La vicepreside Lestingi e la collaboratrice del dirigente Boschini: incontriamo l’anima del Liceo Medi di Villafranca

  

Il Liceo Enrico Medi di Villafranca è un luogo dove le parole d’ordine sono accoglienza, sorrisi ed efficace organizzazione. Tra le mura scolastiche è possibile apprendere, tessere rapporti interpersonali e confrontarsi tra pari.

Ma quali sono le figure cardine? Chi gestisce scartoffie e pratiche burocratiche, chi abbraccia le innumerevoli richieste di studenti, professori e collaboratori? Ebbene, attraverso quest’intervista potremo finalmente darci delle risposte, conoscendo con occhio nuovo la professoressa Maria Cristina Lestingi, vicepreside dell’istituto, e la professoressa Anna Boschini, collaboratrice del dirigente (nelle foto di Christian Segantini).

Sono, infatti, due figure fondamentali che minuziosamente curano le tante sfaccettature del nostro Liceo, lavorando in maniera davvero propositiva ed ospitale. Anche se apparentemente “lontane” da noi studenti, superano qualsiasi distanza, tenendo familiarmente aperta la porta del loro ufficio.

Il ruolo che ricopre era già tra le sue ambizioni all’inizio della sua carriera? Quale percorso di studi l’ha portata sino a qui?
Professoressa Boschini: “Io sono una collaboratrice del dirigente, mentre la professoressa Lestingi è la vicepreside. Mi è stato chiesto, circa dieci anni fa, di affiancarla per un aiuto nell’organizzazione dell’enorme lavoro che c’è nella nostra scuola ed ho dato il mio consenso al nostro ex preside, il professor Bonini. Non era nelle mie previsioni, ma ho scelto quest’esperienza per poter capire dall’interno il funzionamento della scuola”.

Ritiene che l’indirizzo di studi che ha scelto corrisponda alla carriera che ne è derivata?
Professoressa Lestingi: “Per me fare la vicepreside non è una carriera, il mio lavoro è essere un’insegnante. Sono laureata in lingue ed ho sempre insegnato, fino a qualche anno fa. Il lavoro di vicepreside, che considero un ‘servizio alla scuola’, è arrivato per caso e non c’entra nulla con la mia formazione. Ha a che fare con il mio essere organizzativa e fa parte della predisposizione del mio carattere. Anche nel ruolo di vicepreside ciò che mi preme di più è il rapporto con ragazzi e colleghi. Mi interessa che chiunque sia al Liceo Medi, ci stia bene. E dunque di mettere tutti nelle condizioni di lavorare al meglio, sia da una parte della cattedra che dall’altra”.

La vicepreside professoressa Maria Cristina Lestingi.

Quali sono le funzioni di un vicepreside? E in cosa differiscono dal ruolo di dirigente?
Professoressa Lestingi: “Il dirigente ha tutta la responsabilità della scuola anche dal punto di vista legale ed amministrativo, insieme alla DSGA. Coordina, sceglie i ruoli, mette i docenti giusti al posto giusto. In ultimo, risponde anche direttamente alle famiglie. Il ruolo di vicepreside, invece, si occupa di spostare le classi e pianificare i loro vari impegni. Fa in modo che tutto funzioni. Un vicepreside pubblica le circolari, sostituisce il dirigente quando assente e gestisce la delega per la firma dei libretti per uscite ed entrate. È un compito prettamente organizzativo, con particolare attenzione anche all’aspetto didattico, affinché venga fatto tutto nell’interesse delle classi.”

Esiste una giornata tipo della collaboratrice del dirigente del Liceo E. Medi?
Professoressa Boschini, sorridendo: “La mia giornata tipo è verificare che tutte le sostituzioni e supplenze delle diverse classi vengano rispettate. La giornata tipo implica anche le emergenze quotidiane, come lo spostamento di un insegnante da una classe all’altra o le entrate e le uscite dei ragazzi, verificare se una certa classe sia libera, dare le comunicazioni per uscite anticipate o entrate posticipate ed eventuali supplenze.”

Quali sono le complessità o gli aspetti più critici della sua professione?
Professoressa Lestingi: “In questi ultimi anni il ruolo di vicepreside è diventato molto più complesso, poiché le esigenze della scuola sono tante. La vita scolastica non si limita solo alla didattica in classe, ma si allarga alle miriadi di progetti, all’educazione civica e a tanto altro. Questo vuol dire cercare di trovare la quadra un po’ di tutto. Per il Liceo Medi, la criticità maggiore in questi ultimi anni sono gli spazi. La complessità in generale del mio ruolo non è la quantità del lavoro, ma le sue tante sfaccettature. Capita, ad esempio, di essere chiamati a gestire venti impegni tutti assieme.”

