La versione di Erik. La musica e l’arte (invisibile) dell’ascolto

Sono finite le feste, e con loro la terrificante invasione dei tremendi “panettoni musicali” che ogni anno dobbiamo, volenti o nolenti, subire in questo periodo.

Ciò ha generato in me anche una riflessione, nata un giorno in cui mi sono accorto, durante degli acquisti, di essere l’unico a provare insofferenza per la musica agrodolce che andava senza sosta, creando un sottofondo di vera tortura. Perché soffrivo? Il motivo era che mi veniva da ascoltarla.

Così ho ricordato che parlando con le persone mi accorgo sempre più spesso che non sanno ascoltare in modo qualitativo la musica. Sono abituati alla distrazione. E di come questo possa essere il primo vero motivo che allontana le persone dalla buona musica.

Quando alla fatidica domanda cosa stai ascoltando in questo periodo, ti arriva la terrificante risposta: “un pò di tutto”, sai di essere di fronte ad un ascoltatore inconsapevole. La musica è una forma d’arte che ci accompagna quotidianamente, ma quanto realmente prestiamo attenzione mentre ascoltiamo?

Spesso, ciò che ci separa dall’esperienza profonda della musica è la mancanza di consapevolezza e di abitudine. E’ chiaro: si diventa ascoltatori per abitudine.

In questo articolo, mi piacerebbe allora parlare della capacità di ascoltare la musica a un livello più profondo e fornire riflessioni pratiche su come diventare ascoltatori consapevoli. Quali sono dunque le caratteristiche di un buon ascolto?

Iniziamo col dire che l’ascoltatore medio vive la musica in modo passivo, come sottofondo mentre svolge altre attività. Tuttavia, per apprezzare veramente l’arte musicale, è fondamentale praticare l’ascolto attivo. Dedicare, cioè, del tempo specifico per immergersi nella musica, concentrandosi sui dettagli e cercando di cogliere le sfumature emotive che la musica desta in noi.

L’ascolto consapevole richiede concentrazione che vale solo se vissuta come un piacere. E’ dunque fondamentale cercare di ridurre le distrazioni esterne, come il rumore di fondo o il telefono cellulare. Trovare un luogo tranquillo dove puoi immergerti completamente nella musica senza interruzioni.

Andare in profondità, cercando di assaporare il timbro di una voce, la bellezza di un testo, il suono degli strumenti, la qualità di un arrangiamento, la bellezza armonica degli accordi, la capacità dell’artista di creare uno scenario sonoro. E ancora, il potere che ha un ritmo di alzarci dalla sedia, o la delicatezza che può avere un suono di accarezzare un nostro sentimento.

E’ altresì importante evitare un ascolto compulsivo, ma dare ad un album il tempo di entrare nella nostra vita. Ci sono moltissimi lavori discografici, come libri e film, che richiedono più tempo per essere capiti ed apprezzati.

E’ consigliabile variare i generi musicali perché ciò può arricchire notevolmente la capacità di ascolto. Sperimentare con stili diversi, dal classico al jazz, dal rock all’elettronica, cercando di apprezzare gli intenti che ogni genere offre.

Sono convinto che i generi musicali siano come gli ambienti, come luoghi e che, come tali, ci diano l’opportunità di ampliare le nostre visioni del mondo.

Raccogliere in una playlist i brani che ci hanno segnato, può essere un modo moderno di costruire i nostri gusti sull’esperienza diretta, mentre subire i gusti imposti dal mainstream è invece fortemente frustrante. Ciò non significa volersi chiudere all’odierno e rifiutare a priori ciò che il mercato ci offre.

Continuo con il dire che è inoltre indispensabile curare la qualità di ascolto. Delle buone cuffie, per esempio, possono migliorare notevolmente l’esperienza di auditiva. Scegliere un dispositivo di riproduzione di alta qualità e cercare di ascoltare la musica almeno in formato FLAC o qualità audio superiore per apprezzare il dettaglio sonoro.

Questo potrebbe portarci alla lunga col sentire la necessità di comprare un impianto e dei supporti fisici come vinili, cd e a costruire delle discografie “fisiche”. Il punto focale è che se a guidare gli acquisti è una passione, secondo me, tutto diventa naturale e facile. Comunque, farci consigliare e parlare con chi può essere un ascoltatore esperto, sarà un’ottima scorciatoia per ispirarci.

Da ultimo, ma non per questo meno importante, quando avremo amato un artista, un album, un brano, cerchiamo informazioni. Fare ricerca renderà “solido” il nostro rapporto con la musica, aprendoci le porte verso nuove idee di ascolto.

Nell’augurarvi buon anno, includo la speranza che riusciate a stabilire una relazione intima con le cose della vostra vita, e che fra queste possa esserci anche la musica. Nel mondo irrimediabilmente multi formato in cui viviamo, l’unica speranza di gioire ancora delle cose è di mantenere saldo il timone del nostro sentire.

Erik Spedicato
Batterista veronese classe 1976, suono e insegno musica con passione da molti anni. Amo la filosofia e la bellezza che sta in tutte le cose semplici.