La vera felicità dipende solo da noi

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia. Bella definizione…

Ma cosa vuol dire? Cos’è questo completo benessere? E come si fa a raggiungere questo benessere, a stare bene, ad essere felici? Uno dei problemi principali della felicità è che quando ne parliamo la collochiamo nella maggior parte dei casi nel passato o nel futuro.

Diciamo “ah quando andavo a scuola… quelli sì che erano bei tempi, senza preoccupazioni e senza problemi” ma anche, contemporaneamente, “quando andrò in pensione sì che potrò godermi la vita senza tutto questo stress”. Un altro problema della felicità è che quando la collochiamo nel presente c’è sempre qualcosa che ci manca per raggiungerla: lavoro, salute, tempo libero, soldi.

Chi non ha un lavoro pensa che sarà felice quando lo troverà (ma chi lavora pensa che sarebbe felice se avesse più tempo libero), chi ha un problema di salute pensa che non potrà essere felice fino a quando non l’avrà risolto (ma poi quando il problema passa chi ci pensa più?), chi non ha tempo libero pensa che sarà felice quando avrà qualche giorno per sè (ma quando abbiamo una domenica libera ci buttiamo in un centro commerciale e quando ne usciamo pensiamo “grazie al cielo domani è lunedì e si lavora!”), continuiamo a ripeterci che i soldi non danno la felicità ma siamo tutti convinti che se avessimo più soldi – non tanti ma solo un po’ – saremmo più felici (e come ci spieghiamo allora che l’aumentare del benessere oggettivo della società in cui viviamo è accompagnata da una diminuzione del benessere soggettivo, e che la depressione è la quarta patologia al mondo per frequenza ed è previsto che entro pochi anni diventerà la seconda?).

I conti non tornano. Non c’è via d’uscita, c’è sempre qualcuno o qualcosa che ci impedisce di essere felici, che si mette in mezzo tra noi e la felicità: volevo andare in palestra… ma il capo mi ha chiesto di fermarmi a fare un’ora di straordinari; ho organizzato una gita all’aperto… ma si è messo a piovere; finalmente il week end… ma è ora di fare il cambio degli armadi. Certo proverò dispiacere e frustrazione per non poter avere quello che desideravo, e non posso cambiare le cose.

Ma il modo in cui io reagisco a questi eventi dipende solo ed esclusivamente da me. Posso decidere: meglio borbottare e meditare vendetta contro il capo fino a quando non uscirò dal lavoro o riorganizzare la settimana in modo da riuscire ad andare in palestra nei prossimi giorni visto che non sono riuscita oggi? Meglio stare tutto il giorno a casa in pigiama a guardare le gocce di pioggia che scivolano sul vetro o approfittarne per andare al cinema a vedere quel film che mi ha consigliato la mia amica? E quale colonna sonora preferisco mentre faccio il cambio degli armadi tra “che noia che barba che barba che noia” (chi non si ricorda Sandra Mondaini e le sue infinite lamentele sotto le lenzuola?) e “dai dai che prima iniziamo e prima finiamo e se tutti in casa mi date una mano passiamo la giornata insieme e rischiamo pure di divertirci”?

Sembra proprio che sia questo il piccolo, grande segreto: la colonna sonora che decidiamo di mettere alle nostre giornate. Perchè, come scrive Mario Calabresi in La fortuna non esiste, “la verità è che nella vita puoi scegliere di essere triste e sentirti triste o di essere felice ed esserlo davvero, sta a te decidere. Ogni giorno”.

 

 

Paola Spera

About Paola Spera

Nata a Verona il 3 febbraio 1981. Originaria di Lugagnano, lavora come psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Baco dal 2010.

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