Può raccontare un episodio che ha particolarmente testato le sue competenze di ruolo?
Professoressa Boschini: “Ci sono giornate critiche in cui, nonostante si siano pianificati diversi aspetti affinché la mattinata scorresse in maniera naturale, degli imprevisti mettono a dura prova la mia professione. Capita che alcune mattine ci siano davvero tante assenze da parte dei docenti, non solo poiché in malattia, ma magari impegnati in diversi progetti. Dunque, vuol dire gestire cinque o sei classi contemporaneamente. Una parte importante del mio lavoro è anche il rapporto con colleghi e ragazzi, entrambi si sono sempre adeguati in maniera positiva ai disagi che potevano insorgere da situazioni non preventivate.”

La collaboratrice del dirigente professoressa Anna Boschini

Oggi, in particolar modo, pare che lo Stato investa poco nella scuola, e che il grado di istruzione degli studenti stia calando nel tempo: secondo lei, quanto può ritenersi ancora valida la preparazione scolastica oggi rispetto ai decenni precedenti?
Professoressa Lestingi: “Sicuramente è necessario rivedere i programmi, che sono ancora quelli di dieci o vent’anni fa, mentre le teste dei ragazzi sono diverse. È un lavoro che i docenti stanno già facendo, e che il Medi si propone di fare. In particolare, dall’anno prossimo ci sarà la necessità di cambiare anche il tipo di didattica con la nuova disposizione delle aule. Negli ultimi anni si sono aggiunte tante incombenze di tipo burocratico che si aggiungono al carico di lavoro dell’insegnamento vero e proprio, già di per sé ponderoso. Bisogna puntare di più sulla didattica. Io, con la mia formazione d’insegnante di lingue, sono abituata al confronto con gli altri Paesi ed ho una preparazione che porta a sperimentare nuove cose. Parlando da insegnante del dipartimento di lingue, so che tanti colleghi stanno già utilizzando approcci alla didattica diversi. Ma dovrebbero farlo un po’ tutti, e per farlo andrebbero liberati da tutte le altre incombenze.”

Oggi tanti esempi televisivi sottolineano, facendo soprattutto presa sulla fascia adolescenziale, la possibilità di emergere e farsi strada senza un titolo di studi. La stessa Elodie, cantante parecchio in voga attualmente, ha dichiarato in un’intervista di aver appena la terza media. E tanti ragazzi, piuttosto che cogliere il senso di rimpianto di tale affermazione, ne hanno colto la possibilità di sottrarsi all’impegno scolastico. Qual è la sua opinione in merito?
Professoressa Boschini: “Il percorso della vita è lungo, e le capacità di ogni persona sono differenti: non dipendono solo dal titolo di studi. Ma in una società come quella di oggi, dove le conoscenze sono spesso irreali poiché si pensa di sapere le cose leggendole e vedendole sui social è importante che i ragazzi abbiano, anche attraverso la scuola, dei punti di riferimento e dei contenuti solidi, importanti. Non tantissimi, non bisogna sapere la Divina Commedia integrale per capire come impostare la propria felicità e la propria vita. Ma serve avere una preparazione adeguata per affrontare il mondo. E la scuola, ancora con tanta fatica, è ciò che cerca di fare.”

Se dovessimo fare una classifica dei ruoli importanti nella crescita di un ragazzo, in che posizione collocherebbe la scuola, la famiglia, i social media, le compagnie?
Professoressa Lestingi: “Sicuramente la famiglia in primis, poiché dove il ragazzo si forma. Anche se purtroppo mostra qualche segno di cedimento, delegando molte delle proprie competenze alla scuola. Poi scuola ed amicizie sullo stesso piano: a scuola si può trovare un ambiente di pari con cui condividere esperienze di vita. I social media non li metterei, poiché strumento che potrebbe aiutare ma, prima di utilizzarlo, i ragazzi dovrebbero capire che bomba a orologeria hanno in mano. Se utilizzati correttamente, i social media sono un gran aiuto, ma non di sicuro per la formazione. Lo sono per la comunicazione e per l’informazione, sempre che si impari a distinguere ciò che è informazione vera da fake news.”

Invertirebbe le prime due posizioni appena illustrate dalla sua collega?
Professoressa Boschini: “Non le invertirei, sono assolutamente d’accordo con quanto detto dalla professoressa Lestingi”.

Per esperienza personale, ho imparato che la scuola debba in primis essere accogliente. Cosa motiva il vostro lavoro di squadra in tal senso?
Professoressa Lestingi: “Lo scopo di un’insegnante è, prima di tutto, aiutare nella formazione dei ragazzi che ci vengono affidati. La vostra è un’età particolare, entrate da adolescenti e uscite da adulti; dunque, accompagnarvi in questa crescita è la cosa importante, e per farlo quale altro modo se non l’accoglienza ed il sorriso? Io stessa accolgo nel mio ufficio i ragazzi che cercano un confronto.”

Qual è il principale aspetto della sua giornata che le fa comprendere di non aver sbagliato scelta lavorativa?
Professoressa Boschini: “La relazione con gli studenti, poiché appaga sempre. Nonostante ci siano momenti frenetici in cui è difficile dedicarsi a loro, il rapporto con i ragazzi, che io mantengo tutt’oggi, poiché insegno ancora nelle mie classi, è la cosa che mi fa capire che il lavoro che ho scelto lo risceglierei anche domani.”

