefatti), motori, freni, telecronisti e spettatori nel vedere certe decisioni “a caldo” della direzione di gara. Preparatevi un vasetto di ghiaccio alla Antonelli perché rimarrete a bocca aperta.
News delle settimane:
Eccheccaso: quando vince una Ferrari succedono due cose: i Tifosi si sbronzano fino alla gara successiva (almeno in senso figurato) e i non Tifosi alzano il sopracciglio. Cavolate a parte, fa comunque sorridere che, in seguito alla vittoria epocale di Lewis Hamilton a Barcellona due settimane fa, sia stata scelta proprio la SF-26 del Sir per il consueto controllo totalmente casuale che la FIA effettua su una monoposto della top 10 dopo la gara. Sotto la lente è finito in particolare l’impianto frenante posteriore. Per farla breve, tutto assolutamente in regola.
La seconda Repubblica: non contenti di aver dimostrato di avere una macchina in regola alla faccia degli stereotipi, Ferrari vince pure una battaglia politica in F1. Sì, avete letto bene: quest’inverno si è visto sulla SF-26 un diffusore dal disegno particolare che la FIA non ha gradito e ha prontamente bocciato, motivo per cui Ferrari ha ovviato questo problema mettendo quei piccoli flap sullo scarico. Peccato che dal Canada Mercedes avesse presentato sulle W17 un fondo con delle estensioni che aumentano il carico aerodinamico. Ferrari pretende chiarimenti, FIA risponde dichiarando la regolarità della soluzione, Ferrari rimpalla presentando ricorso e FIA risponde bandendo la soluzione Mercedes con effetto quasi immediato.
ADUO: è tra noi e nessuno ce lo dice, l’ADUO (Opportunità Addizionali di Sviluppo e Aggiornamento) ha in realtà già debuttato in Audi a Barcellona, seppur con delle modifiche volte a migliorarne solo la guidabilità. Ora queste tanto attese modifiche debutteranno sul motore della Ferrari proprio in Austria, con l’obiettivo di far sparare più cavalli(ni) alla Rossa, di cui avrebbe bisogno per poter competere ad armi pari col mostro di Mercedes. Godzilla non può stare senza King Kong.
Venerdì 26, prove libere. FP1: doppietta Mercedes, miglior tempo segnato da Andrea Kimi Antonelli seguito da George Russell davanti ad Oscar Piastri. Niente Charles Leclerc, sostituito in questa sessione dal rookie Dino Beganovic. FP2: la Cadillac di Sergio Pérez si pianta di nuovo (come in FP1) e anche quella di Valtteri Bottas fa scintille dal fondo. Spente le Ferrari, solo quinta e ottava. Nuovamente primo Antonelli seguito da Piastri e appare dietro loro anche Lando Norris. FP3: alla fine il trio è sempre quello, con Russell, Antonelli e Hamilton.
Sabato 27, qualifiche. Q1: Isack Hadjar sempre molto vicino a Max Verstappen, Kimi Antonelli è millimetrico, George Russell è indietro, Carlos Sainz arriva in scodata, Liam Lawson compare quarto letteralmente dal nulla e Fernando Alonso cerca – forse ironicamente, forse no – di tirarsi e tirare su il morale: “Dai, è stato un buon giro. Non quello che vogliamo ma non troppo lontani, ci stavamo avvicinando” (è ventunesimo). Q2: inizio a bomba per le McLaren che si infilano tra le Mercedes di Antonelli e Russell, a cui Toto Wolff dice “Just drive”, “guida e basta” molto probabilmente in seguito alla solita piagnucolata. Improvvisamente ci si rende conto che Verstappen ha aspettato troppo per entrare in pista, specialmente ora che Arvid Lindblad l’ha spinto in decima, quindi sulla soglia degli eliminati che, per puro miracolo, non lo divora. Che rischio!
