“L’agroalimentare può essere il nostro petrolio”. L’agricoltura oggi a Verona per il presidente di Coldiretti Vantini

Una filiera da 1,7 miliardi di euro quella dell’agricoltura veronese, all’interno della quale la Coldiretti scaligera si inserisce con circa 13mila soci, 15 sedi di zona e più di 60 recapiti.

Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona da novembre 2021 e, con i suoi 30 anni, il più giovane presidente provinciale dell’associazione in Italia, illustra il quadro attuale di quel settore che coinvolge la maggioranza degli imprenditori agricoli del nostro territorio alle porte della nuova stagione agricola. Non prima però di conoscerlo meglio.

Come è entrato inizialmente nel mondo di Coldiretti?
Ho cominciato il percorso che mi ha portato fino a qui quando frequentavo l’università a Bologna. Mi sono laureato in Economia e marketing e già allora avevo un legame con l’associazione, dato da mio padre. Mi sono pian piano avvicinato al settore dell’agroalimentare come una sorta di attrazione e così ho iniziato a frequentare il gruppo di Coldiretti Giovani Impresa a Verona. Questo mi ha dato la percezione reale del mondo agricolo e del lavoro nel settore alimentare in generale. A dicembre 2015 sono stato eletto delegato provinciale di CGI di Verona, mentre a marzo 2016 delegato regionale. Da lì mi sono immerso in toto nell’attività sindacale per Coldiretti, cosicché nel 2019 si è presentata l’opportunità di entrare nell’esecutivo nazionale di Coldiretti Giovani Impresa, con l’incarico di vicepresidente. Nel 2020 poi sono diventato presidente del Consorzio di Bonifica Veronese, progetto territoriale che ho preso da subito con gran senso di responsabilità, fino poi ad arrivare a ottobre 2021, quando ho sostituito Daniele Salvagno come presidente di Coldiretti Verona. Per me questo traguardo è la realizzazione di un piccolo sogno, l’inizio di un nuovo percorso molto importante a cui ho sempre aspirato.

Quali sono gli obiettivi che state portando avanti come Coldiretti Verona? Come sta andando il mondo dell’agricoltura in questo periodo?
Il mondo delle imprese agricole sta attraversando una fase molto delicata, perché l’aumento dei costi delle materie prime e di quelle plastiche, legate al petrolio, sta mettendo in difficoltà le aziende. E mentre i prezzi si sono alzati parecchio, non c’è lo stesso riconoscimento del prodotto in termini di valore del mercato. In questo senso, Coldiretti l’anno scorso ha ottenuto un risultato importante: quello dell’approvazione della legge contro le pratiche commerciali sleali e sul prezzo minimo garantito, per andare a denunciare le azioni fraudolente e le vendite al ribasso. Penso ad esempio alle promozioni che pesano sulle spalle degli agricoltori, come la vicenda delle angurie a un centesimo presso una nota catena di distribuzione.  Il costo di produzione è chiaro: bisogna fare in modo che ogni singolo prodotto agricolo alimentare non possa scendere sotto una determinata soglia. Questo significa però prendere accordi con tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, in modo che il valore venga distribuito in maniera corretta.

Anche il territorio di Sona e i limitrofi incontrano queste problematiche?
Il territorio dell’ovest veronese e la zona del lago sono terreni prevalentemente a coltivazione ortofrutticola. Negli ultimi anni sono stati persi oltre 3.500 ettari distribuiti in tutta la Regione Veneto, dei quali il 70/80% è andato perso in provincia di Verona. Alcune cause sono la cimice asiatica o le gelate primaverili, che nel 2021 hanno devastato i nostri frutteti. Abbiamo perso, insomma, anche il patrimonio su piccola scala, e stiamo chiedendo alla Regione Veneto di prestare attenzione al settore attraverso gli strumenti che ha a disposizione. Bisogna incentivare una ristrutturazione del settore frutticolo sia con nuovi impianti sia con nuove varietà, e aiutare pubblicamente le aziende a fare nuove strutture per sopperire alle esigenze. Aspettiamo i finanziamenti del Fondo di Solidarietà Nazionale, anche se non sono sufficienti e non sono adeguati per una piena e repentina ripartenza del settore.

