La vita a Corte Guastalla, tra ambasciatori e regine, raccontata da Teresa Lonardi, che fu guardarobiera dei conti Giusti del Giardino

Il conte Justo Giusti, per via ereditaria era venuto in possesso della tenuta di Guastalla, la corte con villa, case coloniche e fondo agrario a San Giorgio in Salici, ancora oggi una delle vere bellezze del territorio di Sona. Il podere era condotto a mezzadria ed era amministrato dal fattore, il signor Tonelato Augusto, passò poi al figlio Luigi e quindi al nipote Augusto che lo gestì fino al 1963.

Alla metà del Novecento molte erano ancora le famiglie che risiedevano nella corte e insieme formavano una vera e propria comunità. Ogni membro svolgeva mansioni di lavoro differenziate, oltre ai mezzadri, c’erano il fabbro, il falegname, il calzolaio e l’uomo di corte per coprire le varie esigenze dell’azienda agraria.

Il conte, che era ambasciatore, quando tornava a casa dalle sue missioni diplomatiche all’estero, circa ogni due anni, amava soggiornare a Guastalla, a tale scopo aveva fatto ristrutturare un’ala della villa ricavando un piccolo appartamento per la famiglia.

I bambini della corte attendevano l’arrivo dei signori Giusti come un grande evento, si disponevano in fila sul ciglio della strada che conduce alla villa sventolando fazzoletti bianchi e gridando in coro: “Viva l’ambasciatore”, poi come era di rito aspettavano che la contessa scendesse dall’automobile e distribuisse loro dei dolciumi.

Teresa Lonardi racconta che quando negli anni ‘70 il conte andò in pensione avviò il restauro della villa che divenne la residenza di famiglia. Furono rinnovate le molte stanze adibite ad uso personale e per gli ospiti. Particolare cura fu data a due grandi ambienti collocati al piano nobile nell’ala adiacente alla chiesetta che furono organizzati come biblioteca, i libri qui contenuti alla morte del conte furono donati dalla moglie alle biblioteche di Sona e di Mantova.

Merita accennare la stanza matrimoniale arredata con un bel letto di fattura orientale voluto in ricordo dell’incontro con la moglie avvenuto durante un soggiorno in Cina. Un altro ricordo conservato con molta cura fu “la portantina”, il mezzo cinese di trasporto con cui la contessa Matilde da bambina veniva accompagnata a scuola insieme ai fratelli.

La portantina era conservata nella rimessa ricavata sotto il loggiato della villa insieme alla collezione di carrozze. Il conte era un appassionato di cavalli e carrozze, da giovane era stato nel reggimento Genova di Cavalleria come sottotenente di completamento dell’ultimo corso di allievi ufficiali che ancora montavano con la lancia e sciabola, dove aveva meritato una medaglia al valore.

Le carrozze della collezione prendevano vita una volta all’anno nel periodo autunnale quando al “cader della foglia” veniva organizzata una festa. Per l’occasione i mezzi, dopo essere stati sistemati ed ingrassati dal falegname, venivano attaccati ai cavalli che giungevano sul luogo per l’evenienza. La sfilata prendeva vita lungo le strade vicinali della zona, San Vincenzo, Marottina, Bulgarella, Guastalla Vecchia e Nuova e si concludeva nel giardino della villa con un rinfresco a cui partecipavano tutti i residenti della corte.

A volte succedeva che venissero organizzate feste a tema, come quando fu proposto il “Banchetto degli ufficiali”. Gli ospiti avrebbero indossato le divise appartenute ad uno zio del conte che erano conservate in un apposito guardaroba. I bottoni essendo d’oro erano stati incartati perché non si rovinassero.

Teresa Lonardi in mezzo alla principessa Maria Gabriella di Savoia e la figlia Elisabeth ospiti in villa nel 1989. Sopra, i Conti Giusti ricevono la Regina madre d’Inghilterra, l’anno è il 1987. Sotto, giro in carrozza con la regina nella vasta tenuta.