Q3 e, attenzione, perché rimarrà nella storia per tutti i motivi più sbagliati: sembra che nessuno voglia entrare per primo in pista, poiché darebbe la scia a tutti gli altri. Alla fine la “cavia” è Norris. A raffica, Verstappen apre con una super pole, poi lo fa Leclerc, poi Antonelli, poi Hamilton, poi di nuovo Leclerc. Sembra un sogno, un 1-2 Ferrari di quelli d’oro ma ecco che Verstappen parte a cannone nelle gomme dell’ultima curva a causa dell’ala posteriore chiusasi prematuramente. Fortunatamente sta bene, è stato un botto abbastanza importante, quindi dovrebbe scattare la bandiera rossa, no? Ma rossa un accidente, e neanche doppia gialla: una singola gialla che manda nel pallone Antonelli che alza subito il piede, sbagliando.
Russell invece, freddo come un iceberg, alza per un amen il piede nel micro settore della gialla per poi pestare con tutta la sua forza prima del traguardo (c’era lo stesso la gialla). Si piglia la pole, la FIA mette solo ora la doppia gialla e mezzo mondo che conosceva la regola “alzare se c’è gialla” si trova con gli occhi fuori dalle orbite. Ecco perché chiunque odia la Federazione: tutte le volte in cui c’è stato un incidente in ultima sessione, è stata posta istantaneamente la bandiera rossa, per evitare che i piloti nel giro lanciato venissero eventualmente coinvolti nell’incidente, anche se si trovano nell’altro capo del tracciato e trovandosi con l’ultimo giro cancellato (Leclerc docet). Forse talvolta esagerata ma la regola è questa.
Seppure la dinamica fosse quella (e l’incidente si trovasse nel penultimo settore, un punto molto veloce della pista) questa volta non è successo nulla di tutto ciò, per questo tutti i piloti sono rimasti increduli nel vedere Russell sverniciarli sotto gialla senza ritegno e l’assenza totale di bandiera rossa. Significative le parole e, soprattutto, l’espressione di Hamilton: “Ma Russell ha rallentato nell’ultimo settore? No? Ah…”. Quindi Russell è stato lucidissimo e diabolicamente furbo a sollevare il piede in maniera impercettibile nel penultimo settore con gialla, ricaricare la batteria e affondare nell’ultimo con verde, nulla di tecnicamente sbagliato in questo, ma che la FIA abbia fatto una delle porcherie più vergognose e palesi della storia non è sfuggito a nessuno. E siamo solo al sabato…
L’EDITORIALE DEL BACOL’amore esiste perché qualcuno domanda “Stai bene?”Griglia di partenza: Russell, Leclerc, Hamilton, Antonelli, Verstappen, Norris, Piastri, Hadjar, Lawson, Lindblad, Gasly, Bortoleto, Bearman, Hülkenberg, Ocon, Colapinto, Sainz, Albon, Pérez, Bottas, Alonso e Stroll.
Momentino F2: sorpresa in feature race con la prima vittoria di John Bennett di Trident. Alla domenica invece Nikola Tsolov a riconfermare la sua leadership in campionato davanti a Gabriele Minì e Oliver Goethe.
Domenica 28, giornata di gara: Russell parte bene, Hamilton cerca subito l’incrocio con lui per poi ingaggiare il solito ruota a ruota da infarto con Leclerc (così Russell può già scappare), Antonelli prende la planimetria del tracciato un po’ troppo larga nel primo giro e si trova con due McLaren a mangiargli i copertoni nel momento in cui Verstappen attacca Leclerc. Inizio difficile per loro e infuocato per Bottas, Pérez e Lawson con delle braciole al posto dei freni. Giro 7, Antonelli carica la mappa giusta del circuito e svernicia Leclerc in curva 9 (il deficit di potenza del motore Ferrari è imbarazzante). Più serrata la lotta ruota a ruota tra Verstappen e Hamilton (che si ripeterà paro paro al giro 22) con quest’ultimo che entra ai box per cambiare le gomme ormai sciolte, così come Leclerc, Verstappen, Russell e Piastri.