La mancanza di piogge, che negli ultimi anni è sempre più frequente, è un’altra questione di rilievo. Questo può mettere in crisi la nuova stagione agricola?
Sicuramente il fenomeno della siccità è un problema non da poco. Più che la mancata pioggia però, ciò che preoccupa è la mancanza di riserva di neve sulle nostre montagne, che va a dare acqua al nostro fiume Adige. Siamo dipendenti dal suo approvvigionamento, ma purtroppo si parla di una disponibilità pari a circa il 28% della media stagionale. Se la situazione non cambia nei prossimi mesi probabilmente dovremo aspettarci una riduzione delle derivazioni, quindi chiaramente ci sarà meno disponibilità d’acqua per irrigare le campagne. È importante invece quello che sta facendo il Consorzio di Bonifica Veronese: l’obiettivo è cercare di trasformare gli impianti di irrigazione a scorrimento in irrigazione a pressione o a pioggia, in modo da ridurre chiaramente il fabbisogno d’acqua per irrigare. È una sfida importante: dobbiamo andare avanti in questa direzione che non è da sottovalutare, proprio perché queste stagioni particolarmente siccitose si ripropongono regolarmente. È un chiaro segnale che il cambiamento climatico si fa sentire.

A livello di aiuti concreti, per gli agricoltori o per i contadini di Verona c’è qualche risorsa sul piano economico?
Innanzitutto, sono stati stanziati i soldi del Fondo di Solidarietà per la problematica della cimice asiatica, per la quale dovrebbe arrivare l’ultima rata a fine febbraio/marzo. La stessa cosa per le gelate: sono stati stanziati 25 milioni per tutto il Veneto a fronte di un danno che è complessivamente molto più elevato, perché parliamo di circa 170 milioni. Questi soldi vengono spalmati sulle imprese agricole, ma copriranno solo un 30% circa del denunciato. Alcune aziende hanno avuto il 100% di danno da gelata, e prenderanno un indennizzo intorno al 20%, senza contare le spese che hanno dovuto sostenere perché gli impianti vanno sistemati, gli alberi vanno concimati e trattati, la manodopera va pagata. Quei fondi non sono sufficienti a risanare il bilancio dell’impresa. Certo, è un aiuto, ma un aiuto minimo rispetto al danno che è stato subìto.

Parlando di ecologia e di aziende sostenibili, ci sono parecchie aziende a Verona o nel Veneto che stanno puntando su questa strada, magari anche verso l’agricoltura biologica?
La strategia che ci domanda l’Europa con l’agricoltura è di andare verso una direzione sempre più sostenibile. Questa strategia ci chiede di portare il 25% della superficie nazionale coltivata a biologico entro il 2030. Oggi siamo intorno al 16%, quindi siamo già molto avanzati rispetto a tanti paesi europei. Ma il cambio generazionale che c’è in agricoltura pone un’attenzione particolare verso mezzi di produzione più sostenibili. Verranno ridotti in modo deciso i fitofarmaci, verranno incentivate pratiche agronomiche più responsabili nei confronti dell’ambiente. L’importante è che ci sia il giusto riconoscimento economico del prodotto: tutti questi sforzi poi devono essere riconosciuti dal mercato. Se mi costa di più produrre, devo avere un ricavo proporzionato.

Dove possiamo trovare i prodotti delle aziende che partecipano a Coldiretti, qui nella nostra zona di Verona e di Sona?
Noi abbiamo sempre incentivato la filiera corta: un grande passo è stato creare il marchio “Campagna Amica”, diventato sinonimo della vendita diretta. Altro snodo importante è il nuovo Mercato Coperto presso le gallerie Filippini a Verona nell’area dell’ex Macello, una grande sfida di Coldiretti nel 2020. E’ un mercato inserito in un contesto storico ma d’importanza industriale, che riunisce le eccellenze del nostro territorio (aperto ogni sabato e domenica dalle 8 alle 13. Altri mercati di Coldiretti in provincia sono a Bussolengo il martedì mattina e a Castelnuovo la domenica mattina, NdR).

Ultima domanda: vista la sua giovane età, secondo lei i ragazzi di oggi sono coinvolti con entusiasmo nel settore agricolo? C’è partecipazione da parte dei giovani nell’industria agroalimentare?
Io credo che da qualche anno a questa parte ci sia molto interesse per il mondo agricolo, perché l’agroalimentare è un po’ il nostro petrolio, il carburante che manda avanti gran parte dell’economia. La partecipazione dei giovani al mondo delle imprese lo si vede anche dalle iscrizioni agli Istituti Tecnici, così come alla facoltà di Agraria c’è un aumento costante di studenti. È chiaro però che per avere un ricambio generazionale forte dobbiamo assicurare a chi si approccia a questo mondo un giusto reddito. Penso soprattutto ad alcune zone della provincia di Verona dove la produzione agricola ancora genera un valore importante, per esempio la Valpolicella. L’interesse da parte dei giovani c’è: dobbiamo garantire la giusta ricompensa.