La versione di Erik. Monk e Nellie, storia di uno sguardo d’amore (ed il valore delle Muse nelle nostre vite)

Qual è la cosa che più ha guidato gli artisti del mondo, il motore nascosto di ogni azione, ogni fatica, ogni resistenza? E perché sta scomparendo? Sto parlando dell’ispirazione, e in modo più definito delle così dette “Muse ispiratrici”, figure avvolte da un alone di magia da cui ogni artista attinge in modo più o meno consapevole, più o meno esplicito, per creare le sue opere. Vorrei scrivere oggi di questo argomento poetico e oltremodo importante per tutti, che mi affascina da sempre.

Partiamo con il dire che abbiamo ereditato dall’antichità l’idea che possa esistere una persona in grado di ispirare le nostre azioni. Nella cultura greca, infatti, le “Muse” erano le figlie di Zeus e Mnemosine (Memoria), e rivestivano un ruolo decisivo nella cultura del popolo greco; erano venerate come personificazioni delle acque che sgorgano sottoterra o dalle pendici montane.

Nella cultura mondiale sono moltissimi gli esempi di grandi artisti che per creare la loro arte si sono ispirati a persone spesso poco conosciute, ma è anche vero che più si osserva il mondo attuale, e più ci si accorge che il senso sacro di un’ispirazione sta perdendo completamente il suo potere, venendo sempre più spesso sostituito dal perfezionismo tecnico.

Questo succede perché il punto di partenza di un’opera d’arte nasce ormai quasi sempre da schemi fissi, e deve rispettare standard percettivi per non perdere “efficacia” e “vendibilità”. Così, in un mondo dove l’uomo si avvale di navigazioni artificiali, anche per fuggire alla paura di un salto nel vuoto, il senso poetico delle Muse perde potere e muore lentamente. Per questo motivo non dobbiamo smettere di guardarle con sguardo incantato.

Ci sarebbero tanti esempi da fare, ma fra tutti vorrei parlare di un caso dalle connotazioni molto semplici, in modo che ognuno di noi possa immedesimarsi. Tutti conoscono la figura del grande pianista Thelonious Monk, personaggio fondamentale per la genesi e la crescita del BeBop e mentore di altri grandi personaggi del suo tempo; stimato e amato da tutti gli artisti della Beat Generation, di cui è diventato l’icona perfetta.

Thelonious Monk al pianoforte. Sopra, Monk con la sua amatissima Nellie.

Solo approfondendo le ricerche e leggendo la sua biografia sono venuto a conoscenza delle gravi difficoltà di emancipazione sociale con cui ha dovuto fare i conti questo grande personaggio, viste le umilissime radici familiari.

Afflitto da una grave forma di bipolarismo, di cui non era consapevole, ha patito tutta la vita i fortissimi sbalzi umorali tipici di questa patologia. Una gavetta durata quarant’anni la sua, dove non bastano due mani per contare i fallimenti e le cadute anche lavorative. Momenti di grande pena umana hanno caratterizzato gran parte della sua esistenza ma che vedono sullo sfondo una figura di riferimento che lo ha accompagnato sempre: Nellie, la sua amata compagna di una vita.

Una vera e propria “Musa”, che ha reso la sua esistenza felice tra mille difficoltà, in quanto era l’unica in grado di poter esorcizzare i demoni di questo genio tormentato, sollevando la sua anima dal dolore e ispirando ogni suo gesto anche musicale. Insieme hanno superato problemi di tutti i tipi, tra cui un incendio della loro casa, povertà, razzismo, malattie e depressioni.

Grazie a questa donna, Monk ha potuto essere sé stesso, folle e geniale, lasciando così al mondo la folta collezione di capolavori e sperimentazioni musicali che oggi lo rendono il mito senza tempo da tutti riconosciuto.

Così è commovente notare che, quando Nellie fu ricoverata per un lungo periodo, affetta da tiroidectomia e in gravi condizioni di salute fisica, Monk finì in uno stato di grave depressione e confusione. In quel momento particolarmente nero riuscì a reagire solo componendo il suo capolavoro Crepuscule with Nellie (nel video sotto), restituendo luce alla sua Musa. Questo legame profondo, fragile e spesso inadeguato, ha resistito a tutto, e ci offre uno dei più bei esempi d’amore e ispirazione mai esistiti.

Chi può fare a meno di questo? Possono la tecnica e la tecnologia sostituire il calore di un abbraccio ispiratore per il genere umano? Anche io nel mio piccolo ho avuto una persona che ha ispirato ogni mia azione (ma questa è un’altra storia…) e così, probabilmente, ognuno di noi ha una sua Musa, che non per forza deve fare parte attivamente della nostra vita. Può anche essere una figura lontana o assente nella vita reale, ma luminosa dentro di noi, splendente nella nostra realtà emotiva: un riferimento.

Per questo è veramente triste notare come l’uomo moderno metta sempre più spesso l’accento sulla perfezione, sulla performance, sul marketing, quasi a voler archiviare la sua paura di vivere, mentre solo una persona in grado di osservarci veramente può cancellare per sempre ogni pena.

L’ispirazione, dunque, è la tendenza al bello, contro ogni difetto nostro o problema della vita, in onore di uno sguardo eletto e che ci elegge unici (Musa). Chiamatelo “sguardo d’amore”, se preferite.

Erik Spedicato
Batterista veronese classe 1976, suono e insegno musica con passione da molti anni. Amo la filosofia e la bellezza che sta in tutte le cose semplici.