L’(ab)uso dei Social Network, anche tra di noi. Riflessioni su un fatto di cronaca

Mi ha colpito la notizia apparsa L’Arena l’11 ottobre scorso, evidenziata addirittura in prima pagina: “Insulti ai vigili su Facebook, dieci condanne”.

Sono andato a leggermi l’approfondimento nella pagina riservata alle notizie del Garda-Baldo poiché questo fatto di cronaca di cui si parla è avvenuto in quel Lazise ai primi di settembre. Apprendo che questo fatto ha avuto una escalation piuttosto grave: queste dieci persone sono state denunciate per “diffamazione a mezzo stampa, oltraggio a un pubblico ufficiale e a un corpo amministrativo”. Direi che non si sono fatti mancare niente.

L’amministratore del gruppo Facebook VIVI LAZISE è stato oggetto di una contravvenzione per divieto di sosta.

larenaNell’articolo si spiega la dinamica, nella quale non mi addentro perché non è oggetto della mia riflessione. Il destinatario della contravvenzione avrà avuto o meno le sue ragioni per contestare la sanzione. Sta di fatto che, probabilmente in un impeto di rabbia, ha pubblicato un post sulla pagina FB, descrivendo dettagliatamente l’accaduto.

Dopo questo post si sono aperte le “cataratte del pensiero web” e si sono aggregati allo stesso tutta una serie di commenti di persone appartenenti al gruppo.

Un fiume in piena di paladini a difesa del malcapitato e all’attacco dei pubblici ufficiali vessatori. I commenti non erano, come potete immaginare, molto teneri nei confronti del Corpo dei Vigili. Alcuni di questi commenti incitavano addirittura alla violenza nei confronti dei Pubblici Ufficiali.

Di questi fatti ne succedono obiettivamente molti tutti i giorni nelle nostre comunità. Per fatti intendo sia prendere le multe che le reazioni, a volte scomposte, che ne susseguono.

Questa volta però qualcuno ha reagito e agli insulti è seguita una denuncia. Ora: presentarsi davanti al procuratore per dare delle spiegazioni delle proprie azioni o delle proprie affermazioni non è proprio una passeggiata. Per esperienza personale, non per atti a me additabili ma come persona informata dei fatti, vedersi recapitare una lettera di convocazione della Procura della Repubblica non ti fa stare molto sereno.

Questo fatto è, a mio avviso, un vero e proprio caso di studio. In primis l’azione che tutto ha fatto nascere: la pubblicazione su FB di un fatto personale che coinvolge Pubblici Ufficiali del Comune.

Si sa benissimo che le multe non vengono accolte con gioia da nessuno. Giuste o sbagliate che siano. Nel rendere pubblico un fatto di questo tipo inevitabilmente ci si espone a critiche, commenti, illazioni, anche offese personali purtroppo.

Più che esporre sé stessi si espongono dei terzi, in questo caso la Polizia Locale di Lazise. Si è quindi a tutti gli effetti corresponsabili di una escalation negativa che avrà fine solo nel momento in cui scatta la denuncia. Tra l’altro, la persona che ha postato la notizia, era anche amministratore del gruppo.

Come tutti sanno i gruppi possono essere mediati in modo da “filtrare” commenti e notizie. E’ compito dell’amministratore del gruppo farlo, eliminando commenti offensivi verso cose, fatti e persone e cancellando dalla lista le persone che si rendono attori di queste azioni.

E’ un suo preciso dovere, altrimenti è decisamente meglio non creare un gruppo pubblico FB se non si ha la preparazione, la capacità e, aggiungo, l’intelligenza per gestirlo. E’ una spada di Damocle sulla testa. Sei responsabile di quello che accade in quel gruppo.

In seconda luogo la notizia in sé. Io mi chiedo: che senso ha postare la tua contrarietà ad una sanzione amministrativa sul FB? Esiste un ufficio comunale apposito a cui recarsi per fare valere le proprie ragioni, in seconda istanza ci si può rivolgere in udienza privata ad assessori o sindaci se proprio si ritiene di non aver avuto giustizia.

Si segue la via ufficiale per diramare le controversie, non la via più inutile cioè un post su FB. Forse pensava che rendendo partecipi 1700 persone alla sua disavventura (tanti sono gli aderenti al gruppo) avrebbe risolto in altro modo e con soddisfazione il proprio problema?

Ecco appunto. Chi dei 1700 (pochi per fortuna) ha pensato bene di dire la sua. Offese, minacce, solidarietà futile, aggressività fuori luogo. Esercizio da haters da tastiera (tradotto odiatori), una terminologia che sta prendendo piede, ahimè, per identificare quelle persone che riversano nei dialoghi sui Social Network un atteggiamento di aggressività nei toni e nei contenuti.

Come se non riuscissero ad esprimere dei concetti con un minimo di equilibrio e rispetto, alla ricerca di un confronto positivo e costruttivo, lasciando da parte la critica negativa a priori a favore di proposte costruttive, lasciando da parte soprattutto le offese e le minacce. Lasciando da parte, probabilmente, anche quella irrefrenabile volontà di dire per forza qualcosa in un luogo pubblico, senza preoccuparsi di cosa si dice e di come lo si dice. A volte è meglio stare zitti. Lo dico spesso anche a me stesso di contare fino a 10 prima di dire qualcosa pubblicamente.

I Social Network sono una conquista della libertà di espressione della società. Non tutti hanno questa fortuna. A tanta libertà consegue anche tanta responsabilità. Si da per scontato che questa libertà sia totale e non ci siano freni nell’esercitarla. Non è proprio così. C’è la sottile linea dell’etica, del rispetto, della opportunità o inopportunità, della correttezza, della consapevolezza dei termini e degli ambiti che non deve mai essere sorpassata. C’è poi anche la responsabilità di usare tali strumenti in termini costruttivi e non distruttivi. Ma questo è un altro film.

Infine una considerazione. Superare il filo della liceità non è più solo una questione goliardica. Ora scattano le denunce, si va a colloquio con il Pretore. Poi arrivano le sanzioni amministrative e pecuniarie e si va a mettere mano al portafogli. E qua lo sprovveduto di turno tocca con mano il danno che la sua azione ha arrecato. A sé stesso oltre che agli altri.

Da notare poi l’escalation della vicenda. Un presunto o vero danno economico iniziale (la sanzione) ne ha generato un altro che coinvolge altre dieci persone.

Che tra l’altro lo hanno cagionato a sé stessi… Mah.