Perché è vicepreside?
Professoressa Lestingi: “E’ stata un po’ una casualità, ho iniziato a collaborare dalle piccole cose e, quando si è avuta l’esigenza parecchi anni fa di avere un secondo collaboratore, poiché all’epoca vi era una sola vicepreside, ho fatto ciò che sta facendo ora la professoressa Boschini. Successivamente, da cosa nasce cosa: quando la vicepreside è stata trasferita, è stato abbastanza naturale che prendessi il suo posto. Non era nei miei progetti, poiché a me piaceva l’insegnamento in sé, e infatti una delle cose che rimpiango di più è non poter avere delle classi a causa dell’incombente mole di lavoro.”

Condividerebbe un episodio in particolare che l’ha resa soddisfatta del suo ruolo?
Professoressa Boschini: “Mi rende soddisfatta del mio ruolo vedere che, in particolare, i colleghi apprezzino il lavoro che faccio per loro. Il fatto che siano riconoscenti è sufficiente per me.”

Nel corso di questi anni, sono passati davanti i vostri occhi diverse generazioni di studenti, in cosa preferireste si tornasse indietro ed in cosa siete felici di essere nel 2024?
Professoressa Lestingi: “Mi piacerebbe si tornasse indietro per il fatto che in passato i ragazzi erano più abituati ad affrontare sconfitte e difficoltà. Nei ragazzi di adesso vedo molta più fragilità e fatica nell’accettare il semplice brutto voto, ad esempio. Del momento attuale mi piacciono tutte le sue sfide e tutte le sue possibilità, è fondamentale saperle cogliere ed affrontare. Vedo dei ragazzi molto svegli che sanno gestire le nuove tecnologie ed il nuovo modo di incontrare il mondo; vedo che sanno sfruttare le grandi opportunità. Confido che, grazie a loro, un po’ dei danni fatti da noi in ambito ambientale e altro vengano risistemati. Vedo una sensibilità di questo tipo che mi fa piacere.”

Sicuramente in un ambiente così vasto, e con una libertà di espressione così varia, si deve relazionare con colleghi anche molto differenti tra di loro. In che modo concilia la professionalità con la simpatia personale?
Professoressa Boschini: “Caratterialmente sono una persona che si adatta ed accoglie in maniera positiva. Soffro un po’ quando ho la percezione che non ci sia la buona fede nei rapporti interpersonali. Gli errori possono succedere a chiunque, tutti sbagliamo ed abbiamo momenti di difficoltà. Ma, per quel che mi riguarda, deve sempre esserci un denominatore comune che è proprio la buona fede.”

C’è qualcosa per cui ringrazierebbe la sua collega?
Professoressa Lestingi: “Certo, per tutto il lavoro che svolge. Gestisce una parte di organizzazione che sta diventando sempre più complessa. Posso dire di avere una persona di cui posso fidarmi e so che, se dovessi assentarmi, la scuola è in buone mani. Riusciamo a coordinarci e questa è una grande cosa.”

Che messaggio vorreste inviare a tutti gli studenti che leggeranno quest’intervista?
Professoressa Boschini: “Che il Liceo ha saputo nel tempo e sa tramandare qualità di lavoro, serietà e professionalità di cui tutti beneficiano, studenti in primis. Seppur le cose possano essere sempre migliorabili, grazie al bacino di utenza che abbiamo il Liceo Medi possiede un’impronta che gli permette di rimanere una scuola seria, preparata e riconosciuta sia sul territorio villafranchese che provinciale.”

Come si sente a pensare che tra un anno lascerà la scuola e, in particolare, il Liceo E. Medi?
Professoressa Lestingi: “Dopo tutti questi anni al Medi, so che arriverà il momento critico in cui dovrò lasciare una scuola che ho visto cambiare tantissimo. Quando sono arrivata c’erano appena sette o ottocento studenti, mentre ora ne abbiamo milleduecento. Una scuola cresciuta non solo come numeri, ma anche nell’evoluzione che ha avuto grazie al passaggio di tutti gli studenti, degli insegnanti e della progettualità che c’è stata. Il Liceo Medi, da piccola scuola di provincia è diventato una grande realtà. Mi dispiacerà lasciare soprattutto gli studenti e l’ambiente di per sé, coi docenti so che potranno esserci momenti di condivisione anche dopo. Mi auguro che chi arriverà possa portar avanti la tradizione e l’impostazione di accoglienza che possiede il nostro Liceo. Mi auguro che questa crescita continui, e che ci sia al contempo un rinnovamento. Ma ci penserò l’anno prossimo!”.

E con occhi colmi di soddisfazione, la professoressa Lestingi e la professoressa Boschini ci ricordano che noi studenti non siamo soli in questo cammino scolastico. La loro mano è sempre protesa, pronta ad aiutare quando necessario. In fondo, senza di loro, cosa ne sarebbe dell’anima del nostro Liceo Enrico Medi?

Irene Chiummariello
Classe Terza H - Esalo l’ultimo respiro per gli zigomi dipinti di scarlatto, le orazioni del silenzio, il prologo d’un sogno