Al giro 24 Antonelli entra ai box e, nello stesso momento, la Williams di Sainz si pianta sul rettilineo. Almeno una Virtual Safety Car stavolta, giusto? Certo, ma solo immediatamente dopo essersi assicurati che Antonelli sia uscito dalla Pit Lane, una cattiveria. Verstappen ci regala una delle sue perle di ripicca verso Russell dopo che gli è stato riferito della doppia bandiera gialla: “Quindi significa che ora posso spingere a tutta passando accanto alla Williams? Scherzo…”. Scherzo come il richiamo ai box di Hamilton per montargli la gomma rossa – geniale, con 50.000 gradi d’asfalto e quarantatré giri da fare – e il fatto che alla Williams sia stato fatto percorrere tutto il rettilineo a ritroso per rientrare ai box (c’era un cancello aperto a due metri dalla macchina).
Al trentasettesimo giro Leclerc mostra ancora difficoltà dopo un ravvicinato sorpasso di Piastri e un’altra inutile lotta perditempo con Hamilton, al che il monegasco entra per montare gomme bianche che non lo aiuteranno a resistere neanche all’attacco di Hadjar e Norris. Solo al sessantesimo monta la rossa. Siamo agli ultimi atti e Antonelli sembra riuscire a prendere Verstappen, non fosse per il contagiri che dice 71/71 e decreta George Russell come vincitore di un Gran Premio d’Austria che, francamente, in pochi ricorderanno volentieri.
Ordine d’arrivo: Russell, Verstappen, Antonelli, Piastri, Hamilton, Hadjar, Norris, Leclerc, Lawson, Lindblad, Bortoleto, Hülkenberg, Gasly, Bearman, Colapinto, Ocon, Albon e Alonso. Ritirati Stroll, Sainz, Pérez e Bottas.
Menzione d’onore:
- Verstappen: sì, solo “il primo dei perdenti”, secondo Enzo Ferrari, merita il mio premio personale, perché tra le mille difficoltà della qualifica, culminata nel botto che ha causato quello che ha causato, si è messo la RB26 in spalla e ha divorato il circuito di Casa (madre). Secondo ma ancora capace di fare terra bruciata con prestazioni e battute.
- Premio “Nontiscordardimé”:
- Racing Bulls: e via di altri punti. Gli sprint dei faentini sono sempre molto rumorosi. Bravi!
- Hadjar: forse la sua miglior gara finora, più che in termini di risultato finale in termini di costanza.
- Premio “Fattore C+++”
- Russell: ho dovuto indire un premio ad hoc per lui che, per carità, ha corso come un dannato ma non ha vinto per questo, per come la vedo io. Ha vinto perché ogni stella possibile e immaginabile ha deciso di allinearsi in suo favore. Ha vinto (nel bene) perché ha giocato di furbizia e (nel male) perché la totale incompetenza della FIA gli ha dato l’aiuto della vita. D’ora in poi vietato lamentarsi di sfortuna. E a Silverstone… staremo a vedere.
Pillole del disonore:
- FIA: altro che pillolone o suppostone, un missile del disonore. Che il modo di gestire l’intero weekend sia stato per malizioso e malcelato favoritismo o per vergognosa e irripetibile incompetenza dei commissari di gara non cambia l’odore di marcio di questa gara e del precedente di sicurezza che è andata a creare su cui, sicuro come l’oro, si discuterà animatamente per due giorni e poi tutto verrà messo obbligatoriamente a tacere. Adesso basta, siamo schifati e non ne possiamo più.
- Ferrari: non abbiamo ben capito se l’ADUO faccia andare i motori come treni (vedansi qualifiche) o se li renda asfittici (vedasi gara). La realtà è che la sbornia spagnola è finita e si deve tornare sulla Terra ma prestazioni dubbie e strategie da flashback degli anni peggiori sono il miglior peggior modo per mandare in malora un mondiale giocabile.
- Aston Martin: meglio di no, sarebbe come sparare sulla croce verde.
- Cadillac: meglio di no, sarebbe come sparare sulla croce bianca e nera.
Tempo di un calmante e poi si prende subito il primo volo per il Regno Unito, direzione Silverstone: chi vedremo là in alto? Il principino George (Russell, ovvio)? Il Re Lewis? Un pilota non di casa? Siamo con la testa già là. Ci si becca in pista!
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