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La brutta vicenda capitata nella chiesa di San Giorgio in Salici sabato scorso, con il diciottenne incredibilmente precipitato per 15 metri dal controsoffitto in mezzo alla navata durante la celebrazione della messa, fortunatamente senza danni troppo gravi per lui e senza conseguenze per chi era alla funzione, ha aperto un dibattito forte soprattutto sui social.

Dopo che Il Baco ha pubblicato la notizia, che immediatamente si è diffusa su tutti i media arrivando anche alle testate nazionali, si sono moltiplicati i commenti. Tanti dei quali assolutamente implacabili nei confronti del ragazzo, rimasto anonimo per scelta doverosa del Baco e anche delle altre testate.

Uscendo dal fatto in sé, che è molto grave e sul quale abbiamo già detto e scritto, sono quei commenti inflessibili che meritano però una riflessione, alzando lo sguardo e l’analisi alla condizione che stanno vivendo tutti i nostri ragazzi.

Questa infinita stagione pandemica, che da febbraio dello scorso anno sta limitando le nostre libertà personali come mai era accaduto nella storia moderna, incide pesantemente soprattutto nelle vite e nelle menti dei più giovani.

Gli adolescenti si trovano da un anno letteralmente affossati ed imprigionati in una voragine alienante di assenze, di mancanze, di privazioni. Parliamo di rapporti amicali quasi azzerati se non tramite la realtà virtuale, parliamo di interazione scolastica annullata, parliamo di attività culturali e sportive desertificate, parliamo di dinamiche sociali sbarrate. Proprio nell’età nella quale si esiste solo in quanto ci si può confrontare nel gruppo dei pari, nel quale si impara a vivere fuori dal contesto famigliare.

Una situazione, quella degli adolescenti, tanto drammatica da portare qualche giorno fa il Presidente dell’associazione nazionale dei dirigenti scolastici Antonello Giannelli a dichiarare che, a seguito di questa pandemia, “la vita dei ragazzi sarà sconvolta”.

Nessuno vuole qui giustificare la bravata di San Giorgio in Salici, che è quasi miracoloso che non si sia trasformata in una tragedia.

Ma teniamo alta l’attenzione sul disagio evidente o latente dei nostri ragazzi, perché da certe reazioni e da certi comportamenti, come le risse tra giovanissimi che si stanno moltiplicando nelle città, arrivano a noi adulti domande e richieste d’aiuto ben precise.

Ricordiamoci che non tutti i ragazzi hanno gli strumenti personali, o il contesto famigliare, sufficienti a trovare motivi di stabilità pure in questa tempesta. E che tutti, anche i più insospettabili dei nostri figli, possono nascondere dentro se e all’insaputa del mondo acque grigie e profonde nelle quali rischiano irrimediabilmente di affogare.

Mai come oggi vale l’antico adagio secondo il quale per crescere un ragazzo ci vuole un intero villaggio. Tutti dobbiamo sentirci responsabili dei figli nostri e dei figli degli altri. Non è certo limitandoci ai commenti indignati e alle bacchettate sulle dita che sapremo rispondere a questa generazione che vive il pericolo attuale e presente di perdersi.