“Ricordo che con pazienza li scartai uno ad uno e preparai tutto l’abbigliamento in ordine per poter essere indossato. Legati alla villa sono anche altri eventi molto importanti”. Teresa rammenta con entusiasmo la visita di Elisabeth, Regina madre d’Inghilterra il 29 maggio 1987, giunta a Guastalla quasi in incognito perché doveva soggiornare al palazzo Giusti del Giardino a Verona.

Per l’avvenimento c’era una sola auto di vigilanza della Polizia che sostava all’incrocio di San Vincenzo. Per l’occasione Teresa collaborò nell’accoglienza degli ospiti, aiutò il cuoco nella preparazione del pranzo e nel salone di ricevimento apparecchiò la tavola con preziose stoviglie e argenti.

Ricorda che la Regina ormai avanti negli anni (1900-2002) volle salire da sola senza aiuto lo scalone che porta alla loggia d’entrata sebbene calzasse scarpe con il tacco. Fu un ricevimento dignitoso, semplice e riservato. La regina posò anche con Teresa per una foto, oggi conservata con cura nel suo album dei ricordi.

Un secondo evento allietò la villa, due anni dopo, nel maggio del 1989, quando su invito di Vettor, figlio del conte Justo e amico dei reali del Belgio, giunse la regina d’Italia Maria Josè, insieme alla figlia Maria Gabriella e alla nipote Elisabeth. Anche di questo particolare fatto Teresa conserva un bel ricordo oltre una foto con dedica personale della principessa.

Sulla facciata della villa, per suggellare questi eventi fu messa una targa in pietra dai conti Giusti.

Teresa ama citare l’interessamento del conte nei confronti dei bambini, specie per quelli che avevano problemi di salute indirizzando poi i genitori verso i medici di sua conoscenza. Per i neonati che non potevano essere allattati dalle madri aveva dato disposizione di utilizzare per l’alimentazione il latte di una mucca secondipara, perché il latte di una mucca che aveva partorito il primo vitello non andava bene in quanto difficile da digerire per i neonati.

Si rammenta che dopo la pensione, nel 1974 il conte aveva accettato l’incarico proposto di Presidente della Società San Martino e Solferino, che si interessava delle ricorrenze che riguardavano le guerre del Risorgimento, per mantenerne viva la memoria e, seppur avanti negli anni, aveva accettato di buon grado.

Con piacere raccontò anche alcuni eventi della guerra per l’indipendenza accaduti nei nostri luoghi ai ragazzi che frequentavano il Campo-scuola nel 1984 durante la loro visita alla Guastalla. Illustrò anche come la corte era stata chiusa completamente a scopo protettivo dopo gli episodi di brigantaggio accaduti in zona, anche dopo passate le guerre.

Tornando sui racconti personali di vita, Teresa ricorda quando il conte Justo rovesciatosi con la sua Panda nei pressi dell’incrocio di San Vincenzo era uscito illeso dal finestrino aiutato dagli uomini della corte.

 Oggi sul capitello di Sant’Antonio che si trova sul terrapieno che ricopre la ghiacciaia, c’è una targa in marmo da lui voluta che ricorda quell’avvenimento, quasi miracoloso. Da allora ogni anno la moglie, in memoria del fatto, faceva celebrare una santa messa di ringraziamento nella chiesetta padronale della villa.

Articolo scritto con la collaborazione di Grazia Quagini.

Valentino Venturini

About Valentino Venturini

Nato a Cerea (Verona) il 14.2.41. Residente a S. Giorgio in Salici dal 1949. Sposato con 4 figli ho esercitato la professione di tecnico di Anatomia Patologica. Appassionato di ricerche storiche ho raccolto i dati della parrocchia di S. Giorgio e dell’Oratorio di S. Rocco dal 1028 al 1940 circa, dell’Asilo don Panardo e del Campanile. E' componente del gruppo storico del Comune di Sona

Related posts